Conflitti

Published on marzo 5th, 2022 | by Eurasia News

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UNA PROSPETTIVA DIVERSA DELLA CRISI RUSSO-UCRAINA: IPOTESI E POSSIBILI SCENARI

Cosa sta davvero accadendo in Ucraina? Questo interrogativo rimbomba nelle nostre menti e ci inquieta ormai da diversi mesi a questa parte, per la pericolosità e la delicatezza che esso riveste.

Soltanto nelle ultime settimane, la società occidentale (in maniera, eufemisticamente, ipocrita) ha capito che in quella parte di Europa che fa da ponte non solo geografico fra Ovest ed Est, esiste una grave minaccia che adesso ci sta cascando addosso, con conseguenze che nessuno di noi al momento è in grado di prevedere. In maniera però – e questo va senz’altro evidenziato – non del tutto inaspettata, perché esistono delle considerazioni che vanno assolutamente fatte, onde analizzare e comprendere con lucidità e razionalità gli eventi.

Premettendo che solo la via diplomatica può essere l’unica strada realmente percorribile per arrivare a una soluzione equa e condivisa da entrambe le parti, si proverà a ripercorrere le tappe cronologiche dell’escalation che ha portato il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, a muovere le proprie truppe in direzione di quello che da sempre è stato considerato il “granaio” d’Europa.

Nel lontano 1991, alla vigilia della dissoluzione dell’URSS e – con essa – di tutti i regimi comunisti che avevano martoriato e impoveriti i paesi dell’Est Europa a partire dal secondo dopoguerra, fu raggiunto un gentlemen agreement fra USA e NATO da un lato, e l’allora premier sovietico Mikhail Gorbachev dall’altro.

L’accordo prevedeva la promessa da parte degli USA che la NATO non avrebbe mai espanso la propria sfera di influenza ad est, lasciando soprattutto alla Russia che si sarebbe poi riformata, una zona “cuscinetto” in cui poter avere il proprio spazio vitale. L’Alleanza Atlantica ha provato goffamente a smentirlo, ma recentemente l’autorevole settimanale tedesco “Der Spiegel” ha realizzato un vero e proprio scoop pubblicandolo nella sua interezza e assestando quindi un duro colpo a chi aveva bollato come “complottista”, quello che in realtà è un aspetto fondamentale nella corretta comprensione della brutta situazione che si è venuta a creare. La notizia è stata poi ripresa anche da molti media nostrani, ma stranamente è caduta nel vuoto, a giudicare anche dalla pessima figura fatta nei giorni scorsi dal Ministro degli Esteri Di Maio, di fronte al proprio omologo russo Lavrov.

Un’intesa che, a ben guardare, aveva una propria logica dal momento che con il crollo del comunismo e la distruzione del Patto di Varsavia, la funzione offensiva e difensiva della NATO non avrebbe avuto più ragione di esistere: circostanza che piuttosto avrebbe dovuto portare al suo progressivo smantellamento, considerando che la minaccia nel cuore dell’Europa di fatto non c’era più.

Il tempo invece ha smentito tutti i buoni propositi, e abbiamo assistito imperterriti e inermi ad altre operazioni militari in tempo di pace come la guerra condotta contro la Serbia per soddisfare le mire indipendentiste del Kosovo, ai conflitti che hanno rovesciato i regimi di Libia e Iraq che hanno fortemente destabilizzato quelle aree con il successo degli scafisti e la nascita dell’ISIS e del Daesh, così come i bombardamenti dell’Afghanistan dopo l’11 settembre 2001 che però hanno poi portato al potere quegli stessi talebani, che erano stati attaccati perché avevano offerto la loro protezione a Osama Bin Laden. Di esempi da fare ce ne sarebbero ancora a bizzeffe, ma quello che riteniamo essere più eclatante e congruo rispetto al tema di cui si sta trattando, è il sostegno non solo economico ma anche militare al colpo di stato vero e proprio che si è consumato in Ucraina nel 2014.

Nella narrativa ufficiale, Piazza Maidan viene ricordata come un evento importante per la libertà poiché il premier filorusso Viktor Yanukovich è stato deposto dai nazionalisti ucraini. Gente che, per capirci, sventola con orgoglio quella svastica nazista che eppure è stata bandita da tutti i consessi, e che ancora oggi provoca sgomento e orrore in chi ha subito le atrocità dell’Olocausto. Ma non per USA e Europa che, pur di ridurre ulteriormente gli spazi ai russi, non hanno esitato affatto a dare sostegno politico e non solo, a una banda di pericolosissimi esaltati, mossi – come poi si potrà constatare – solo da istinti certamente guerrafondai e illiberali, nei confronti di chi ha provato a mettersi contro di loro.

Nel frattempo la manovra a tenaglia nei confronti di una Russia, che con Vladimir Putin era tornata ad essere la superpotenza che tutti conoscevano e temevano, aveva ricevuto l’incipit attraverso, il progressivo allargamento della NATO ai paesi baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia ovvero le prime tre repubbliche che avevano deciso di secedere dall’asfissiante morsa sovietica) e successivamente anche a Polonia, Romania e Repubblica Ceca. Il prossimo passo, sarebbe stato quello di inglobare anche Georgia e Ucraina, ovvero porsi ai confini naturali con la Russia. Questo, tradotto in soldoni, avrebbe significato militarizzare soprattutto l’Ucraina e puntare i missili contro Mosca (e seppur indirettamente anche contro Pechino), distante appena 300 km. dalle basi che l’Alleanza Atlantica è intenzionata a porre in essere nell’esatto momento in cui l’Ucraina fosse entrata a farvi parte. Una chiara violazione degli accordi che erano stati presi nel 1991, insomma, e che ha provocato le rimostranze da parte dei russi che, a più riprese, hanno sollevato la questione, senza però mai essere seriamente ascoltati da nessuno.

Nel confine orientale ucraino, intanto, le popolazioni del Donbas – sulla spinta della dichiarazione del referendum con cui la Crimea dichiarava di voler tornare a essere parte integrante del territorio russo – reclamavano la propria appartenenza alla Russia e, di tutta risposta, il governo neonazista che vi si era insidiato con Poroshenko prima e Zelenskyi poi, ha pensato bene, in questi ultimi otto anni, di reprimere nel sangue ogni velleità irredentista.

Massacri anche di donne e bambini, esecuzioni sommarie, soppressione anche fisica di ogni opinione filorussa e chissà quanto altro ancora, che il mainstream occidentale ci ha rigorosamente tenuto nascosto in questi anni: la guerra – come sosteneva papa Giovanni Paolo II – è sempre un’avventura senza ritorno.

E questo, vale a maggior ragione anche per il genocidio di quelle popolazioni avvenute nel colpevole silenzio di un occidente anestetizzato da una melensa e ipocrita retorica, apparentemente buonista ma nella sostanza guerrafondaia e liberticida, verso chi non si allinea al cosiddetto “pensiero unico” globale.

Ci si chiede come mai nessuno si è scandalizzato in questi otto anni, di fronte alle palesi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani per quelle popolazioni, la cui unica colpa era quella di aver voluto conservare il legame con la Russia.

In qualsiasi corso di diritto internazionale uno dei capisaldi che si studiano, è quello relativo dell’autodeterminazione dei popoli inteso come diritto umano e, in quanto tale, insopprimibile. All’articolo 1 della carta ONU è, infatti, raccomandato agli stati membri delle Nazioni Unite (fra cui anche la stessa Ucraina) di astenersi da azioni di forza volte a contrastare la realizzazione del principio di autodeterminazione, e riconoscere al contempo ai popoli di resistere, anche con il sostegno degli altri stati e delle stesse Nazioni Unite, ad atti di violenza che possano precluderne l’attuazione.

Se così stanno le cose, ci si chiede perché al Kosovo è stato permesso di secedere dalla Jugoslavia (sotto l’egida della NATO e dei paesi occidentali, fra cui l’Italia) mentre alle popolazioni del Donbass non è stato concesso altrettanto, nonostante l’autoproclamazione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk riconosciute dalla Federazione Russa, ma non dal resto del mondo? Esistono indipendentismi di serie A e di serie B? O magari si agita questa bandiera dai principi nobili, solo quando magari fa comodo agli USA?

Gli stessi USA, che spiegazione danno sui laboratori di bioingegneria costruiti sul suolo ucraino? Quale funzione essi assolvono, considerando che il famigerato Covid che sta tenendo sotto scacco il mondo intero da due anni a questa parte, molto probabilmente è stato creato in laboratorio? Non avevano solennemente promesso che non avrebbero mai allargato la loro sfera di influenza ad est, una volta che finalmente sarebbe crollato il comunismo in Europa? Se è cessata la minaccia rappresentata dalla perniciosa ideologia comunista, che senso ha aver spinto affinché si riducessero ai minimi termini gli spazi vitali per la Russia e i popoli ad essa culturalmente e storicamente vicini?

Tutti interrogativi più che legittimi ma che, naturalmente, continueranno a restare senza risposta per chissà quanto tempo, e che impongono serie riflessioni sul modo con cui sono sempre stati dipinti nell’immaginario collettivo, gli americani. Certo, hanno avuto l’indiscutibile merito di aver sconfitto il nazifascismo prima e il comunismo poi, liberandoci da due nefaste e indesiderate ideologie che nel secolo scorso hanno dispensato solo morte, terrore e distruzione. Ma ciò non li autorizza affatto a trattare il resto del mondo come se fosse un loro giocattolo, e a non concedere ad altri popoli il diritto di vivere su questo pianeta, solo perché osano non allinearsi alla loro visione – questa sì, davvero totalitaria – del mondo.

Tornando ala crisi in Ucraina, adesso la principale preoccupazione del mainstream occidentale è quello di far passare il presidente russo Vladimir Putin per un pazzo sanguinario. La mossa di aver avanzato le proprie truppe a ridosso della capitale Kiev lascia certamente l’amaro in bocca perché è stato davvero fatto poco o nulla soprattutto dall’Europa, ma la comprendiamo alla luce di quanto precedentemente esposto.

Il dubbio molto forte e anche fondato, anche a giudicare dalle notizie che spesso non corrispondono alla realtà dei fatti, è che anche stavolta giornali e televisioni non ci stanno raccontando per nulla la verità. In questi ultimi due anni, abbiamo avuto l’impressione abbastanza netta di assistere a una vera e propria farsa, volta a ingigantire un problema (quello di un virus subdolo e insidioso come il Covid) per il solo scopo di instaurare un clima di terrore nei cittadini, costringendoli ad accettare ogni tipo di limitazione della propria libertà personale sulla base di un assunto scientifico, che nessuno dei sedicenti esperti ha poi saputo dimostrare. Anche con la crisi fra Russia e Ucraina, il canovaccio non è affatto cambiato con fake news fatte assurgere a notizie vere, solo per far pendere la bilancia dell’opinione pubblica, come al solito, dalla parte degli americani e dei loro sodali.

Nella difficile situazione che si venuta a creare fra Russia e Ucraina, a nostro modesto parere, l’Unione Europea invece di avere questa reazione isterica e irrazionale dettata dai diktat provenienti direttamente dalla Casa Bianca, avrebbe dovuto piuttosto cercare di fare piena luce sui massacri delle popolazioni del Donbass e chiederne conto a Kiev, dal momento che – sino a prova contraria – non solo la Russia fa parte geograficamente del Vecchio Continente sino alla catena montuosa degli Urali, ma è stato letteralmente annientato il diritto all’autodeterminazione dei popoli e con esso il principio più importante sul quale si incardina un’istituzione che – a parole – dice di essere liberale. Ed invece, in concreto, continua a non esserlo affatto.

Nei fatti, in questi ultimi giorni, si è assistita a una progressiva escalation di misure economiche (sotto forma di inutili e deleterie sanzioni, soprattutto, per chi le ha comminate) e diplomatiche volte a chiudere i rapporti con la Russia, con gli USA che continuano in maniera spregiudicata e arrogante a soffiare sul fuoco della tensione, alimentando pericolosissimi venti di guerra. L’amministrazione Biden, finora, sta solo collezionando autentiche e incredibili figuracce in politica estera, come attestato dal ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan dopo 20 anni in cui non si è fatto assolutamente nulla per migliorare la qualità della vita di quelle popolazioni, che adesso sono tornate a vivere sotto il tallone dei tanto vituperati talebani.

Le dichiarazioni del presidente americano che lasciano ai russi quale unica alternativa alle sanzioni solo la terza guerra mondiale, sono a dir poco gravissime oltre che pericolosamente superficiali, e possono essere foriere di scenari a dir poco apocalittici. Nulla a che vedere con quanto invece fatto dal proprio predecessore nonché collega di partito in quanto anch’esso “democratico” John Fitzgerald Kennedy che, esattamente 60 anni fa, riuscì a disinnescare la pericolosissima crisi missilistica cubana voluta dai sovietici con uno straordinario capolavoro diplomatico, che eppure avrebbe dovuto insegnargli qualcosa.

L’altro fattore di cui tener presente in questa delicatissima e controversa situazione, è la detenzione di un arsenale nucleare e militare a dir poco spaventoso da parte dei russi. Un potenziale, indicato come deterrente, in grado di spazzare via le basi NATO e i paesi in cui esse sono collocate, nel giro di pochissimi minuti. Il presidente Putin, con toni abbastanza minacciosi e contrariati, ha fatto intendere ai paesi occidentali che è pronto a utilizzarlo proprio contro di loro, se solo osassero interferire in quella che esso stesso ha dichiarato essere “un’operazione militare speciale, volta alla denazificazione e alla smilitarizzazione dell’Ucraina”.

Su questi due punti, i russi sono inamovibili. Anche se le parti in causa – a dispetto dell’irrazionale isteria che si è impossessata delle cancellerie e di buona parte dell’opinione pubblica occidentali – pare siano intenzionate a trattare, come confermano i negoziati di Minsk con la mediazione della Bielorussia. La smilitarizzazione dell’Ucraina e il riconoscimento delle istanze separatiste del Donbass, potrebbero essere – insieme a un ruolo neutrale riconosciuto a Kiev – la chiave di volta per venire a capo della situazione.

Sarebbe stato auspicabile, non ci stancheremo mai di sottolinearlo ed evidenziarlo, una maggiore e più insistita azione diplomatica da parte dell’Unione Europea che, invece, di ripetere a pappagallo le tesi guerrafondaie degli americani, avrebbe piuttosto dovuto spingere con forza tanto Putin quanto Zelenskyi a sedersi su un tavolo e a trovare una soluzione equa e condivisa, per entrambe le parti in causa.

Purtroppo, così non è stato. Si sconta sopratutto l’inesistenza di un’UE che – per come è stata concepita – è destinata sempre più a crollare miseramente sotto i colpi delle proprie ipocrisia, insipienza e incapacità di recitare un ruolo di parte “terza” in un conflitto che – almeno per ora – resta regionale, e che nessuno si auspica possa in futuro ampliarsi su scala globale.

Il conto, naturalmente, lo pagheremo noi. Inutile dire, che sarà davvero sotto tutti i punti di vista: infatti, gran parte delle forniture di gas e materie prime provengono proprio dalla Russia. E l’aver tagliato in maniera deliberata quanto scriteriata i rapporti diplomatici ed economici, sarà dunque un boomerang che avvertiremo molto presto sulla nostra pelle, sotto forma di rincari piuttosto consistenti dei prezzi di gas e petrolio che faranno schizzare alle stelle bollette e rifornimenti di carburanti. Anche perché chi si gioverà di questa situazione – guarda caso – saranno sempre e solo gli americani, che ci venderanno il loro gas a prezzi sicuramente non di mercato, come invece è sempre avvenuto in questi anni con la Russia, nonostante l’assurdo regime sanzionatorio attuato sin dal 2014.

Ciò genererà quella che, in economia, è definita quale inflazione da costi, con rincaro dei prezzi di molti beni anche di prima necessità, e provvederà a deteriorare ulteriormente il quadro già di per sé duramente provato (soprattutto delle persone meno abbienti), da oltre due anni di pandemia.

Come se non bastasse, lo spostamento ad est della Russia farà solo ed esclusivamente il giogo della Cina, che potrà così aggiungere un ulteriore tassello al proprio disegno di espansione della propria influenza su scala globale. È risaputo che il debito pubblico americano, sia tutto nelle mani degli investitori provenienti da Pechino e dintorni.

La scelta scellerata di inasprire le sanzioni nei confronti dell’orso russo, altro non potrà fare che aumentare la potenza del regime di Xi Jinping che rischia di essere l’unico vero vincitore in questa vicenda, mantenendo un profilo basso in cui di sicuro non appoggia l’Occidente e non certo, e non solo, per ragioni meramente ideologiche. Ma anche e soprattutto strategiche, come si sarà potuto facilmente evincere dal momento che ad essa si accoderanno anche Iran, India e Corea del Nord in un asse geopolitico sicuramente più forte di quello formato da UE e USA.

I rapporti fra Russia e Cina, del resto, sono ottimi, e non potrebbe essere davvero altrimenti, considerando che a nessuno di essi conviene provocare l’altro poiché sono nazioni fra loro confinanti che ben conoscono la rispettiva pericolosità, soprattutto dal punto di vista militare. 

rimetterci in questa storia, viceversa, saranno molto probabilmente UE ed USA che dovranno rassegnarsi a questo spostamento ad est degli equilibri geopolitici internazionali, a meno che non accada qualcosa che – almeno per ora – appare imprevedibile, per quanto possa essere auspicabile. Ovvero, un cambio di visione politica nel mondo occidentale che porti ad una maggiore considerazione di chi chiede solo di poter essere lasciato in pace, e senza essere sottoposto alle manie paranoiche e liberticide di un manipolo di persone viziate e annoiate.

Tutto questo, però, è legato a un esile filo che speriamo non si spezzi mai. Sul mondo, pende infatti minacciosa la spada di Damocle sotto forma di un conflitto su scala globale che ci auspichiamo possa essere sventato, utilizzando l’intelligenza e la razionalità. Uno sforzo che si chiede a tutti gli attori coinvolti, in maniera indistinta e nel comune interesse di chi vorrebbe ancora vivere in questo pianeta.

Francesco Montanino

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