Europa

Published on gennaio 28th, 2022 | by Eurasia News

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Una strada per garantire una pace duratura in Europa

Un panel di esperti italiani ha analizzato i punti di vista di tutti coloro che hanno un ruolo nella crisi dei rapporti tra Ucraina e Russia, «di fatto gestita per lo più da Stati Uniti e NATO» ha evidenziato il Dr. Stefano Vernole, Direttore del CeSEM/Eurasia. «L’Unione Europea è messa in un angolo dall’iniziativa di Francia e Germania nella perenne lotta per la leadership europea».

«Che la Federazione Russa sia stata accerchiata è un dato di fatto», afferma il Sen. Luigi Marino. «Arrivare addirittura ad una Ucraina nella NATO urta i legittimi interessi della Russia», ha aggiunto. «C’è mancanza di realismo nella politica estera americana, che vuole stravincere, umiliando la Russia, senza fare i conti con la realtà. Armare l’Ucraina dal 2014 con quasi 3 miliardi di dollari, pressando anche gli alleati in tale atteggiamento, fino a richiamare in patria il personale delle ambasciate, sono tutte iniziative che aggravano la situazione».

L’Ambasciatore Prof. Maurizio Melani ha precisato che “la soluzione diplomatica da perseguire deve basarsi sulla piena attuazione degli accordi di Minsk e sulla prospettiva di una rinnovata architettura di sicurezza europea con una nuova stagione di controllo degli armamenti e di costruzione di fiducia reciproca. Putin fa pressioni con esercitazioni militari per spingere l’Occidente al negoziato, ma sono giochi che possono rivelarsi molto pericolosi se avviene un incidente imprevisto”.

Guido De Simone: obietta che è altrettanto se non più pericoloso che Washington dia all’esercito ucraino armi di ultima generazione.

L’antropologo Eliseo Bertolasi, analista per Vision & Global Trends ritiene improbabile un vero attacco russo sul territorio ucraino.

Il Dr. Marco Ghisetti, analista del CeSEM/Eurasia, prevede più un atto dimostrativo della Russia vicino agli USA e cita Hungtinton e le linee di faglia su cui i conflitti sono possibili, perché è il caso dell’Ucraina, che va demilitarizzata, perché quella militare è l’unica barriera tra Europa e Asia.

Il Dr. Stefano Vernole evidenzia che, mentre c’è un’America democratica che preferisce contare sulla pace per fare affari, i guai sono creati dall’Élite del complesso militare industriale USA che ha bisogno della Russia come “Nemico” e cerca di accerchiarla anacronisticamente.

De Simone conclude suggerendo un’inedita alleanza TRILATERALE tra TUTTI gli occidentali, Russia inclusa, che, oltre a creare un indubbio benessere e convenienza generale, permette di indurre la Cina, dalla crescita impetuosa, a non prendere atteggiamenti unipolari simili a quelli dell’Élite globalista con quartier generale negli USA.

Hanno contribuito alla discussione: l’Ambasciatore e già Dir. Gen. MAECI, Prof. Maurizio Melani, il politologo Sen. Luigi Marino, il Direttore del CeSEM/Eurasia, Dr. Stefano Vernole, l’Antropologo analista di Vision & Global Trends Dr. Eliseo Bertolasi, l’analista del CeSEM/Eurasia, Marco Ghisetti, moderati dal Dr. Leonardo Dini, filosofo e politologo, Direttore del Dipartimento Politica Internazionale di POLIS ETICA e dal Fondatore di quest’ultima, Guido De Simone.

INTRODUZIONE:

#De Simone: Il problema da affrontare va ben oltre l’Ucraina e quanto sta accadendo riguarda e costituisce un rischio per tutta l’Europa e ben oltre. Con la sua indipendenza (1992) la Repubblica Ucraina non ha affrontato e risolto il problema delle regioni orientali con etnia, cultura e lingua russa, come fece invece con successo l’Italia quando diventò una repubblica (1946) e concesse alle regioni problematiche una forte autonomia. Per i russi l’Ucraina rappresenta capisaldi: è la “terra madre” dove nasce il concetto stesso di Russia (Rus), nonché è uno degli stati “cuscinetto” che ne proteggono i confini dopo la fine dell’URSS. Dagli anni 2000, le iniziative europee, anche su suggerimento americano e della stessa NATO, senz’altro a guida americana, hanno messo a repentaglio ambedue tali punti fermi dei russi e quanto accaduto nel 2014 ha chiarito che la strategia americana era di vero e proprio accerchiamento della Russia, per motivi che Washington ritiene strategici, ma che sta portando la Russia a reagire. Nel rispetto e con l’analisi di tutti i punti di vista e non dimenticando che sono i popoli a pagare gli errori dei vertici, va trovata la strada per evitare un assurdo conflitto che può incendiare l’Europa intera. L’auspicio è che si arrivi ad un accordo che soddisfi tutte le parti, sotto l’egida della diplomazia.

1° GIRO della TAVOLA ROTONDA, coordinato da Guido De Simone

#Melani: Di fronte alla situazione molto pericolosa nella quale ci troviamo occorre un grande sforzo diplomatico per evitare che sfugga di mano. A questo scopo è innanzi tutto necessario capire a chi convenga l’escalation militare in corso, in quale misura e con quali rischi.

Conviene a Putin, o meglio Putin ritiene che gli convenga. Senza giungere, credo, ad un attacco militare, ma minacciandolo, costringe gli Stati Uniti a negoziare, gioca la carta nazionalista di fronte a difficoltà interne e con la sua presenza nel Donbass impedisce all’Ucraina di entrare nella NATO (non vi entrano paesi già in conflitto). Egli sembra però sottovalutare i timori di una parte crescente della popolazione russa per un conflitto e soprattutto per le sue conseguenze economiche al di là dei forti sentimenti nazionalisti.

Conviene a  che cerca di rafforzare il proprio potere in difficoltà e che pur sapendo di non poter entrare nella NATO acquisisce armamenti e garanzie di sicurezza dall’Occidente.

Può convenire per alcuni aspetti alla Cina che distrae l’attenzione da Taiwan e acquista meriti con la Russia. I due paesi hanno una convergenza tattica di fronte ad avversari o nemici comuni: Occidente e islamismo. Ma tra i due vi è una divaricazione strutturale: grandi differenziali demografici ed economici, spazi vuoti da riempire, trattati ineguali, influenze in Asia Centrale, complementarità sì ma asimmetrica. La Russia vuole diversificare le esportazioni energetiche. La Cina le importazioni. Ma nessuno vuole dipendere troppo dall’altro. E la Cina non vuole conflitti armati che ostacolino la sua penetrazione economica e infrastrutturale verso l’Europa.

Conviene a settori americani. Nel Pentagono e nell’apparato militare-industriale. Non al Dipartimento di Stato e ad ampi settori industriali. Biden è diviso tra venti di guerra per distrarre da problemi interni, e ostilità di gran parte della popolazione a nuove avventure militari di cui lui stesso si è fatto espressione con l’abbandono dell’Afghanistan.

Conviene a baltici e polacchi per avere maggiori garanzie dall’Occidente.

Non conviene certamente agli europei occidentali per le conseguenze sui prezzi dell’energia e altri disagi economici e per la forte postura di deterrenza, anche sul piano economico, che devono assumere.

Deterrenza e dialogo, come hanno sottolineato Macron, Sholtz e Draghi sono ora necessari. In vari fori e formati: diretti USA-Russia, nel Consiglio NATO-Russia e nell’OSCE per l’attuazione da parte di tutti degli accordi di Minsk e per una nuova architettura di sicurezza in Europa basata sulla Carta di Parigi che riprendeva e attualizzava l’Atto finale di Helsinki, per la riattivazione e l’ammodernamento dei trattati sul controllo degli armamenti, per la ricostruzione di sistemi di fiducia reciproca e di comunicazione per evitare conflitti accidentali ed infine per una collaborazione su sfide comuni come i cambiamenti climatici, le pandemie, la gestione e la soluzione di situazione di crisi in Medio Oriente, nel Mediterraneo in Africa e altrove partendo da reciproche informazioni e consultazioni su rispettive iniziative e strategie. Vanno evitate percezioni errate che possono condurre allo scontro.

#Marino: Nel convincente quadro delineato dall’Ambasciatore Melani, la questione principale resta la Nato. Nel 2002 fu avviato un dialogo con la Russia a Pratica di Mare, che purtroppo non ha avuto seguito. La NATO invece si è spinta fino ai confini della Russia. Nel 2014 a Kiev ci fu un colpo di stato con la destituzione da parte della RADA del Presidente democraticamente eletto dal popolo. In queste scelte hanno forti responsabilità gli USA e la NATO.

Che la Federazione Russa sia stata accerchiata è un dato di fatto. Arrivare addirittura ad una Ucraina nella NATO urta i legittimi interessi della Russia. La militarizzazione che in tanti casi ha fatto seguito al crollo dell’URSS (Iraq, Libia, Siria, ecc.) deriva anche dall’unilateralismo delle scelte USA in mancanza di un contrappeso. Di fatto, 30 anni dopo il 1991, il mondo è decisamente multipolare, Auspico una soluzione politica, non militare, ma c’è mancanza di realismo nella politica estera americana, che vuole stravincere, umiliando la Russia, senza fare i conti con la realtà. Armare l’Ucraina dal 2014 con quasi 3 miliardi di dollari, pressando anche gli alleati in tale atteggiamento, richiamare in patria il personale delle ambasciate, sono tutte iniziative che aggravano la situazione. Sono milioni i russi che vivono in Ucraina e tre milioni di ucraini in Russia, milioni i matrimoni misti, perciò c’è un serio problema umanitario. Respinta l’ipotesi federale e respinta altresì ogni ipotesi di istituire regioni a statuto speciale, resta solo da perseguire la neutralità dell’Ucraina.

L’ambasciatore Sergio Romano ancora recentemente ha affermato: «Se l’Ucraina entrasse nella NATO, può finire dimezzata», o addirittura disgregata.

Occorre pragmatismo nell’Alleanza Atlantica. Un’Ucraina neutrale sarebbe internazionalmente più credibile rispetto a quella attuale.​

#Vernole: Concorda con Marino: il problema è la NATO e l’assenza di un Esercito Europeo. D’altro canto, la Nato è congegnata in modo che l’Europa continui a dipendere dagli Stati Uniti, che hanno bisogno del sostegno diplomatico, culturale, economico e militare dell’Europa per mantenere la propria egemonia. È un cane che si morde la coda. Nel 2019 Macron ha detto che la Nato è in uno stato di morte cerebrale e invitava l’Europa a diventare una potenza di equilibrio con una propria difesa, proposta che non è sostenibile economicamente finché si rimane nell’Alleanza Atlantica. Di certo, la Francia, uscita dalla Nato a suo tempo, è l’unica ad avere autonomia militare sufficiente, pur essendoci successivamente rientrata.

Il cantiere europeo è ancora fermo alla Pesco davanti alla inutilità, sancita da Washington, di una duplicazione tra Europa e Nato sulla Difesa Europea. Intanto, l’Europa dell’est preferisce dipendere da Washington, piuttosto che da Francia e Germania.

La Francia non vuole mettere a disposizione della difesa europea il proprio deterrente nucleare.

Colpire Putin serve a mettere al Cremlino qualcuno che sia più favorevole all’occidente, staccando Mosca da Pechino.

Gli USA sono alla ricerca del conflitto permanente, perché una situazione stabile non fa i loro interessi economici. Non sono più interessati alla produzione e a un’economia infrastrutturale. Basano tutto su di un capitalismo speculativo funzionale al complesso militare industriale della CIA e del Pentagono, i veri attori della politica estera statunitense.

L’Europa deve decidere da che parte stare, I flussi del gas sono importanti nei rapporti tra Russia e Europa.

#Dini Il punto della situazione a oggi: il dialogo guidato da Francia e Germania prevede dopo la trattativa a Parigi di oggi. telefonata Macron Putin il 28 e visita del ministro degli esteri inglese a Kiev. Siamo in una fase avanzata di accerchiamenti incrociati: la Nato circonda la Russia, la Russia circonda anche dal mare la Ucraina.​

Una soluzione possibile alternativa potrebbe essere lo sviluppo economico pacifico della zona, creando una zona economica comune tra paesi fratelli storicamente e da origine comune come Russia Ucraina e Bielorussia.​

#Bertolasi: I media continuano ad enfatizzare la concentrazione di forze militari russe in prossimità dell’Ucraina per un’imminente invasione, nonostante Mosca abbia più di una volta sottolineato che è libera di muovere le sue truppe a piacimento all’interno dei propri confini.

La Russia nega tali accuse e sottolinea che vengono invece strumentalizzate per schierare truppe e armi dei paesi della NATO vicino ai suoi confini nella prospettiva che le autorità ucraine rifiutandosi di attuare gli Accordi di Minsk stiano invece valutando la possibilità di risolvere il conflitto del Donbass con un atto di forza. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha da poco affermato che gli Accordi di Minsk sono, invece, “acqua viva” per la salvezza dell’Ucraina.

Nonostante prosegua una fitta trama di iniziative diplomatiche, di fatto, una poderosa concentrazione di truppe e mezzi delle forze armate ucraine ampiamente supportate da alcuni membri della NATO si sta concentrando in direzione delle 2 repubbliche secessioniste del Donbass e della Crimea.

In questo scenario Londra, sta assumendo un ruolo sempre più indipendente e oltranzista nei confronti di Mosca. Il ministro degli Esteri britannico Liz Truss valuta perfino la possibilità di formare una nuova alleanza geopolitica “tripartita” tra Gran Bretagna, Polonia e Ucraina, annunciando che la cooperazione del suo Paese con Polonia e Ucraina mira a rafforzare la sicurezza nell’Europa centrale e orientale e a scoraggiare la cosiddetta “aggressione russa”, ormai diventata un mantra da utilizzare in tutte le occasioni.

Nonostante il protagonismo anglosassone da Washington giungono però segnali a dir poco ambigui per gli ucraini:

Il presidente Biden ha promesso durissime rappresaglie economiche in caso di attacco russo, senza menzionare alcuna ipotesi d’intervento militare diretto a sostegno di Kiev. In Ucraina sono giunti i missili anticarro Javelin di fabbricazione statunitense. Gli USA hanno anche inviato un carico di 90 tonnellate di “materiale letale” non specificato. Gli Stati Uniti stanno inoltre valutando il dislocamento di truppe nel Baltico (5.000 soldati,) e il Pentagono ha posto 8.500 militari in stato di allerta. Tuttavia, pare, se ci sarà guerra, gli americani combatteranno i russi fino “all’ultimo ucraino”, senza rischiare perdite tra le proprie truppe.

Ma è davvero la guerra ciò che desidera la Federazione Russa? Perché dovrebbe invadere l’Ucraina?

Chi immagina lo scontro è convinto che il Cremlino intenda realmente condurre operazioni militari su vasta scala contro Kiev: forse per mutilare il territorio ucraino, o magari per forzare un cambio di governo in grado di esprimere una politica meno aggressiva contro la Russia?

Analisti occidentali parlano del desiderio di Mosca di ricreare l’URSS. Ma la Russia non fa guerre d’aggressione, di solito nella storia si è sempre difesa dai nemici che l’hanno invasa, ogni volta vincendoli, non solo scacciandoli fuori dai confini della “sacra Madre Patria” ma addirittura accompagnandoli a casa: i cosacchi arrivarono a Parigi e l’Armata Rossa a Berlino!

Un’invasione dell’Ucraina, oltre ad un confronto con la resistenza ucraina nazionalista russofoba, implicherebbe per Mosca l’assunzione di responsabilità politiche amministrative ed economiche dirette in uno dei paesi ritenuti attualmente tra i più poveri d’Europa. Siamo lontani dalla prospera Ucraina sovietica.

Perché mai la Russia dovrebbe imbarcarsi in un’impresa tanto costosa? Infatti, la Russia sta cercando il dialogo.

La Russia ha posto un problema sul tavolo delle trattative direttamente con gli USA, dove l’Ucraina è solo parte del problema: chiede un passo indietro da parte della NATO! È seguita una prima fase di infruttuosi colloqui, alla quale Mosca ha reagito con insoddisfazione ma anche con determinazione nel continuare su queste istanze.

Il presidente Putin sta cercando di ottenere un impegno legalmente vincolante per porre fine alla penetrazione della NATO sempre più in prossimità dei suoi confini. Mosca non vuole avere una frontiera estesa terrestre con la NATO che consenta alle truppe occidentali di avere la capitale russa a poche centinaia di chilometri di distanza o ai missili a qualche minuto di volo. La Russia non se lo può permettere è questione di sicurezza nazionale di una super potenza.

Non potevano permetterselo gli USA con la crisi dei missili a Cuba nel 1962, ora non se lo può permettere la Russia.

#Ghisetti: Bisogna capire a partire dall’analisi storica comparata, la macrostrategia delle grandi potenze. Esiste la tendenza, contrastata, ad unire Europa e Asia in un unico continente, ma l’asse Europa Russia è temuto dagli Usa, già nel 1989.

Di fatto la riappacificazione tra Europa occidentale e Russia renderebbe inutile la presenza Usa in Europa. L’Atlantizzazione dell’Europa orientale, intende ricreare la separazione della Russia dall’Europa proposta già nel 1919 da Mackinder, dividendo Europa e Russia. Già Gorbaciov parlava di casa comune europea, dall’Atlantico agli Urali.​

L’Ucraina è così obbligata a scegliere per forza o l’Unione Europea o il Grande Partenariato Eurasiatico russo. È il cordone di separazione atlantico a causare la crisi ucraina, gli Usa militarizzano lo spazio europeo per imporre questa frattura, incoraggiando inoltre l’Unione Europea a mantenersi incompatibile col Grande Partenariato.​

#DeSimone: Europa è indipendente dalla Nato?​

Serve una Europa dei popoli che affronti l’egocentrismo Usa. Il vero rischio globale è costituito dal potere Usa in potenziali mani sbagliate.​

Gli europei devono semplicemente essere filoeuropei e promuovere una vera Europa dei popoli.​

2° GIRO della TAVOLA ROTONDA, coordinato da Leonardo Dini

#Melani: L’Europa deve dotarsi dei mezzi per una sua autonomia strategica nell’ambito dell’alleanza atlantica. I costi saranno notevoli a scapito di altre priorità economiche e sociali. I tempi saranno quindi lunghi e nel frattempo una NATO progressivamente riequilibrata nei rapporti tra UE e NATO resta indispensabile per la sicurezza europea. Con Trump si è rischiato che tale garanzia venisse meno. Interagire economicamente tra Europa e Russia è positivo, ma diminuendo l’eccessiva dipendenza dalle importazioni energetiche (peraltro molto inferiore a quella della Russia dalle esportazioni verso l’Europa), in linea con la necessaria transizione ecologica. In questo contesto la videoconferenza di imprenditori italiani con Putin è stata sbagliata nei tempi e nelle modalità. Francesi e tedeschi l’hanno fatta o la faranno in altri momenti. Putin cerca di dividere gli occidentali. Ha sostenuto forze sovraniste e anti-europee di destra in Europa e Trump negli Stati Uniti.

#Marino: Il Presidente Andreotti dopo il 1989 vedeva la Nato come organismo ormai superato dalla Storia. Questo non è avvenuto. Al contrario la NATO è andata ad agire “fuori area” rispetto a quella originaria, dandosi nuovi compiti ed obiettivi sia con il “Nuovo Concetto Strategico”, sia con ultimi accordi che non hanno mai ottenuto ratifica parlamentare.

Oggi il problema è: come si sta nell’Alleanza​, senza dire sempre di sì ad ogni richiesta degli USA.​

#Bertolasi: Perché la Russia sarebbe libera di muovere liberamente le proprie truppe all’interno dei propri confini e l’Ucraina no? Per non “perdere il controllo della situazione” (cito l’ambasciatore Melani al quale rispondo), Kiev è assolutamente legittimata a muove liberamente le proprie truppe nel Paese, ma se queste truppe vengono ammassate verso le due repubbliche del Donbass per tentare poi un colpo di forza per neutralizzarle, in tal caso si assisterebbe a una crisi umanitaria di portata immane.

Le regioni del Donbass sono densamente popolate! Non va dimenticato che a centinaia di migliaia di abitanti delle due repubbliche, per ragioni umanitarie, in questi anni Mosca ha concesso la cittadinanza russa. In tal caso la Russia non starà certo con le mani conserte e qui c’è il rischio di quell’escalation tanto temuta.

Gli interlocutori ideali della Russia sono gli Stati Uniti. Rimpiango il ruolo di protagonista che l’Italia ebbe nel 2002 quando a Pratica di Mare s’incontrarono Putin e l’allora presidente americano G. Bush.

#Ghisetti: Cita il patto Molotov Ribbentrop, scavalcati dagli ultranazionalismi all’epoca.​

Si delinea una riproposizione dell’accerchiamento storico della Russia, con un confine altamente militarizzato tra est e ovest.​

La divisione tra Europa e Asia oggi è solo militare mentre la Cina intraprende la via di un ruolo egemonica alternativo a occidente.​

Già Brzezinski sosteneva che la espansione a est Ue favorisce interessi Usa. Cita Huntington: o conflitti futuri si svilupperanno sulle linee di faglia.​

Simmetricamente ricorda, anche la Europa sostiene gruppi estremisti nella società e politica russa oggi.​

Simmetricamente alla alleanza da Atlantico a Urali di Gorbaciov oggi si rischia un blocco geopolitico e militare Russo da Vladivostok a Lublino, da Pacifico a Carpazi. L’Europa non ha barriere con l’Asia se non quelle militari, “quasi un nuovo Vallo di Adriano” (n.d.r.)​

Non è definitivo il confine militare con l’Asia e proprio per questo va demilitarizzato.​

#Vernole: Gli USA da Nixon in poi puntano tutti sul capitalismo finanziario.

Una élite fatta del 3/4 per cento controlla gli Usa e il suo sistema militare industriale. In parallelo destabilizzano le zone di confine in Eurasia, dirottando gli investitori verso l’acquisto globale dei titoli di Stato Usa e con il cosiddetto ciclo del dollaro.

Questo capitalismo speculativo è funzionale alle strategie prodotte da Cia e Pentagono.

Ma il complesso militare Usa cosa vuol fare in futuro?

Secondo Putin gli USA spingono verso una globalizzazione unipolare e il “mondo a una dimensione”.

Unica alternativa appare una globalizzazione multipolare a guida cinese.

Incontro industriali italiani con Putin? i tedeschi lo hanno già fatto e i francesi lo faranno. Ma in ogni caso a monte della economia europea sta la Bce, che tuttora dipende da Washington, problema non minore.

#DeSimone: Si pone il problema della crisi energetica indotta sul North Stream gas tedesco a fianco della crisi in atto.​

Propone un contributo video tratto dal programma Rai “In Mezz’Ora” col parere di un esperto di politica estera russo ma interviene in replica diretta #Melani sostenendo che le fonti dei contributi al dibattito devono essere oggettive e non unicamente russe.​

La Russia crea tensione per negoziare con gli Usa.​

#Marino: L’allargamento a Est della Nato è stato ”frettoloso e sbagliato”. #Melani concorda sul punto specifico.​

Prosegue #Marino: Una Ucraina neutrale aiuterebbe ad allentare le tensioni, sarebbe molto più rispettata ed autorevole”, ha sostenuto lo stesso Ambasciatore Sergio Romano

3° GIRO DELLA TAVOLA ROTONDA, coordinato da Leonardo Dini

#Melani: L’UE, in conformità ai principi dell’OSCE, opera per l’affermazione dei diritti umani e dello stato di diritto. I sostegni divisivi che la Russia ha dato a certe forze politiche in Europa andavano in un’altra direzione. Per una Ucraina federale con autonomie interne e integra territorialmente andrà concordata una forma di neutralità garantita da UE, USA e Russia, come l’Austria e la Finlandia durante la guerra fredda che erano comunque legate all’Occidente economicamente, nell’organizzazione politica e sociale e nei valori.

#Vernole: sottolinea che perfino negli Usa esistono fonti di analisi Anti Atlantiste.​

Cita le dichiarazioni di oggi di Lavrov.​

#Bertolasi: Ho a cuore la situazione umanitaria nelle due repubbliche del Donbass dove vivono milioni di russi-etnici e russofoni. Se ci sarà la guerra, sarà tra di loro che si avrà il più alto numero di vittime. Si parla tanto di diritti umani, ma è possibile che in questa Europa dei diritti non ci siano diritti almeno per i bambini che là vivono e che da anni rischiano di essere colpiti ogni volta che escono da casa e che sono costretti a studiare negli scantinati! Gli accordi di Minsk sono l’unico percorso per una soluzione diplomatica del conflitto.

#Ghisetti: Ragiona sulle possibilità di opzioni militari russe, ripropone l’urgenza di una nuova Yalta.​

Descrive il ruolo potenziale della Cina.​

Cita @Franco Cardini: Dal 1914 siamo in una seconda guerra dei Cento Anni in Europa, simile a quella del 1400, ma con un finale che può essere ancora più devastante.​

Si va verso una nuova Yalta ma la stabilizzazione dei confini orientali europei non è interesse degli Stati Uniti.​

#Melani: Gli Usa potrebbero attuare forme di stabilizzazione in Europa simili a quelle degli​ anni’70 anche nel rapporto con la Cina con una linea simile a quella dell’epoca.

#Dini: Auspica che la trattativa Franco Tedesca abbia successo e che la Russia prediliga alla scelta bellica una soluzione tecnico militare non violenta ma internazionalmente sostenibile.​

#Ghisetti: Siamo nell’era definita dal geo-politico inglese Mackinder, degli imperi continentali, unico potere rimasto di fronte alla miriade di Stati e nazioni.​

#Dini: Manca ancora una vera politica estera europea.​

#Ghisetti: Manca un ruolo europeo e una Europa capace di farsi sentire nel mondo con una iniziativa autonoma forte.​

#DeSimone serve che Russia Europa e America procedano in sintonia e dialogo sulla via della Pace con una iniziativa TRILATERALE credibile ed efficace.​

CONCLUSIONI

#Guido De Simone: Ci sono tre parti in campo e tutte e tre devono fare i compiti a casa, perché ciò le mette nelle condizioni di diventare un interlocutore credibile, così da essere nelle condizioni di portare avanti un progetto in comune. Le tre parti sono:

  1. gli Stati Uniti d’America,
  2. la Russia,
  3. l’Europa.

Fino ad oggi questi tre soggetti hanno al massimo operato a livello bilaterale:
– Gli Stati Uniti collaborano con l’Europa Russia,
– La Russia collabora con la l’Europa,
– perfino gli Stati Uniti e la Russia sotto forma di Unione Sovietica sono riusciti per pochi anni a collaborare per combattere il nemico comune, la Germania nazista; ma dopo quello stato di necessità, poiché l’Unione Sovietica si dichiarava comunista, gli Stati Uniti l’hanno considerata come la vera antagonista da combattere.

Questo ha creato ha intrappolato gli americani in un potente pregiudizio che, nonostante l’Unione Sovietica sia svanita nel 1991, è ritornato in auge nei confronti della Russia, l’entità territorialmente più consistente nata dalle ceneri dell’URSS.

Ma questo ha nascosto impropriamente un fatto essenziale: la Russia è parte dell’Europa e i russi sono parte integrante delle popolazioni europee caucasiche. Infatti, dal 1992 la Russia e il resto d’Europa stanno cercando di collaborare, quantomeno sul piano commerciale e industriale.

La Russia ha bisogno dell’Europa, che è al massimo livello industriale, tecnologico e scientifico.
L’Europa ha bisogno della Russia per ottenere le risorse (energetiche, minerali e forestali) che l’Europa non ha e di cui la Russia è ricchissima.

Un binomio perfetto. Ma anche quello che, a causa di quella pregiudiziale, gli Stati Uniti non riescono ad accettare. L’ostacolo principale a questo processo costruttivo è infatti il PREGIUDIZIO degli americani nei confronti dei russi, basato su di un precedente storico che non esiste più: non hanno più a che fare con una Unione Sovietica comunista, bensì con una Federazione Russa che punta al capitalismo e scimmiotta anche troppo gli Stati Uniti. Questo dovrebbe far intuire agli americani che tutta la strategia e le conseguenti tattiche adottate finora partono da un presupposto sbagliato. Infatti, la Russia non è un nemico, né conclamato, né sospetto. La volontà di collaborare con il resto d’Europa dovrebbe suggerire che la strada della Russia per legarsi all’Occidente è ben chiara nella testa dei russi.

Fatto sta che una collaborazione TRILATERALE è la vera via di uscita da tutti i problemi.

La TRILATERALE

È perfino la risposta al problema che potrebbe sorgere se la Cina, crescendo sempre più, avesse una qualche tendenza a creare un mondo unipolare di cui sia il centro egemonico.

La scelta opposta, quella di ripudiare la Russia, darebbe l’effetto opposto, obbligando la Russia a cercare un accordo con la Cina, che la Russia non desidera, e mettendo la Cina in grado di usufruire di quelle risorse preziose di cui la Russia è ricchissima.

Scelta decisamente sbagliata.

Pertanto, la scelta più sensata p di mettere da parte le pregiudiziali anacronistiche che finora lo hanno impedito e, con la MEDIAZIONE dell’Europa (che finalmente avrebbe un ruolo), arrivare a costruire forme di cooperazione tra tutte le TRE PARTI OCCIDENTALI, cosa che facilmente includerebbe anche la Gran Bretagna e il resto del Commonwealth, l’America Latina e l’India, altra popolazione di origine caucasica, peraltro già legata alla Russia.

Ovverosia, il mondo OCCIDENTALE sarebbe per la prima tutto riunito.

I COMPITI A CASA”

Per arrivare a ciò, ognuno di essi dovrebbe innanzitutto risolvere i propri DIFETTI in casa propria, creando il presupposto per essere credibili, così da costruire insieme qualcosa di rivoluzionario.

Gli Stati Uniti: dovrebbero:

  • Vincere la Russofobia, a partire dallo smettere di cercare di liberarsi di Vladimir Putin, che in realtà è il loro migliore alleato, avendo dimostrato di essere una persona tanto forte quanto coerente e lineare.
  • Defenestrare o quanto meno depotenziare i “falchi” e far prevalere la parte sana degli Usa, che include la stragrande maggioranza della popolazione. Gli Usa devono ritrovare il ”We, the people” della Costituzione Americana, e liberarsi del Patriot Act che ha ridotto o annullato diritti e libertà.
  • Trovare un nuovo vero leader costruttivo e profondamente democratico, anche nel rispetto delle altre realtà nazionali. Di certo né Biden, né Trump.

Tutto questo, tra l’altro, metterà gli Usa in condizione di evitare il rischio di guerra civile che al momento aleggia minaccioso.​

La Russia dovrebbe:

  • contare ancora per un po’ su di un leader come Vladimir Putin, ma trovare al più presto chi gli dia seguito, così che non ci siano traumi quando Putin non sarà più in grado di tenere insieme una Federazione complessa e ancora piena di insidie.
  • Trovare la forza di dare fiducia al Popolo e perciò istituire quanto prima, pur compatibilmente con le peculiarità russe, una vera Democrazia. È opportuno che sia lo stesso Putin a tracciare il percorso verso tale risultato, da profondo conoscitore di pregi e difetti del suo popolo.

L’Europa dovrebbe:

  • Diventare una “Europa dei Popoli”, come indicavano le madri e i padri fondatori del concetto di Europa Unita, perciò tramite una Costituente democraticamente eletta e una Costituzione degna di essere definita tale e perciò pienamente condivisa da tutti i popoli europei.
  • In conseguenza, eleggere democraticamente i propri rappresentanti istituzionali e perciò acquisire quella caratura politica internazionale che ne faccia un degno interlocutore.
  • Conseguentemente, avviare il processo di costituzione di forze armate europee, in collaborazione con la NATO che verrà progressivamente rimpiazzata.

RIMANE UN PROBLEMA PRELIMINARE IN COMUNE A TUTTI E TRE: L’UCRAINA

Le ciniche strategie con cui è stata usata l’Ucraina, il paese più disagiato d’Europa, povero economicamente e senza una classe dirigente esperta, hanno indotto le sue autorità ad illudersi di aver trovato nell’Unione Europea e in particolare negli americani i santi protettori che le potevano tirar fuori da tutti i guai.

Queste aspettative, specialmente da parte americana, sono poco fondate, visto che l’interesse di Washington è di tipo geopolitico e che l’Ucraina al massimo sarebbe più competenza europea.

Per l’Unione Europea, l’Ucraina, allo stato dei fatti, rappresenta principalmente un problema, non avendo nessuno dei presupposti per essere compatibile con i fondamentali necessari per diventare un membro dell’Unione. E, questo aspetto pesa ancor più dopo le conseguenze alquanto pesanti subite con l’adesione “forzosa” dei paesi dell’Est Europeo. Un processo di adesione era stato intavolato solo a causa delle pressioni di Washington.

DISINNESCARE UNA BOMBA PERICOLOSA

Fatto sta che le autorità ucraine, sentendosi le spalle coperte da potenze forti e ricche, è arrivata a fare la voce grossa con la Russia, una potenza mondiale.​

Purtroppo, negli ultimi giorni sono arrivate in Ucraina dagli Stati Uniti armi sofisticate in grandi quantità. A cui si sono aggiunti i sistemi d’arma arrivati anche dalla Gran Bretagna e da altri stati della NATO, sempre su richiesta americana.

Tutto ciò sarebbe fonte di un sorriso se non fosse per il pericolo che adesso costituisce. L’esercito ucraino, per quanto possa essere stato addestrato in pochi giorni, non ha né l’esperienza, né la preparazione psicologica per gestire una potenza di fuoco così letale.

Mettere armi simili in mani inesperte e come dare un mitra automatico carico e senza sicura in mano ad un bambino.

Pertanto, Stati Uniti e Europa devono rimediare ed immediatamente, altrimenti il fatidico INCIDENTE può causare un DISASTRO.

Basta offrire alle autorità ucraine un chiaro accordo: Aiuti economici ed accordi commerciali risolutivi e garantiti, in cambio di quattro cose:

  • Attuare gli accordi di Minsk con un programma concordato con la TRILATERALE (Russia, Europa, Stati Uniti).
  • Restituire le armi, troppo pericolose per essere in mani inesperte, nonché immotivate non essendoci più (né forse mai c’è stato) un pericolo.
  • Rinunciare ad adesioni forzose all’Unione Europea (almeno non al momento) e tanto più alla NATO, in virtù di un processo di “finlandizzazione”),
  • Riprendere i rapporti con i russi, costruttivamente, ritrovando il senso delle origini comuni e la convenienza economica già goduta,

La TRILATERALE non è un processo di “unione” bensì un riconoscerci reciprocamente e su tale base un collaborare condividendo azioni comuni. È la versione più costruttiva della MULTILATERALITÀ.

RED

 

VIDEO SINTESI DEL CONVEGNO:

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