Francia

Published on febbraio 5th, 2021 | by Eurasia News

0

Francia: ancora mobilitazioni popolari di protesta

Sono stati giorni caldi in Francia, giorni di grandi manifestazioni a larga partecipazione.

A scendere nelle piazze i gilet gialli, ma anche sindacati, collettivi e cittadini comuni.  Si protesta contro le ulteriori restrizioni anti-covid 19 e contro la legge sulla sicurezza globale. La sensazione è che lo Stato francese si stia avviando ad una politica piuttosto autoritaria in cui il razzismo istituzionale non viene condannato abbastanza. Aumentano invece i casi di repressione, soprattutto contro i neri, ed aumentano le negligenze da parte del welfare al sostegno delle categorie socialmente più deboli.

La mobilitazione in verità è partita già mesi fa quando a novembre i cittadini già si erano fatti sentire a gran voce contro la suddetta legge: quello che proprio non va giù è in particolare l’articolo che vieterebbe di filmare o fotografare poliziotti in azione.

Parigi risponde con forza ma anche in altre città come Lione, Lille, Nantes e Strasburgo si registra una forte mobilitazione, soprattutto da parte di alcune categorie maggiormente colpite dalla crisi come quelle legate al mondo dell’arte, del turismo e della cultura: centinaia di artisti, musicisti, operatori dello spettacolo, sono scesi in piazza manifestando contro la chiusura di cinema, teatri, musei e sale concerti.

Ma vediamo cosa è successo sabato scorso nella capitale presa da assalto da tre differenti cortei.

A Place de la République, a Parigi, già dal mattino iniziative e presidi, come quello del sindacato dei giornalisti, tra i più critici e battaglieri nei confronti del provvedimento definito un vero e proprio tentativo del governo di mettere un bavaglio a stampa e cittadini. Un corteo di centinaia di persone ha chiesto il ritiro del progetto di legge al grido di: “polizia dappertutto, giustizia da nessuna parte” e “la macchina fotografica non ha mai ucciso nessuno”. Ovunque, i manifestanti hanno gridato contro lo “stato d’emergenza” e lo “stato di polizia”.

Il ministero dell’Interno ha risposto con migliaia di uomini schierati e decine di mezzi blindati e di idranti della Polizia. I dati dell’affluenza alle manifestazioni sono variati molto, come capita sempre, tra le autorità e gli organizzatori: mentre la polizia ha stimato un’affluenza di circa 34000 persone in tutti il paese, gli organizzatori attivisti hanno dichiarato un numero di circa 200.000 persone. La polizia ha comunque arrestato settantacinque persone in tutto il paese, ventiquattro delle quali solo a Parigi. Sono dodici invece, gli agenti di polizia rimasti feriti.

È una strana dittatura, ci si chiede fino a che punto si spingeranno con questa legge“- ha detto François, un manifestante di Lille, che si è identificato solo con il suo nome di battesimo: “Se questo avviene nel nostro paese, calpestando i diritti dell’uomo e le sue libertà, allora mi vergogno di essere francese”, ha aggiunto.

Ma non finisce qua perché nella stessa giornata di sabato ci sono stati anche diversi raduni contro la presenza di Amazon, in particolare al Pont-du-Gard, dove il gigante americano della distribuzione per corrispondenza, intende costruire un deposito di 38’000 metri quadrati, nel comune di Fournès,  patrimonio dell’umanità. Nella mattinata già un migliaio di persone si erano radunate piantando alberelli sul terreno indicato per il nuovo deposito, innalzando striscioni con la scritta “Stop Amazon” e “Né qui né altrove. Ma l’attacco ad Amazon smuove e raduna centinaia di persone di gruppi ambientalisti e anticapitalisti anche in altre zone del paese come ad esempio a Carquefou, un sobborgo di Nantes. “Condanniamo Amazon per aver distrutto più posti di lavoro di quanti ne creano”, ha detto Sophie Jallier, portavoce degli organizzatori a Carquefou.  Ed ancora altre proteste sono state segnalate nelle città di Ensisheim e Augny.

Sono passati due anni da quando i cittadini di Fournes e dintorni hanno combattuto contro l’installazione di un gigantesco magazzino Amazon”, ha detto Raphael Pradeau, portavoce del gruppo di attivisti cittadini francesi Attac. “All’inizio erano un soli davanti a tutti, ma sono riusciti a fermare il progetto grazie a un ricorso legale. Noi vogliamo dimostrare che queste non sono piccole lotte isolate e che possiamo mobilitare centinaia di persone pronte a tornare per smettere di lavorare”, ha aggiunto Pradeau.

Amazon e il suo progetto di urbanizzazione costituirebbe un pericolo serio per l’agricoltura, il clima e la salvaguardia delle biodiversità. Gli attivisti poi, già provati dalla crisi derivante dalla pandemia, attaccano il gigante americano anche per i ricavi che continuano a lievitare a scapito delle piccole realtà tradizionali. Insomma, i cittadini si stanno difendendo dall’aggressione di un consumo di massa di stampo americano che rischia di insediarsi in ogni settore dell’economia francese.  Anche questa è una battaglia economica soprattutto politica e culturale, che dura da mesi in Francia. La pensano diversamente in Amazon, secondo cui in Francia sarebbero stati investiti circa dieci miliardi di euro con la creazione di centotrentamila posti di lavoro.

Il resto è storia da scrivere.

Noemi Maria Cognigni

Tags: , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Comments are closed.

Back to Top ↑
  • Translator

  • Eurasia News TV

  • Official Facebook page

    Facebook By Weblizar Powered By Weblizar
  • 
      • Mosca
      • Roma
      • Baku
        • Tuesday 15 06
        • ??°
        • icon
          • Min°
          • Max°
    Geolocation...
    weather press loader
    • Recent Posts

    • Archivi

    • Newsletter

      Subscribe to our newsletter