Francia

Published on marzo 4th, 2021 | by Eurasia News

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IL CASO DELL’EX PRESIDENTE FRANCESE NICOLAS SARKOZY

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato condannato a tre anni di carcere, due dei quali con la condizionale, per corruzione nel cosiddetto “affare intercettazioni”. Il Tribunale penale ha stabilito che era stato concluso un vero “patto di corruzione” tra Nicolas Sarkozy, il suo avvocato Thierry Herzog e l’ex alto magistrato Gilbert Azibert.

Per la presidente del Tribunale, Sarkozy difatti avrebbe cercato di corrompere l’alto magistrato Azibert garantendogli un incarico importante a Monaco in cambio di informazioni riservate su un caso che lo riguardava (il caso Bettencourt), il tutto con la complicità del suo avvocato.

Il caso delle intercettazioni risale al 2014, due anni dopo il suo addio all’Eliseo. Sarkozy era stato chiamato a rispondere dell’accusa di aver tentato di ottenere dal magistrato della Corte di CassazioneGilbert Azibert appunto, informazioni confidenziali che lo riguardavano, e di influire su una procedura avviata nel caso Bettencourt, che vedeva Sarkozy accusato di aver ricevuto finanziamenti elettorali illeciti ( da parte dei libici), nel quale avrebbe ottenuto un non luogo a procedere nel 2013, in cambio della promessa di intervenire a favore del magistrato perché ottenesse un incarico di prestigio a Monaco. I giudici hanno scoperto che Sarkozy utilizzava una linea telefonica segreta, aperta sotto il nome di “Paul Bismuth”, per comunicare con il suo avvocato Herzog. Circa dieci delle loro conversazioni sono state intercettate. Da qui è partita l’accusa relativa a un “patto di corruzione” tra l’ex presidente, Herzog e Gilbert Azibert.

Gli atti di cui è colpevole il signor Nicolas Sarkozy sono di particolare gravità, essendo stati commessi da un ex presidente della Repubblica garante dell’indipendenza della magistratura. Ha sfruttato il suo status di ex Presidente della Repubblica e le relazioni politiche e diplomatiche intrattenute durante il suo mandato per premiare un magistrato che ha servito i suoi interessi personali”. “Tale comportamento non può che ledere gravemente la legittima fiducia che ogni cittadino ha diritto ad affidare alla giustizia. Questa deviazione, che mina gravemente lo Stato di diritto e la certezza del diritto, richiede una ferma risposta penale” ha dichiarato la presidente del Tribunale penale Christine Mèe.

Anche Herzog e Azibert sono stati anche giudicati colpevoli di violazione del segreto professionale e l’avvocato è stato interdetto dalla professionale per cinque anni. Sarkozy, intanto, che aveva già proclamato la sua innocenza durante il processo di dicembre, presenterà appello così come il suo avvocato che nel frattempo dovrà difenderlo nell’altro processo che lo attende il 17 marzo nella vicenda Bygmalion riguardante i costi della sua campagna presidenziale del 2012. Già nel marzo 2015 infatti, Sarkozy era stato ascoltato come testimone assistito nell’inchiesta su 400 mila euro di multa che avrebbe dovuto pagare per lo sforamento del tetto delle spese autorizzate durante la campagna elettorale 2012.

La condanna al carcere per Nicolas Sarkozy è la seconda nella Quinta Repubblica per un ex presidente, dopo quella di Jacques Chirac ma non c’è mandato di carcerazione nei suoi confronti, né verso gli altri due imputati riconosciuti colpevoli. La condanna a un anno di reclusione potrà essere organizzata anche a domicilio con monitoraggio elettronico, o scontare la pena attraverso lavori socialmente utili.

Da quando non è più all’Eliseo, Nicolas Sarkozy è sotto mira. L’ultima bega legale è stata lo scorso gennaio, quando l’ex presidente è finito nella bufera per un incarico di assistente parlamentare “fittizio ma ben pagato” assegnato alla sua ex moglie Cécilia Attias quando lui diventava ministro dell’interno.  Ma le grane giudiziarie non finiscono qui.  Sulle sue spalle cadrebbe anche la responsabilità della guerra in Libia nel 2011. Secondo una ricostruzione di alcune mail dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton, la Francia avrebbe avanzato l’attacco in Libia e contro Gheddafi perché i libici, attraverso una copiosa riserva d’oro, erano pronti a coniare nuova moneta da usare nei paesi francofoni arabi in sostituzione del franco francese e non di certo per motivi umanitari (come invece formalmente). Alcune ricostruzioni fornite al caso Bettencourt testimoniano come la decisione dell’ex presidente di schierarsi coi ribelli libici dipendesse anche dai  rapporti personali fra lui e Gheddafi perché il Ràis, come documentato in altre fonti (tra queste il libro dei giornalisti Fabrice Arfi e Karl Laske del 2017 in cui si parla di “borse piene di banconote che viaggiano tra Tripoli e Parigi, bonifici sospetti, lettere con promesse di milioni) avrebbe ampiamente favorito l’elezione dell’allora leader della destra francese.

Intanto, tutto questo sta succedendo ad un anno dalle presidenziali francesi, in un momento cui i Repubblicani non hanno un candidato leader e che anzi, da tempo premevano in un ritorno dell’ex presidente, riconosciuto da sempre come uomo di polso e di autorità. La “sarkomania”, quella corrente di destra neo-gollista che si identifica con le scelte e la guida di Sarkozy non è finita. Lo stesso partito, a verdetto espresso,  si è compattato attorno all’ex leader sostenendolo con forza nonostante i guai giudiziari. A confermarlo lo stesso presidente dei Repubblicani, Christian Jacob che ha dichiarato: “Molti si dicono che per uscire dalla confusione nella quale il paese si trova c’è bisogno di un uomo con autorità, come Nicolas Sarkozy ha saputo averne”.

Il fatto è che non esiste tra i papabili un nome forte quanto il suo e secondo il prestigioso quotidiano Le Monde, in una situazione così critica e confusa, probabilmente Sarkosy sarebbe il “bene rifugio” su cui contare. Egli si inserirebbe perfettamente nel dibattito tra Marine Le Pen e Emmanuel Macron con posizioni chiare e già note al popolo francese. Insomma, per i Repubblicani, potrebbe essere il male minore.

Noemi Maria Cognigni

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