Turchia

Published on aprile 25th, 2021 | by Eurasia News

0

Biden riconosce il genocidio degli armeni e il presidente turco Erdogan risponde: “questa risoluzione deteriora i rapporti bilaterali tra i nostri paesi”

Il presidente americano ha deciso di riconoscere come genocidio l’uccisione di 1,5 milioni di armeni durante il periodo della prima guerra mondiale da parte dell’impero ottomano. Lo scrive il New York Times, precisando che l’annuncio è atteso per sabato, 106/mo anniversario dell’eccidio di massa.

Joe Biden sarà di fatto il primo presidente americano a farlo, dopo che almeno una trentina di paesi lo hanno già fatto. Appena pochi mesi fa, a fine Ottobre, il Congresso americano controllato dai democratici, approvò a larghissima maggioranza una mozione che riconobbe il primo genocidio del ventesimo secolo. Poche settimane dopo, a metà Novembre fu il turno del Senato americano, che era ancora a maggioranza repubblicana, a votare all’unanimità il riconoscimento del genocidio armeno. Una scelta bipartisan che è stata anche il frutto di anni di sforzi politici della diaspora armena. A conferma del largo consenso che gode la questione armena negli Stati Uniti, un articolo scritto da Samantha Powell, diplomatica che ha servito nella seconda amministrazione Obama e membro del Partito Democratico, celebra il riconoscimento come un atto dovuto e la fine del ricatto della Turchia, la cui “pressione autocratica” aveva spinto gli USA al silenzio “per troppo tempo”.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan , che ha letteralmente definito questa decisione «una commedia», «una parodia» e «frutto di politiche sbagliate», ha annunciato ripercussioni sulle relazioni bilaterali. Erdogan ha utilizzato le seguenti, testuali parole: «Dico con chiarezza che questa risoluzione non ci danneggia, ma deteriora i rapporti bilaterali tra due paesi, gli interessi e la visione per il futuro. Noi non saremo i perdenti». In un’ulteriore reazione, Erdogan ha minacciato anche l’immediata espulsione dal paese di oltre 100 000 armeni senza regolare permesso di soggiorno.

Il governo turco, che nega il genocidio perpetrato dagli ottomani nel 1915 e sostiene che le vittime furono il normale risultato degli scontri della Prima guerra mondiale, convocò l’ambasciatore degli Stati Uniti sventolando la minaccia di chiudere la base militare di Incirlik, dove sono ospitate testate nucleari americane. La mozione votata dal Congresso non era vincolante, l’Amministrazione Trump poté bloccare il processo di riconoscimento. Il presidente, a pochi giorni dal perdere le elezioni, non voleva infastidire la Turchia in un momento in cui bisognava tenersi buono Erdogan in Siria, in Libia e nella Nato. Soprattutto dopo che gli accordi di Abramo avevano riportato il baricentro dell’interesse americano sul rapporto tra Israele – Arabia Saudita, paesi avversari della Turchia. In cinque mesi molto è cambiato nella politica estera statunitense: riaprendo il dossier iraniano, Biden non solo tenta di correggere gli accordi di Abramo, ma di fatto manda un chiaro segnale a Teheran di voler contenere l’influenza di Ankara proprio in Siria e contemporaneamente anche il Libia.

Ricordiamo che anche la Svezia aveva di recente adottato una risoluzione in linea con quella americana e che persino l’Europa stia prendendo un atteggiamento simile contro Erdogan, lo testimonia anche l’espressione usata dal Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi solo due settimane fa, che lo definì “dittatore” dopo il noto episodio della “poltrona” negata a Ursula von der Leyen.

Da segnalare anche la reazione alle dichiarazioni di Biden dell’Azerbaigian, storico avversario dell’Armenia soprattutto (ma non solo) per la diaspora sul Nagorno-Karabakh. Ad intervenire è il Ministero degli Affari Esteri azero, che in una nota scrive: “È un peccato che la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden in occasione della Giornata della memoria armena, abbia distorto i fatti storici sugli eventi del 1915”.

Da Baku lo stesso Ministero prosegue nella sua nota affermando: “Coloro che politicizzano il cosiddetto ‘genocidio armeno’, tacciono sul massacro di oltre 500.000 persone da parte di gruppi armati armeni a quel tempo, così come sui massacri commessi dai Dashnaks armeni a Baku e in altre regioni dell’Azerbaigian nel marzo 1918. Mentre vengono travisati gli eventi accaduti 100 anni fa, la mancata valutazione del genocidio commesso dall’Armenia contro gli azerbaigiani a Khojaly 30 anni fa è un esempio di pregiudizio e doppi standard.”

Il Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian, infine, precisa che “gli eventi del 1915 dovrebbero essere studiati dagli storici, non dai politici. Tuttavia, come è noto, l’Armenia, che vuole nascondere gli eventi e cercare di dipingere se stessa come un paese oppresso, non ha accettato la proposta della Turchia di indagare sugli eventi di quel periodo da parte di una commissione storica congiunta. La falsificazione della storia, i tentativi di riscrivere la storia e il suo uso per pressione politica sono inaccettabili”.

RED

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Comments are closed.

Back to Top ↑
  • Translator

  • Eurasia News TV

  • Official Facebook page

    Facebook By Weblizar Powered By Weblizar
  • 
      • Mosca
      • Roma
      • Baku
        • Monday 27 09
        • ??°
        • icon
          • Min°
          • Max°
    Geolocation...
    weather press loader
    • Recent Posts

    • Archivi

    • Newsletter

      Subscribe to our newsletter