Conflitti

Published on novembre 21st, 2020 | by Eurasia News

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Movses Akopyan, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa armeno: “da Erevan informazioni menzogne al 100%”

Il giornale russo Sputnik riporta come l’ex capo del servizio di controllo militare del ministero della Difesa armeno, Movses Akopyan, abbia raccontato la scomoda, a suo avviso, verità sulla guerra in Karabakh.

Akopyan il 18 novembre ha annunciato le sue dimissioni dalla carica di capo del servizio di controllo.
La decisione risaliva al 5 ottobre, ma nel bel mezzo della guerra, aveva ritenuto che il ritiro avrebbe danneggiato l’esercito. Ha quindi continuato ad assistere le forze armate nell’ambito delle sue capacità.
La decisione sul ritiro finale sarebbe stata presa come reazione alle azioni e alle parole di Nikol Pashinyan, primo ministro dell’Armenia, dopo la fine degli scontri.

Come ha notato Akopyan, durante i 44 giorni di guerra si sono diffuse menzogne, che hanno gettato l’Armenia in una profonda crisi. Uno dei compiti del centro informazioni era ingannare il nemico. Ma esiste uno standard: l’inganno non deve superare il 30% delle informazioni. In Armenia, le menzogne erano del 100%. Da qui le numerose domande poste dalle persone, dai militari e le opinioni contrastanti e le informazioni contrastanti.

Akopyan ha ricoperto la carica di capo di stato maggiore generale delle forze armate dell’Armenia nel 2016-2018.
 
Le dichiarazioni di Akopyan sono un’ennesima prova di come  funzioni la macchina della propaganda dell’Armenia, che durante le operazioni militari ha tentato con vari metodi di incolpare l’Azerbaigian, con numerose accuse, tra cui la presenza di mercenari jihadisti nell’esercito azerbaigiano, che non ha trovato nessuna prova,  e ora quella che l’Azerbaigian rappresenti un pericolo per il patrimonio culturale e religioso armeno nei territori liberati dell’Azerbaigian, tentando di promuovere l’idea che il conflitto abbia una natura religiosa, con l’opposizione di cristianesimo e islam. Tali accuse risultano totalmente infondate, considerato anche il carattere multiconfessionale e laico dell’Azerbaigian, dove coesistono pacificamente tutte le religioni, e soprattutto quando l’Azerbaigian ha più volte dato garanzie che i santuari cristiani nei territori restituiti all’Azerbaigian saranno protetti e che i cristiani, che vivono in Azerbaigian, potranno visitarli liberamente. Se addirittura un generale armeno denuncia la falsità del 100% delle loro informazioni sulle operazioni militari, ciò lascia intendere qual è il livello di falsità generale che avvolge le dichiarazioni e le denunce della parte armena. 


Gli scontri delle ultime settimane tra Armenia ed Azerbaigian sono terminati il 10 novembre con la firma da parte del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, il primo ministro di Armenia e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di una dichiarazione che prevede il cessate il fuoco e la restituzione da parte dell’Armenia di tutti i territori 
dell’Azerbaigian, occupati per circa 30 anni, entro il 1 dicembre. Come abbiamo già scritto in un precedente articolo, questo accordo prevede anche che gli sfollati e i rifugiati azeri tornino alle loro case sotto la supervisione dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.  In adempimento dell’accordo forze di pace russe  saranno schierate lungo la linea del fronte nel Nagorno-Karabakh e nel corridoio di Lachin tra la regione e l’Armenia. La durata del loro incarico è di cinque anni con proroga automatica di altri cinque. In questo modo Mosca, che ha già basi militari a Gyumri (Armenia), rafforza ulteriormente la sua presenza nel Caucaso meridionale.

RED

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