Germania

Published on aprile 10th, 2022 | by Eurasia News

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Vertiginoso aumento dei prezzi: la Germania verso l’iperinflazione di Weimar?

Le prime avvisaglie si sono manifestate già da febbraio, quando la Germania aveva presentato un IPC (Indice dei Prezzi al Consumo) in salita con una percentuale del 7,6% annuo che, pur se non predittivo di una sicura inflazione, in quanto quest’ultima dimostra un aumento generalizzato dei prezzi in un’economia (e non solo di alcuni come quelli considerati dall’indice IPC), non faceva comunque presumere un andamento futuro molto positivo.

Ed ecco che a partire da questa settimana, secondo la German Retail Association (HDE), i prezzi dei prodotti alimentari ed altri beni di uso quotidiano vedranno degli aumenti che in base a quanto riferisce l’agenzia Reuters toccheranno percentuali dal 20 al 50%.

Molto alto il rischio “iperinflazione di Weimar“, fenomeno che colpì il Paese negli anni ’20 per via di congiunture economiche post-belliche sfavorevoli, iniziate qualche anno prima con l’abbandono del sistema Gold Standard, che aggancia il valore della moneta alle riserve auree.

Al contrario della Francia, che si finanziò aumentando la tassazione, Berlino decise di sovvenzionare la guerra emettendo nuovo debito con la convinzione di poterlo poi ripagare vincendo il conflitto.

Non andò come previsto e l’Impero Tedesco, nel frattempo divenuto Repubblica di Weimar, perse la contesa e si trovò un ulteriore aggravio dei debiti, a cui si aggiunsero le riparazioni di guerra stabilite nel Trattato di Versailles in 132 miliardi di Goldmark, pari a circa tre volte il Pil tedesco, da pagare in oro o valuta estera. La necessità di comprare valuta straniera per pagare i debiti portò a una svalutazione del marco e a una sempre maggiore inflazione, con un picco nel 1923.

Solitamente l’iperinflazione è un processo associato a una forte crisi nei bilanci pubblici, causata da particolari sconvolgimenti geopolitici come appunto in caso di conflitto, proprio come successe a Weimar.

Si tratta di un fenomeno che erode velocemente il valore reale della valuta, e i prezzi di tutti i beni aumentano a dismisura. Allo stesso mondo, aumenta anche la quantità di valuta disponibile, ma che si trasforma praticamente in carta straccia (nel 1923 le banconote venivano addirittura bruciate per riscaldarsi).

Per forza di cose, una simile situazione porta a una forte instabilità politica nel paese, nonché una povertà diffusa e flagellante.

Oggi la Germania non è in guerra, ma la sua insistenza insieme ad altri paesi europei nell’imporre sanzioni autolesioniste alla Federazione Russa sta producendo sui mandanti quegli effetti che si sarebbero voluti applicare a Mosca, e che invece stanno tornando indietro come un pericolosissimo boomerang socio economico. Le recenti proteste dei cittadini inviperiti contro il Cancelliere Olaf Scholz sono probabilmente solo l’inizio di una rivolta popolare che potrebbe anche destabilizzare il Paese.

In realtà i primi aumenti sono iniziati ben prima del conflitto russo-ucraino con un aumento degli oneri di circa il 5% in tutta la gamma di prodotti a seguito dell’incremento dei costi dell’energia; ora sta arrivando la seconda impennata con percentuali decisamente maggiori.

Quasi tutte le aziende del settore vendita al dettaglio in Germania stanno pianificando aumenti dei prezzi e alcune catene di supermercati hanno già iniziato ad applicare tariffe aumentate, spingendo molte famiglie verso una povertà di fatto.

Secondo Joachim Rukwied, Presidente dell’associazione agricola tedesca, l’approvvigionamento alimentare è assicurato per almeno un altro anno, anche se dopo questo le previsioni sono meno certe.

L’atavica paura della carenza di cibo sta tuttavia alimentando una serie di acquisti eccessivi detti “da panico”, che ricordano i carrelli pieni e gli scaffali vuoti di due anni fa con l’inizio della crisi sanitaria e che costringono i negozi a limitare l’acquisto di alcuni articoli, come olio e farina, per evitare inutili scorte.

Ad ogni modo, con lo spettro di questi aumenti fino al 50% sarà interessante vedere per quanto tempo ancora la popolazione tedesca condonerà una posizione della NATO che ha cercato di alimentare e perpetuare il conflitto in Ucraina e di usarlo come scusa per questi aumenti folli e ingiustificati.

I primi sintomi di innalzamento dei prezzi si iniziano comunque a vede anche in Italia, come pure in altri paesi europei, iniziando dai carburanti e passando per i carrelli dei supermercati.

Si ha quasi l’impressione che questa insistenza nell’accendere e sobillare il conflitto da parte di USA, UE e NATO faccia parte di una strategia della paura per tenere i cittadini sotto tensione e imporre provvedimenti poco piacevoli per il popolo ma assai graditi, guarda caso, ai signori del WEF che, neanche tanto occultamente, muovono i fili.

Eva Bergamo

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