Giappone

Published on gennaio 30th, 2021 | by Eurasia News

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MA IL GIAPPONE E’ ANCORA IL PAESE DEI SUICIDI?

Il Giappone, si sa, ha sempre avuto un numero altissimo di suicidi. Questo dipende soprattutto da tradizioni culturali e dalla religione del paese.  Le due religioni di stato, il Buddismo e lo Scintoismo, non hanno mai condannato il suicidio diversamente dal Cristianesimo, e gli stessi samurai ricorrevano al seppuku per salvare l’onore, dopo una sconfitta o una ignominia.

Tutto questo dice ancora qualcosa, anche oggi in un’epoca diversa e con delle condizioni completamente differenti. Difatti anche se ai nostri giorni le cause non sono direttamente legate al senso dell’onore e della salvaguardia della propria famiglia e del proprio nome, l’onore lo ritroviamo comunque nel momento in cui moltissimi giapponesi scelgono il suicidio per scappare alla vergogna.

Le statistiche mostrano come ad aumento della povertà aumentano i suicidi perché le persone si vedono strette nella morsa dell’impossibilità di sopravvivere. L’NLI Research Institute ha calcolato che un punto percentuale in più di disoccupazione si traduce in 3mila suicidi in più all’anno.  Come prime istanze troviamo il senso di disperazione, l’impossibilità di potersi pagare una casa o comprarsi del cibo ma se andiamo a fondo e andiamo alla radice del problema è chiaro come tutto questo dipenda anche dal profondo malessere interiore, al senso di vergogna, alla mancanza di certezze, al sentirsi frustrati e con l’orgoglio ferito. Quello che evince dagli studi è infatti che molti cittadini in difficoltà non chiedono aiuto agli enti di assistenza proprio per vergogna.

Nel 2009, l’ultimo anno in cui si registravano tassi di suicidio notevoli, l’economia era stata travolta dalla crisi finanziaria, provocando un alto numero di casi di bancarotta e una perdita notevole di posti di lavoro. Poi per ben undici anni di fila, i tassi di suicidi in Giappone sono stati in calo fino al sopraggiungere della pandemia e della conseguente crisi: il 2020 segna +3,7% rispetto all’anno precedente.  La dichiarazione arriva dal ministero della salute giapponese il quale ha riferito che 20.919 individui si sono suicidati nel corso del 2020, un dato che colpisce considerando soprattutto che i morti per coronavirus in Giappone alla fine sono stati nel corso del 2020, 4400.

Quello che colpisce di più è l’incidenza notevole dei casi femminili (+37%rispetto a luglio-ottobre scorso) e quelli dei più giovani (+49% rispetto a luglio ottobre scorsi).  La forte incidenza femminile dipenderebbe, secondo gli esperti, proprio da alcuni “limiti” che le donne continuano a vivere nella società patriarcale giapponese: maggiore insicurezza sul lavoro, maggiori oneri nella cura dei figli e maggiori disagi (stress e spesso violenza) causati dalle più ore trascorse in famiglia. “A differenza di normali circostanze economiche questa pandemia colpisce in maniera sproporzionata la salute mentale di bambini, adolescenti e donne”, affermano gli autori dello studio pubblicato da Nature Human Behaviour.  La seconda ondata in particolar modo ha inciso su settori quasi esclusivamente femminili come quello turistico e quello legato al commercio al dettaglio. In questi settori ci sono stati più licenziamenti e sono stati maggiormente colpiti dalle misure anti covid, secondo uno studio della CNN.

Le statistiche però mostrano un quadro diverso dalla prima ondata, in cui i suicidi erano addirittura diminuiti del 14% rispetto al 2019 come mostra una ricerca della Hong Kong University e del Tokyo Metropolitan Institute of Gerontology. La riduzione era collegata ai sussidi statali, alla riduzione delle ore di lavoro e alla chiusura delle scuole, a testimonianza che la prima reazione di grande assistenza da parte dello Stato, abbia giovato proprio nel restituire quelle certezze per poter vivere con dignità.

Ad ogni modo, la notizia smuove il Giappone (il ministero del Welfare e della salute si dichiara estremamente preoccupato) ma non gli esperti di salute mentale, che avevano già preallertato che con la pandemia sarebbero aumentati i tassi di suicidio in tutto il mondo, soprattutto per le donne. Uno studio che ha riguardato diecimila donne in tutto il globo, ha mostrato come i problemi di salute mentale sarebbero aumentati del 27% per le donne contro il 10% per gli uomini.

Nei media nazionali non se ne parla molto, ma diversi osservatori fanno notare che molti cittadini dormono nelle stazioni dei treni o in strada. Mezzo milione di giapponesi ha perso il lavoro negli ultimi sei mesi; il 40% dei lavoratori ha impieghi “non regolari” con bassi salari e scarso accesso al welfare.  La pandemia da coronavirus ha fatto crescere il numero di poveri nel Paese, soprattutto fra la classe media nipponica.  Sempre più persone fanno la fila per ricevere cibo e vestiti nei centri di assistenza pubblici e privati. Più di 10 milioni di giapponesi vivono con meno di 19mila dollari all’anno, troppo poco considerato l’alto costo della vita nel Paese. Uno su sei si trova in uno stato di “povertà relativa”, guadagnando meno della metà del reddito medio nazionale e i  numeri potrebbero essere anche maggiori (molti di questi soffocano nel silenzio, proprio per le ragioni di cui sopra).

In un Paese come il Giappone i rischi che le conseguenze economiche e psicologiche del Covid portino a una scelta estrema è quindi particolarmente alto e continuerà ad esserlo, forse proprio per questo il paese è uno dei pochi che divulga tempestivamente i dati sui suicidi. Questi dati potrebbero servire ad aiutare le categorie più deboli e a prevenire l’impatto di qualsiasi altra grande crisi- per il Giappone e per il resto del mondo.

Noemi Maria Cognigni

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