Il Punto

Published on giugno 8th, 2022 | by Eurasia News

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Le menzogne occidentali sul grano

La stampa di regime va ripetendo come un mantra che il grano scarseggia, che i prezzi aumentano, che la gente morirà di fame, che è tutta colpa della Russia.

Lo scenario prospettato appare disastroso, ma tranquilli, sono quasi tutte bugie, tranne l’affermazione sull’aumento dei prezzi, che però non riguarda solamente i derivati del grano, ma un po’ tutto il carrello della spesa, con grande disappunto dei consumatori più attenti e meno proni alla propaganda russofoba.

La carenza di grano non esiste, e a dirlo non siamo noi russofili – putiniani – antioccidentali, bensì l’Agenzia dell’ONU per l’Alimentazione (FAO), che ha recentemente ribadito che le scorte mondiali di cereali sono stabili. Alla dichiarazione della FAO fa eco quella della Banca Mondiale, che ci informa che gli stock hanno raggiunto livelli record e la maggior parte dei raccolti provenienti da Russia e Ucraina erano già stati consegnati prima che l’operazione speciale per liberare il Donbass avesse inizio.

E se proprio vogliamo attribuire la colpa a qualcuno della mancata partenza attuale dai porti del Mar Nero dei mercantili, va data senza dubbio alle mine disseminate in mare dal regime di Kiev, come confermato qualche giorno fa dal Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu; tra l’altro la Turchia si è impegnata a trovare una soluzione per sminare le acque, sbloccando la via commerciale.

Quindi l’allarmismo è assolutamente ingiustificato e dolosamente creato ad arte; cosa che fa arrabbiare parecchio, perché non è tollerabile usare un bene primario come i cereali alla stregua di arma economica, un conflitto nel conflitto, per realizzare profitti a scapito delle categorie più deboli. Non solo, ma tale arma viene utilizzata anche per generare preoccupazione e orientare l’opinione pubblica riguardo al conflitto in corso, grazie alla complicità e al leccaculismo di molti giornali occidentali.

Ma cui bono questa sceneggiata? Scommetto che i lettori di Russia News hanno già intuito dove va a parare la faccenda… 

Siccome cui prodest scelus, is fecit, andiamo a vedere chi ha in mano l’agricoltura ucraina e scopriamo che anche qui entrano in gioco le solite multinazionali. In particolare spicca il potente fondo monetario BlackRock, ma anche le aziende Monsanto, Cargill, Archer Daniels Midland e Dupont che controllano i terreni agricoli, l’allevamento zootecnico, gli stabilimenti di fertilizzanti, l’infrastruttura commerciale, i silos granari, nonché la logistica dei trasporti. Parte dei terreni sono stati acquistati anche dal Governo cinese.

Le stesse multinazionali hanno ottenuto quote sostanziose dei territori ad uso agricolo e dei pascoli in gran parte del mondo, insieme ad alcuni oligarchi occidentali, tra cui i soliti Bill Gates, George Soros, Jeff Bezos. In pratica quelli che controllano il mercato alimentare sono gli stessi che hanno in mano la maggioranza dell’informazione, della tecnologia, della sanità, della comunicazione, dei sistemi finanziari.

Qualcuno si stupisce del forte aumento delle quotazioni dei cereali? Visti i nomi e la fama dei ricchissimi personaggi coinvolti, direi proprio di no.

Per quanto riguarda l’Italia, va puntualizzato che le nostre importazioni di grano arrivano principalmente da altri paesi europei che coprono il 37%, seguiti da Canada con un 18%, quindi Australia (7,2%) e Stati Uniti (4,7%). Dalla Russia importiamo il 2,8% mentre dall’Ucraina, solamente l’1,4%.

Come uscire da questa speculazione esasperata che ci danneggia particolarmente? La soluzione ci sarebbe e si chiama autoproduzione, cosa di cui gli italiani sono sempre stati grandi maestri. Abbiamo i migliori agricoltori, artigiani, artisti, ma le politiche burocratiche e di tassazione hanno reso la vita difficile a questi professionisti, che spesso non sono in grado di lavorare serenamente e preferiscono rinunciare.

Quindi la salvezza del nostro paese dipende dai suoi stessi cittadini, e si spera da un Governo migliore, che metta al primo posto il benessere e il lavoro delle persone. Non possiamo continuare a sottostare alle quotazioni internazionali influenzate da dinamiche politiche, economiche, sociali che non ci appartengono.

Va progettata seriamente una politica agricola che porti l’Italia ad avere la propria sovranità alimentare, per tutelare l’intera filiera produttiva, salvaguardare la salute dei consumatori e tutelare l’ambiente e il paesaggio.

Le risorse ci sono e la manodopera abbonda, basterebbe che chi di dovere facesse un piccolo sforzo e pensasse una buona volta all’interesse nazionale.

Eva Bergamo 

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