Svizzera

Published on marzo 10th, 2021 | by Eurasia News

0

Dalla Svizzera arriva un proclama di tolleranza zero: vietato nascondere il viso in pubblico.

Ha vinto in Svizzera il referendum cosiddetto “anti-burqa”, promosso dalla destra conservatrice. La maggioranza dei cittadini della Confederazione elvetica ha infatti votato sì al divieto di “dissimulare il proprio viso“. Secondo i risultati definitivi, il testo di modifica costituzionale ha ottenuto il 51,2% dei consensi e l’adesione di 20 dei 26 cantoni, nonostante maggioranza e governo fossero contrari.  Piovono a pioggia le prime considerazioni politiche e da parte del mondo dell’imprenditoria. La prima ad esporsi è Barbara Gisi, direttrice della Federazione svizzera turismo, che si dice preoccupata per i cali che arriveranno in termini di afflusso turistico ed aggiunge che: ”Da quando il Canton Ticino lo ha proibito, gli arrivi dai Paesi del Golfo sono diminuiti del 30%”. E pensare che da oggi è realtà per tutto il paese.

Si riapre il dibattito quindi, quel dibattito ormai conosciuto che travalica i confini ideologici della  destra/sinistra. Le istanze qui sono tante ed hanno tutte le loro ragioni.  Il velo è una schiavitù per le donne, o il legittimo diritto di una minoranza religiosa a vestirsi come vuole? Secondo Marco Chiesa, alla guida del partito di destra Udc, che ha circa il 29% dei consensi, questo referendum ”È un chiaro segnale contro l’islam radicale e contro i teppisti”.  I verdi sono invece sono indignati.  Questo costituirebbe un attacco frontale ai diritti fondamentali e alla protezione delle minoranze. “Aiuteremo le donne colpite dal divieto a ricorrere alla Cedu, la Corte europea per i diritti dell’Uomo”. Ma la Cedu non è intervenuta in nessun caso e per nessun paese che ha trasposto in legge il divieto di nascondere il viso in pubblico.

I socialisti di  Roger Nordmann invece smorzano i toni e il leader dichiara: “Non succederà nulla. I cantoni non creeranno certo brigate anti-burqa, nessuna sarà multata. Nel voto si sono sommati vari sì: quello xenofobo dell’Udc, quello laico contro i simboli religiosi negli spazi pubblici, e quello femminista. Ma la discriminazione arretra, rispetto al 57% che dodici anni fa disse no ai minareti”.

La questione, lo abbiamo detto, tocca la destra, la sinistra ma anche i laici ( che non vogliono segni di riconoscimento religioso in pubblico) ma soprattutto le femministe che in questo caso si separano. Le socialiste di Tamara Funiciello non pensano sia opportuno indicare alle donne l’abbigliamento più consono. La questione politica non deve essere spacciata per battaglia femminista. Le femministe per un Islam progressista, invece, con Saida Keller-Messahli, sono entusiaste e dichiarano : ”È stato un sì trasversale contro un’ideologia totalitaria che ci opprime e non ha diritto a esprimersi in una democrazia”.

Ad ogni modo, votando sì a questo referendum, gli svizzeri hanno approvato il divieto di ogni copertura per il viso, dai niqab ai burka indossati da poche donne musulmane nel Paese, ai passamontagne e le bandane dei manifestanti.

Il risultato del referendum entrerà nella Costituzione, ma con rappresenta una novità a livello europeo: sono infatti diversi i paesi che vietano il niqab e il burqa, anche se in forma e gradi differenti. La Francia è stata la prima a proibire il velo integrale, con una legge nel 2010: non lo si può indossare in strada, nei negozi, nelle pubbliche amministrazioni, così come sui trasporti pubblici, nei municipi e al cinema. La norma francese prevede multe fino a 150 euro.  Anche in Austria c’è una legge contro le dissimulazioni del viso nei luoghi pubblici , entrata in vigore nel 2017ed anche qui le multe possono raggiungere i 150 euro. In Belgio, il velo integrale è bandito in pubblico dal 2011. Chi infrange questa legge, oltre a una multa, può incorrere in pene fino a sette giorni di prigione.  Leggi contro la dissimulazione del volto sono pure in vigore in Bulgaria e in Danimarca.  In Germania, dal 2017 il velo integrale è vietato per i funzionari pubblici e i militari, ma non nello spazio pubblico anche se la legge obbliga le persone a mostrare il viso in caso di controllo di identità. Alcuni Länder lo hanno però esplicitamente vietato nel quadro della pubblica istruzione. Il velo integrale è vietato, dal 2018, anche nei Paesi Bassi, ma solo negli istituti scolastici, nelle istituzioni, negli ospedali e sui trasporti pubblici. Un divieto esistente pure in Norvegia (2018), ma solo nelle scuole. In Italia invece, divieti simili esistono solo in Lombardia e nel Veneto.

Il referendum, strumento di democrazia diretta, sembra quasi faccia “la storia” di questo paese. Per pura coincidenza, proprio cinquanta anni fa, alla vigilia dell’otto marzo, grazie a un referendum, si approvava il diritto di voto alle donne. Era il 1971, anno in cui la Svizzera non puniva neanche lo stupro familiare.

Superamento ideologico di destra/sinistra ma anche considerazione /rivalutazione di quello che oggi rappresenta lo Stato con il proprio ordinamento. Cosa rappresentano i confini di uno Stato oggi, il diritto alla libertà di ogni singolo individuo, ma anche il tema dell’ordine pubblico e la lotta al terrorismo. Poi la religione, il femminismo. Una società, quella svizzera, spaccata perfettamente a metà. Una decisione che non sorprende in uno scenario che conosciamo bene.

Noemi Maria Cognigni

Tags: , , , , , , , , , ,


About the Author



Comments are closed.

Back to Top ↑
  • Translator

  • Eurasia News TV

  • Official Facebook page

    Facebook By Weblizar Powered By Weblizar
  • 
      • Mosca
      • Roma
      • Baku
        • Tuesday 07 12
        • ??°
        • icon
          • Min°
          • Max°
    Geolocation...
    weather press loader
    • Recent Posts

    • Archivi

    • Newsletter

      Subscribe to our newsletter