USA

Published on gennaio 16th, 2021 | by Eurasia News

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Giustiziata negli USA Lisa Montgomery: torna la polemica sulla inadeguatezza della pena di morte

C’è aria di cambiamento negli Stati Uniti, o almeno questo ci sia aspetta.  L’America di Joe Biden comincia a farsi sentire ma la speranza per tutti quelli che si oppongono con forza alla pena di morte, muore con Lisa Montgomery.

Era stata difatti sospesa l’esecuzione capitale della donna che nel 2004 compì un efferato omicidio.  La cosa, lo ricordiamo, accadde in Kansas: Lisa si recò a casa di Bobbie Jo Stinnett con la scusa di voler acquistare dei cuccioli di cane allevati dalla donna, incinta di otto mesi. Una volta entrata, la Montgomery prese la donna per il collo e la strangolò a morte. Le tagliò il ventre con un coltello e portò via con sé la bambina, ancora viva, con l’obiettivo di farla passare per una delle sue figlie.

Pensavamo che si sarebbe salvata (tante le petizioni in suo favore) ma invece è stata giustiziata il 12 gennaio con tanto di lettera di “cortesia”. E’ stata la prima donna ad essere stata messa a morte in quasi 70 anni dal governo degli Stati Uniti e non da un singolo stato. Negli USA le esecuzioni federali sono infatti rimaste bloccate per 17 anni, prima che il presidente Donald Trump ne ordinasse la ripresa nel 2020. Il presidente eletto Joe Biden, che si insedierà il 20 gennaio, si è impegnato invece a perseguire l’abolizione della pena capitale.

L’esecuzione di Montgomery era stata fissata inizialmente per il mese scorso, l’8 dicembre, ma una sospensione era stata accordata perché il suo avvocato aveva contratto il Covid-19. La data era stata quindi spostata al 12 gennaio, ma i legali avevano fatto ricorso sostenendo che non si poteva fissare un’ulteriore data, mentre la sospensione era ancora in vigore. La corte aveva inizialmente dato loro ragione ma un collegio di giudici aveva rivisto la decisione, dando il via libera all’esecuzione. I legali di Montgomery avevano però annunciato ricorso e richiesto una perizia psichiatrica per la donna. Il giudice incaricato del caso, Patrick Hanlon, aveva inizialmente fermato l’esecuzione accogliendo la richiesta di perizia. Poi qualcosa è andato storto.

Ampio rammarico quindi per i legali della Montgomery che hanno a lungo sottolineato come la loro assistita avesse “mostrato in modo chiaro la sua attuale incapacità mentale”. Secondo l’avvocato Kelley Henry, la Montgomery soffriva di “danni cerebrali e gravi malattie mentali esacerbate da una vita di torture sessuali subite da chi l’ha accudita“. La Henry ricorda come “l’ottavo emendamento vieti l’esecuzione di persone come Montgomery a che, a causa della loro malattia mentale o danni cerebrali, non ne comprendono l’idea”.

Molta la rabbia e anche il peso di un’ingiustizia. Lisa Montgomery aveva alle spalle una vita tormentata, segnata dagli abusi del patrigno e dai silenzi della madre, è alcolizzata, e gli stessi suoi due matrimoni sono finiti male; nell’ultimo avrebbe nuovamente subito abusi.  Secondo i suoi legali, su Lisa Montgomery aveva fortemente inciso l’abuso sessuale subito durante l’infanzia, è questo che aveva portato secondo loro, a «danni cerebrali e gravi malattie mentali».

Il giudice aveva accolto la posizione dei legali anche sulla base dell’opinione di tre esperti, secondo i quali la condotta e i sintomi mostrati dalla donna dimostrano ampiamente come la sua percezione della realtà fosse attualmente distorta e compromessa. Lisa Montgomery insomma, soffriva di più malattie mentali e non poteva per questo, essere giustiziata.

I legali che non hanno mai smesso di appellarsi a Trump per chiedere l’ergastolo e non la morte, sono stati ignorati. L’ex presidente ha mandato a morte più persone in un solo mandato che tutti gli altri presidenti messi insieme. Tra l’altro, non si era mai verificato che un Presidente in transizione, ormai destituito, si arrogasse il diritto di scegliere chi deve morire.

Nel frattempo nelle prossime ore si consumerà l’ultima condanna a morte dell’era Trump, quella di Dustin Higgs mentre ieri è stato ucciso con un’iniezione letale Cory Johnson. Johnson era mentalmente disabile e tra l’altro positivo al Covid. I suoi legali, come quelli di Lisa, avevano chiesto clemenza a Trump anche perché l’iniezione avrebbe procurato dolori enormi al giustiziato per via dei danni ai polmoni causati dalla malattia. Altra storia, altra trafila, ma stessa conclusione.

Noemi Maria Cognigni

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