Ucraina

Published on dicembre 3rd, 2021 | by Eurasia News

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Ucraina: una bomba esplosiva che puo distrugerre l’intera Europa

L’Ucraina è ad un bivio esistenziale. Gli attori della geopolitica internazionale puntano a farne una propria pedina. Il quadro geopolitico internazionale è in divenire e non rende facile prendere una posizione.

La situazione sta degenerando nelle ultime settimane, e sta diventando molto pericolosa negli ultimi giorni.

A causa di ciò, 27 novembre, un panel di studiosi ed esperti italiani ha partecipato ad una videoconferenza improvvisata in pochi giorni da POLIS ETICA, la Scuola Popolare di Educazione Civica e Politica per Cittadini, nata da poco, il cui Dipartimento di Politica Internazionale ha anticipato una conferenza prevista a fine gennaio dal titolo “UCRAINA, Potenziali ruoli geopolitici”.

Gli esperti hanno analizzato il problema e delineato una strategia, una roadmap, per uscire dalla sempre più pericolosa crisi. Un contributo alle autorità ucraine e russe e ai loro Popoli, ma anche a tutto il contesto che li circonda. Quello che segue e un reso conto sintetico della conferenza e delle soluzioni individuate. La registrazione della Videoconferenza è interamente disponibile sul Canale YouTube di POLIS ETICA (sintesi: 1 ora 21’):

Le posizioni possibili? In sintesi, sembrerebbero cinque:

  1. ATLANTISTA: un’Ucraina schierata con la fazione “pienamente Atlantista e Globalista” e perciò sotto il controllo di Washington;

  2. EUROPEISTA: essere parte integrante e significativa nel contesto europeo, indubbiamente con un’influenza notevole degli orientamenti di Bruxelles e altri centri decisionali continentali, potendo però, tra l’altro, diventare un “ponte” (mediatore) tra Unione Europea e Russia.

  3. EURO-ATLANTISTA: come quella precedente ma con una netta posizione atlantista, che peraltro denota molti dei paesi europei. Estensivamente, pure se ormai fuori dell’Unione Europea, è la connotazione della Gran Bretagna.

  4. EQUILIBRISTA: praticare una posizione d’equilibrio tra le due fazioni, dichiarandosi Atlantista, pur appartenendo a pieno titolo al proprio contesto naturale, quello Europeista e riaprendo rapporti costruttivi con la Russia.

Quest’ultimo è lo stile che alcune nazioni europee hanno adottato, l’Italia in particolare. In tale posizione, l’Ucraina può divenire ancor più il “ponte” su cui contare per mantenere allo stesso tempo un dialogo tra le parti; per esempio: UE e RUSSIA o USA e RUSSIA.

L’Ucraina ne avrebbe le potenzialità, specialmente se, invece di farsi trascinare in un’anacronistica e masochista russofobia, diventasse l’ago della bilancia che rimette tutto in equilibrio.

  1. INDIPENDENTISTA: Atteggiamento tipico dei cosiddetti “paesi non allineati”, è quello praticato, per esempio, dalla ex Jugoslavia del Presidente Tito. Buoni rapporti con tutti, ma nessuna adesione ad alcuno dei “blocchi” che si fronteggiano. Anche in questo caso, è più facile ottenere attenzione e giocare un ruolo da “mediatore”.

Un panel di studiosi ed esperti italiani proverà ad inquadrare il problema e delineare una strategia, una roadmap che possa essere un contributo alle autorità ucraine e al loro popolo, ma anche a tutto il contesto che li circonda.

I temi su cui si sono concentrati sono:

  • Posizione geografica e geopolitica dell’Ucraina sulla mappa europea

  • L’Ucraina nel nuovo sistema di sicurezza europeo.

  • Questioni geopolitiche dell’Ucraina odierna.

  • L’identità europea dell’Ucraina

  • Unione Europea e Ucraina

  • Possibile futuro tra Ucraina e Russia.

PERCHÉ QUESTA INIZIATIVA ITALIANA

Non era un’impresa semplice, sia organizzare in pochi giorni una conferenza su questo tema, che farne qualcosa di utile, visto che ciò avviene nel momento in cui alcuni dei protagonisti sul campo proferiscono pubblicamente accuse pesantissime nei confronti dell’altra parte e la risposta rimane un silenzio glaciale che, se non altro, evita uno scontro aperto ed una escalation pericolosa.

L’urgenza di anticipare una iniziativa che era originalmente prevista a fine gennaio e in presenza a Roma, è stata dettata proprio dalla preoccupante serie di “incidenti” che si sono succeduti nelle ultime settimane, episodi che sono stati il tipico terreno su cui è possibile inciampare rovinosamente se interviene il “fattore umano” e non si mantiene la calma e il sangue freddo.

Episodi che, in taluni casi, sono stati “voluti”, probabilmente per saggiare le reazioni altrui, ma anche perché “ispirati” da chi non ha nulla da perdere, non essendo a rischio il proprio popolo.

Alla luce di ciò, non era facile intavolare un’analisi serena. Fatto sta che alcuni dei problemi ucraini hanno delle similitudini con alcune delle problematiche affrontate dagli italiani già nel dopoguerra alla fine degli anni ’40 dello scorso secolo, alla nascita della Repubblica Italiana, esattamente come i problemi ucraini sono emersi con l’acquisizione dell’autonomia e la nascita della Repubblica Ucraina.

Quelle italiane sono problematiche del passato, seppure con qualche strascico ancora oggi, per fortuna marginale. E, comunque, in buona parte contrasti risolti abbastanza brillantemente. Se a questo si aggiunge il rapporto molto costruttivo tra la popolazione italiana e la parte di popolazione ucraina venuta a vivere in Italia, nonché tenendo conto del desiderio espresso da molti ucraini di unirsi al contesto europeo, è comprensibile come sia naturale sia l’apprensione che l’interesse degli italiani per le vicende ucraine.

IL PENSIERO DI ALCUNI ESPERTI ITALIANI

La Conferenza del 27 novembre aveva degli obiettivi molto ardui. Ma bisogna ammettere che gli esperti italiani convocati a discuterne hanno messo a fuoco alcuni aspetti e possibili soluzioni che potrebbero essere d’aiuto a chi ha ora sulle proprie spalle il peso della responsabilità di decisioni molto complicate e il cui esito è molto incerto e potenzialmente pericoloso.

Dopo l’introduzione del padrone di casa, Guido De Simone, i lavori sono stati aperti da una panoramica molto esaustiva in merito ai problemi sul campo e dietro le quinte, offerta dal Dr. Stefano Vernole, Vicedirettore di Eurasia e Direttore delle relazioni esterne del CeSEM (Centro Studi Europei e Mediterranei). Egli ha concluso la sua esposizione redarguendo sulla preoccupante mancanza di una seria “volontà politica” di arrivare ad una soluzione positiva dei contrasti, bensì acuendoli. Nel botta e risposta che ne è seguito con Guido De Simone, ha comunque sottolineato che ciò che finora ha evitato il peggio è l’atteggiamento estremamente compassato di Vladimir Putin che, piuttosto che cadere nel gioco delle continue e pesanti accuse, peraltro poco fondate o infondate, mantiene il necessario aplomb che finora ha evitato i veri guai, forse anche perché sembra chiaro che certi fastidiose punzecchiature puntano a provocare una “reazione” militare russa che sarebbe presa a pretesto sul piano internazionale per giustificare un vero e proprio conflitto armato.

Il successivo intervento dell’Antropologo Eliseo Bertolasi ha messo in evidenza il fattore identitario sul campo. L’Ucraina, geograficamente per la natura pianeggiante del suo territorio attraversato dal Dnepr ha sempre rappresento una sorta di “terra di mezzo” di “ponte” tra popoli, imperi, stati, religioni. Questa peculiarità dal punto di vista identitario ha prodotto due diverse rappresentazioni dell’identità nazionale ucraina: una “etnica ucraina”, l’altra “slava orientale”; appropriata quindi la definizione di “Paese con due anime”. Per tutta una serie di fattori storici questa polarizzazione, nel Paese, scorre sulla base dei meridiani: dall’Est in prevalenza russo etnico e russofono (come il Donbass), dove la maggioranza della popolazione guarda ancora alla Russia come alla culla di profondi legami storici, religiosi, identitari, familiari; man mano che ci si muove verso Ovest gli orientamenti identitari virano verso l’Europa. Questo equilibrio, sul quale l’Ucraina ha sempre giocato il suo potenziale geopolitico, è durato fino al febbraio del 2014 con la destituzione dell’allora presidente in carica Viktor Janukovič come esito della rivolta “Euro-Maidan”.

La memoria scritta messa a disposizione dal Prof. Marco Ricceri, Segretario Generale dell’Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, è stata letta da Guido De Simone. Si tratta di un richiamo al tema della SOSTENIBILITÀ come elemento che può determinare non solo il presente ma il futuro. Dopo aver suggerito che nell’area opera un organismo riconosciuto dall’ONU, la “Cooperazione Economica del Mar Nero” (BSCE), di cui sono membri Ucraina, Russia e Turchia, il 2021 è il primo anno di quello che l’ONU ha definito “The Decade of Action”, in cui piani, investimenti e ricerche saranno attivati per costruire, con il confronto e la cooperazione tra stati, un futuro sostenibile. Se è esplicito che alla domanda “Quale futuro vogliamo costruire?” la politica la elude, proponendo una “desertificazione del futuro”, Ricceri suggerisce che l’Ucraina potrebbe proporre un confronto strutturato e allargato (ai vicini, Russia inclusa) sui temi dello sviluppo sostenibile e sul futuro.

Il secondo Panel, introdotto e gestito dal Prof. Leonardo Dini, ha esordito con l’intervento dell’On. Massimo Ungaro, che ha richiamato i valori dell’Atlantismo a cui l’Italia è legata e la necessità di stimolare l’Ucraina a sentirsi pienamente occidentale. Pur mettendo in evidenza i limiti e i difetti della Russia (ancora lungi dall’essere pienamente uno “Stato di Diritto”), ha riconosciuto che le strategie adottate nei suoi confronti a seguito del crollo dell’URSS hanno teso ad isolarla e stringerla d’assedio, inducendone alcuni dei suoi atteggiamenti aggressivi. Ritiene che l’Ucraina dovrebbe puntare ad una sua indipendenza che le darebbe molto più rilevanza sul piano internazionale. Ha messo in evidenza come ancora oggi certe ingerenze nell’area tra il mondo russo e occidentale siano quasi stridenti, citando lo strano britannico nei contrasti sui migranti tra Bielorussia e Polonia, come se Boris Johnson punti a recuperare un ruolo internazionale che la Gran Bretagna aveva in passato.

L’Ambasciatore Maurizio Melani ha messo in evidenza che la situazione dell’Ucraina fin dal suo esordio come Repubblica indipendente, avrebbe richiesto l’adozione di configurazioni istituzionali speciali e lungimiranti, come quelli scelti dall’Italia per risolvere le tendenze autonomiste di regioni come il Trentino ed in particolare l’Alto Adige, con la sua popolazione di lingua tedesca, il Friuli Venezia Giulia, legato ai vicini slavi, la Valle d’Aosta con la sua popolazione di lingua francese e i dialetti valdostano e di origine tedesca, e le due isole maggiori, Sardegna e Sicilia, con una forte tendenza identitaria. Il regime di Regione con Statuto Speciale ha salvato l’Italia dalle tendenze separatiste e l’Ucraina farebbe bene a prendere in considerazione questo strumento piuttosto che un contrasto duro e forzoso. Questione totalmente diversa è quella della Crimea, da considerarsi ormai riacquisita dalla Russia, ma che non era mai stata veramente ucraina, seppure una procedura a verifica internazionale potrebbe riportare nella piena legalità l’iniziativa di autodeterminazione del popolo di Crimea, pressoché tutto russo. La Pace potrebbe divenire reale se fossero applicati gli Accordi di Minsk, purché ciò avvenga in un vero rapporto bilaterale ed equo.

Il Senatore Luigi Marino ha percorso la storia del rapporto tra la regione che circondava Kiev e Odessa, poi diventata Ucraina nel 1919, dopo essere stata a lungo un territorio a fasi alterne sotto il controllo polacco e quello dei Cosacchi (parola turca che significa nomadi) da Sudest. Il Sen. Marino ha sottolineato che i vari episodi storici che hanno visto l’Ucraina protagonista sono fortemente condizionati dai sentimenti dei russi che vedono in quelle terre la nascita del concetto stesso di Russia (Rus) e perciò è un legame incancellabile. A maggior ragione è assurdo e antistorico il virus russofobo iniettato a forza tra gli ucraini negli ultimi anni. Un atteggiamento che ha solo traumatizzato. E non solo non ha costruito nulla, ma ha messo a rischio perfino le radici storiche ucraine. l’Italia nel dopoguerra – a fronte di fenomeni di secessione – li risolse dando alle Regioni coinvolte uno Statuto Speciale, incluso un potere legislativo ed esecutivo autonomo, con il privilegio di trattenere sul territorio la quasi totalità dei tributi. Marino ha menzionato l’opinione, per lui ancora valida, dell’Ambasciatore Sergio Romano (Corsera del maggio 2014) secondo cui “… finché daranno l’impressione di volere l’Ucraina nella UE e nella NATO, gli USA e l’Europa correranno il rischio di accogliere nelle loro braccia un paese dimezzato”. Di qui la necessità di una soluzione politica nel rispetto della volontà delle popolazioni interessate, che corrisponda alle comprensibili ragioni della Federazione Russa dopo l’espansione della NATO sino ai suoi confini.

L’Ambasciatore Marco Carnelos ha preferito sottolineare la politica degli Stati Uniti, supportata da quella Britannica, con una crescente strategia di ingerenza nella regione finalizzata a isolare la Russia. Strategia che ha generato lo stesso fenomeno di russofobia che in Ucraina era ai minimi termini fino a quando non sono iniziati i rapporti, sempre più rilevanti, anche sul piano finanziario, tra Washington a Kiev. Nel suo intervento da Londra ha sottolineato la necessità dell’Ucraina di ricostruire un rapporto con la Russia. Questo anche tenendo conto che gli USA sembrano coltivare un eccesso di ambizioni senza manifestare chiare priorità: vogliono contenere la Cina, isolare la Russia e avvalersi di entrambe per mettere all’angolo l’Iran. L’unico risultato ottenuto finora è quello di una crescente concertazione russo-cinese, l’indisponibilità di entrambe a concorrere all’ulteriore isolamento dell’Iran, che dal canto suo ostenta tranquillità sulla capacità di resistere alle sanzioni.

Il Dr. Sandro Teti, profondo conoscitore delle culture russofone, ha messo in evidenza i rapporti culturali che legano russi ed ucraini. Errori ed orrori costellano il passato sia dell’Ucraina, sia della Russia, dalle forze galiziane nelle SS che hanno messo in atto l’olocausto, agli errori delle autorità russe nella gestione nella carestia Holodomor. Senz’altro un rapporto di rispetto reciproco tra Ucraina è Russia passa dal saper definire e praticare il rispetto delle minoranze, etniche e culturali.

Ha in particolare sottolineato che, se all’inizio temeva che questo incontro non avrebbe portato a qualcosa di utile, quanto ha udito dai relatori gli ha fatto cambiare idea e, piuttosto, ritiene utile dar seguito a quanto prodotto, probabilmente con un’iniziativa da organizzare in terra di Ucraina, sul piano ovviamente culturale, ma facendo di ciò quel tipo di diplomazia che ha spesso supplito a ciò che la politica aveva difficoltà ad affrontare.

Il Prof. Marco Mayer, docente alla LUISS e Link Campus, ha messo in evidenza la rilevanza delle attività di disinformazione che i rapporti dell’Unione Europea segnalano da tempo come ispirate dal Cremlino. In effetti la Federazione Russa negli ultimi anni ha sostenuto in occidente forze di destra, populiste e sovraniste con l’obiettivo di indebolire la UE e accentuare la divisione dei suoi Stati membri.  Mayer ha inoltre sottolineato che dopo la fine dell’Unione Sovietica l’atteggiamento dell’occidente è stato miope. Nel 1994 – pur dopo un accesso dibattito – il Messico è stato aiutato durante la cosiddetta “Tequila Crisis”, mentre i paesi del sud est asiatico e la Russia non hanno avuto un analogo supporto nelle grandi crisi del 1997/1998.

Questa miopia ha prodotto delusioni e sfiducia. Per quanto riguarda gli anni più recenti la Russia ha annesso il territorio della Crimea, mentre avrebbe potuto proporre una autonomia speciale prima in Crimea e poi in Donbass senza violare il diritto internazionale e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Un errore simile è stato compiuto dalle potenze occidentali in Kosovo, dal 1999 in poi. Sarebbe stato utilissimo, infatti, dare una autonomia speciale alle municipalità serbe.

La tutela delle minoranze, i processi di stabilizzazione e successivamente di riconciliazione possono infatti essere favoriti da assetti istituzionali simili a quelli che esistono in Italia nella provincia di Bolzano. Naturalmente non si deve mai perdere la distinzione tra democrazie e autocrazie. Il compito specifico che spetta al mondo libero e all’ Unione Europea è quello di dimostrare che nelle democrazie i conflitti sociali e culturali possono essere gestiti senza ricorrere all’ uso della forza.

TAVOLA ROTONDA

Durante la TAVOLA ROTONDA, moderata dal Dr. Giuliano Bifolchi, analista in geopolitica, il Prof. Leonardo Dini ha auspicato che Zelensky e Putin inaugurino un dialogo, sia esso con mezzi remoti (telefono, video conferenza, ecc.) o di persona, così come sarebbe utile un dialogo tra DUMA e RADA, generando un nuovo rapporto di comprensione e di conseguenza amicizia tra i popoli russo e ucraino. Forse ciò potrebbe essere facilitato da una mediazione da parte delle corrispondenti istituzioni italiane, così come sarebbe auspicabile che il Premier italiano, Mario Draghi, diventi un promotore della pace, insieme ai leader di Germania e Francia. Dini vede come possibile che ai trattati di Minsk segua un Trattato di Roma. L’Ambasciatore Melani ha concordato sull’approccio generale del Prof. Mayer, ma ha osservato che oggi non è più ipotizzabile un ritorno della Crimea all’Ucraina, seppure in regime di massima autonomia. La strada da tentare è quella di legalizzare l’annessione con un referendum, ma stavolta sotto controllo internazionale, così da risolvere definitivamente il contrasto.

De Simone, oltre a dare ragione a Melani sulla sorte della Crimea, sottolineando che il principio di autodeterminazione dei popoli va comunque applicato, ha ricordato che il problema del Donbass è di essere di fatto la regione carbonifera e che, in assenza di gas e petrolio dalla Russia, l’Ucraina muore di freddo. De Simone ha anche evidenziato che il punto debole sul terreno è l’Europa, confermando un’osservazione del Prof. Mayer. Quest’ultimo ha infatti ricordato che i paesi europei trattano singolarmente con la Federazione Russa il proprio fabbisogno energetico, rafforzandone la posizione. In questo caso l’Unione Europea appare disunita e perciò facilmente condizionabile da parte di chi preferisce un’Europa non coesa e più debole. La recente collaborazione trilaterale tra Francia, Germania e Italia – ha aggiunto Mayer – potrebbe preludere ad una politica energetica della UE.

De Simone ha aggiunto che un’Europa debole serve non solo alla Russia, visto che da decenni è la strategia d’oltre Atlantico.

Dini ha citato sul tema gas/petrolio il parere di un esperto del CNR in risorse energetiche, che ritiene che almeno al momento, non essendo ancora completate le procedure per il North Stream, che salterebbe l’Ucraina, questo inverno il gasdotto originale continuerà a servire l’Ucraina come l’Europa.

Mayer ha concluso concordando con Dini che è giusto favorire un dialogo tra Zelensky e Putin, ma, vista l’evidente asimmetria nelle posizioni di forza dei due paesi, è opportuno che Zelensky sia facilitato da altri leader europei e occidentali. Su diversi dossier l’Europa è divisa, non solo a causa di influenze esterne, ma soprattutto per la miopia nazionalistica di alcune cancellerie europee, che in alcuni casi, come l’Ungheria, agiscono come se l’Unione non esistesse, a tutto vantaggio di chi ne approfitta.

De Simone ha ribadito che forse ciò è una delle cause dell’impasse degli accordi di Minsk, visto che uno dei firmatari soffre di una crisi d’identità schizofrenica.

CONCLUSIONI

Per le CONCLUSIONI, Guido De Simone, facendo sintesi dei vari interventi, fermo restando che la soluzione per le regioni in odor di secessione è quella già adottata con successo in Italia, nelle regioni di confine a popolazione mista o con una forte identità e tendenza all’autonomia, come le isole principali. Per ciò che riguarda la Crimea, ogni problema verrebbe risolto effettuando il Referendum una seconda volta, sotto il controllo internazionale, così da ufficializzare lo stato di fatto e la volontà popolare.

De Simone ha però anche sottolineato che, se è vero che l’attuale situazione denuncia uno stallo dovuto alla carenza di volontà politica delle parti in causa, data da un’opprimente incertezza, è altrettanto vero che la PACE DEFINITIVA non è mai fatta dai leader, che al massimo la possono ispirare e siglare, e poi incrociare le dita. Infatti, una PACE PROFONDA è quella che vige tra i Popoli… E i popoli, di fatto, almeno in stragrande maggioranza non amano i conflitti, che invece subiscono. Solo le élite li possono volere… e quasi sempre per interessi che tutto sono meno che del proprio Popolo.

Sono i popoli a determinare se, al di là delle dichiarazioni ufficiali dei leader, c’è una vera pace tra le persone, fondata su rispetto e comprensione reciproci.

Per i capi di stato e di governo questo concetto può essere la via d’uscita dai problemi, per non lasciarsi intrappolare nei giochi di strategia da tavolo, specialmente se in quel gioco sono la parte debole:

  • quando le vie verso la pace sono bloccate dai protagonismi o dall’intento di prevalere di una delle parti, proponendo accordi sbilanciati a proprio favore;

  • quando si è fin troppo sollecitati o condizionati da “consigli dall’esterno”;

  • quando ci si basa unicamente sulla propria visione personale, peraltro tutt’altro che serena, viste le varie sollecitazioni esterne, nonché considerando la pesante responsabilità che una situazione critica comporta,

… in tutti questi casi è opportuno che chi rappresenta un popolo ricordi che l’ascolto del “Popolo” è fondamentale.

La condivisione con il Popolo sarebbe un’iniziativa inusuale, ma particolarmente gradita ai cittadini.

Ma, cosa non secondaria, ciò consentirebbe ai leader di andare al tavolo della trattativa con un intero popolo al proprio fianco.

E di sicuro quella che proporrebbero sarebbe la PACE, perché i popoli, almeno in stragrande maggioranza, non amano i conflitti, non vivono bene in una situazione di perenne contrasto e pericolo, sotto continua minaccia.

Considerando, poi, che i leader si vantano di essere tali perché eletti democraticamente (seppure, come ricordato da molti dei relatori, ci siano diversi tipi e livelli di “democrazia”, anche di facciata o vie di mezzo) sarebbe bene che i leader ricordino che in democrazia il sovrano è il Popolo e che i leader sono al suo servizio. E, se il sovrano parla, i leader dovrebbero ascoltarlo e capirne la volontà prima di agire.

Forse questa potrebbe essere la chiave per superare la mancanza di volontà dei leader e ritrovarla nella volontà del popolo, che difficilmente non vuole la pace.

Nel caso di tale atteggiamento SAGGIO, il panel italiano, eventualmente integrato da altri specialisti e da esponenti istituzionali italiani, sarebbe disponibile a contribuire, anche stimolando un ruolo di mediazione internazionale delle istituzioni italiane.

Quanto alle forze esterne a tale processo, se il loro vero intento è la pace, la tanto decantata democrazia ed un vero sviluppo sostenibile, esse dovrebbero essere più che liete che ciò avvenga. E perciò dovrebbero evitare ogni ingerenza che sia di ostacolo.

UN PASSO FUTURO POTENZIALE

L’idea esposta dal Dr. Sandro Teti di dare un seguito in Ucraina ha molto più che senso. Molto più di quanto non si percepisca subito. Peraltro, è perfettamente in sintonia con il punto di vista di chi ha realizzato questa conferenza. Si tratta di ipotizzare e possibilmente realizzare qualcosa di molto significativo con l’appoggio e la collaborazione delle stesse autorità ucraine.

Le considerazioni scaturite dalla conferenza sono destinate ad essere offerte principalmente alle istituzioni ucraine (Presidente e Rada).

Andrebbe aggiunta l’ipotesi di costruire UN ULTERIORE EVENTO. Un TOUR, votato a dialogare con le popolazioni locali, in Ucraina, facendole partecipi del problema e delle sue soluzioni, aiutandoli a sceglie LA SOLUZIONE PIÙ PRODUTTIVA, quella in cui NESSUNO PERDE.

L’idea potrebbe essere di coinvolgere le autorità istituzionali, affinché principalmente ASCOLTINO e capiscano la VERA volontà popolare, al di là delle distorsioni create, involontariamente o volontariamente dai vari arruffapopoli (coloro che gli antichi greci chiamavano demagoghi).

Non c’è popolo al mondo che, in STRAGRANDE maggioranza, non voglia altro che la PACE.

Gli arrabbiati sono sempre una minoranza insignificante. Ma, pur essendo una maggioranza schiacciante, essa non ha voce, né viene ascoltata. Infatti, è una maggioranza delusa o arrabbiata con la politica, perché, non solo i politici non la ascoltano, ma poi si arrogano il diritto di sentenziare cosa pensa e vuole il popolo, senza veramente conoscere. Perciò, basta creare l’opportunità e lo strumento per dare voce al popolo. Questo potrebbe essere un TOUR nelle principali località, dove realizzare UNO SCAMBIO DI IDEE TRA POPOLI.

Una rappresentanza di intellettuali del Popolo italiano e il Popolo ucraino, quello vero, si incontrano e si scambiano le proprie esperienze, SENZA INTERMEDIARI, ci si parla tra gente che conosce la vita e cerca una via per vivere bene, in armonia.

Pertanto, le istituzioni dimostrano la loro lungimiranza e saggezza e stavolta ascoltano… prima di decidere.

È un’idea troppo ardita? … Eppure, senza le utopie il progresso umano sarebbe ancora all’età della pietra.

RED

Video conferenza

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