Cina

Published on dicembre 26th, 2020 | by Eurasia News

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Il mondo post Covid saluterà la Cina come prima economia del mondo.

Lo si ipotizzava da tempo e la notizia è ora ufficiale: La Cina supererà gli Usa nel 2028, cinque anni prima del previsto, a prevederlo è il Centre for Economics and Business Research, secondo il quale il sorpasso avverrà prima del previsto a causa del Covid. La Cina sarà l’unica grande economia a crescere , con un incremento del pil del 2% a dispetto del pil americano che scenderà del 5% consentendo così il riavvicinamento di Pechino su Washington. Tutto questo in uno scenario di contrazione del pil mondiale del 4.4%, questa è la stima del CEBR. Si tratta della maggiore contrazione dalla II guerra mondiale.

A nulla è valsa la politica aggressiva anti cinese  di Donald Trump, che a lungo ha millantato un mercato florido americano. A fare un’accurata disamina dell’accaduto  è John Authers, senior editor di Bloomberg che dimostra come la Cina abbia superato il suo Minsky moment , ovvero il punto di non ritorno a livello di sostenibilità sulla traiettoria delle dinamiche di debito.  La conclusione è che oggi  la Cina riflette una condizione economica e finanziaria più credibile di quella statunitense. 

Insomma, mentre Trump dipingeva il suo mondo dorato, sfruttando a suo vantaggio solo alcuni momenti felici della sua amministrazione, in cui scendeva la disoccupazione e Wall Street mostrava segni di crescita, in realtà accadeva tutt’altro. Insomma, la questione sembrerebbe essere molto politica, con la messa in discussione  dell’intero impianto economico dell’amministrazione Trump. A questo si è aggiunto il Covid che ha aggravato le cose. 

Si, perché La politica americana di accusa alla Cina di assenza di mercato mentre portava avanti un sempre maggiore indebitamento, con un q.e.( quantitative easing) permanente nelle politiche della FED, sembra aver contribuito al disastro. Diversamente, lo yuan cinese ha continuato ad apprezzarsi sul dollaro, esito questo  determinato anche dalla vittoria di Joe Biden e della sua agenda di ammorbidimento delle relazioni sino-americane

In una sequenza di grafici analizzati da vari analisti sui titoli di Stato cinese e statunitense, si evidenziano le separazioni tra i due trend di rendimento a partire dalla primavera, ovvero, dall’inizio delle operazioni di stimolo globale anti-pandemia. La Fed attraverso un Q.e. rafforzato e un piano di intervento combinato con il sostegno del Tesoro, la Cina tramite due iniezioni di liquidità attraverso il cosiddetto Total Social Financing. Ora, il q.e. serve ad aumentare la moneta a debito in circolazione, ma contrariamente a quanto ci si aspettasse, a settembre non c’è stato aumento di acquisti sui minimi. Anzi, la buy/sell ratio fra gli insiders dei grandi gruppi Usa, è oggi ai minimi assoluti, mentre in primavera toccò i massimi storici. Alla condizione attuale si preferisce aspettare e vedere che aria tirerà. 

E qui si tratta ancora di politica perchè ciò che interessa evidenziare è che le previsioni di lungo termine sul debito elaborate dal Budget Office del Congresso appena pubblicate dicono la stessa cosa.  Il regime di Q.e. instaurato in maniera permanente da un decennio fa salire il deficit Usa da una media del 4,8% del Pil fra il 2010 e il 2019 a una media del 10,9% attesa fra il 2041 e il 2050, ovviamente portando con sé un conseguente ed esponenziale aumento del debito. In un simile regime, le spese nette per interessi crescono molto rapidamente, pesando in maniera pressoché totale sull’aumento del deficit.  Avanti di questo passo, da qui a trenta anni  gli States potrebbero annegare nel loro stesso debito. 

Scenario confermato anche uno dei più brillanti economisti della Fed, Neel Kashkari , che  conferma che il bilancio della Fed ha appena varcato il Rubicone dei 7 trilioni di dollari. Anzi, interrogato sulla necessità per la Federal Reserve di fermarsi e riflettere sul da farsi, arrivando anche all’ipotesi di un graduale ritiro, dichiara che “la Fed non appiccherà mai un incendio nella foresta oggi, solo per evitarne uno di proporzioni maggiori domani“. Insomma, si vive alla giornata mentre si invoca una rapida approvazione del nuovo pacchetto di stimolo all’economia come fase transitoria, in attesa di capire quale strada prendere per restare a galla.

Nel frattempo i dati della Banca mondiale e del FMI, confermano che le multinazionali asiatiche come la cinese Huawei e l’indiana Tata contribuiranno ad aumentare il Pil dei rispettivi Paesi spingendole a occupare nei prossimi due anni la top five delle economie top. La partita non è chiusa ma a scanso di miracoli, nei prossimi quattro anni gli equilibri saranno già cambiati.  

Noemi Maria Cognigni

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