Bulgaria

Published on luglio 13th, 2020 | by Eurasia News

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LA VOGLIA DI CAMBIAMENTO DELLA BULGARIA

In Bulgaria il video di un politico di opposizione, Hristo Ivanov,  ha aizzato nuovamente le polemiche e lo scontro tra il Presidente Rumen Georgiev Radev e il premier Boyko Metodiev Borisov.  Il video riprende l’arrivo dell’uomo su una spiaggia del mar Nero adiacente alla residenza di Ahmed Demir Dogan, (leader della minoranza turca in Bulgaria) e lui che pianta una bandiera bulgara a mo’ di provocazione. E ha funzionato: appena approdato sulla spiaggia è stato raggiunto da alcuni agenti di polizia in divisa, che lo hanno allontanato di forza nonostante, documenti alla mano, Ivanov avesse dimostrato che quella spiaggia era pubblica. L’obiettivo di Ivanov era attirare l’attenzione su Dogan  che nonostante non abbia più incarichi politici è considerato ancora assai influente per via della sua vicinanza a Borisov e al suo compagno di partito Delyan Peevski, un parlamentare e oligarca che di fatto controlla buona parte dei media del paese. Ivanov in passato era stato ministro della Giustizia di un governo guidato da Borisov, ma si era dimesso perché non aveva potuto portare avanti una riforma della giustizia che avrebbe dovuto ridurre i poteri della magistratura. È una storia collegata a quanto sta accadendo in questi giorni in Bulgaria: Ivanov voleva denunciare denunciare la rete di potere e favori che lega politici e oligarchi bulgari che di fatto controlla il sistema giudiziario del paese.

La questione che poteva morire in provocazione e basta  è diventata seria quando  il presidente Radev, che fa parte del principale partito di opposizione, il Partito Socialista Bulgaro, si è schierato a sua difesa dichiarando  inaccettabile che uomini della polizia nazionale siano impiegati a scorta personale di Dogan che non è più neanche in politica.  Radev ha quindi chiesto che fossero perquisite le proprietà intorno alla spiaggia, ma il procuratore capo, che coordina la pubblica accusa in Bulgaria, si è rifiutato, e ha invece ordinato l’arresto di due collaboratori del presidente, nell’ambito di un’indagine per un presunto traffico di influenze illecite.  I sostenitori di Radev quindi  hanno subito denunciato la volontà di ritardare le iniziative anti-corruzione del presidente della Repubblica nei confronti dell’élite politica bulgara e degli oligarchi. Questo ha portato a un nuovo livello lo scontro che va avanti da tempo tra Radev e la magistratura bulgara, accusata di essere controllata da Borisov e dagli oligarchi che lo sostengono.

Incitata dal video di Ivanov e dal successivo scontro politico, nei giorni scorsi a Sofia è stata organizzata una protesta contro la collusione tra oligarchi e sistema giudiziario, e per chiedere le dimissioni di Borisov. Radev ha raggiunto i manifestanti e ha dichiarato che «La mafia bulgara ha raggiunto l’impossibile unendo contro di sé le persone oneste», esortando a escludere la «mafia» dall’esecutivo e dall’ufficio del procuratore generale. Radev, dopo tensioni e disordini avvenuti a Sofia in manifestazioni contrapposte ad opera di sostenitori delle due parti, ha chiesto espressamente al premier Borisov di dimettersi con tutto il suo governo e unitamente anche al procuratore generale.   “Vi è solo una via di uscita da questa situazione, che il governo e il procuratore generale diano le dimissioni“, ha detto il presidente parlando in televisione.

A suo avviso sia il governo che la Procura hanno perso la fiducia del popolo, che è unito nella lotta alla corruzione e alle manipolazioni di ogni genere. A più riprese in passato il presidente Radev è intervenuto per denunciare la politica del governo di Borisov, responsabile a suo avviso della crisi nel Paese e di non operare nell’interesse della popolazione.  Secondo il Presidente il sistema istituzionale bulgaro è paralizzato a causa della mancanza di volontà nel portare avanti le riforme e nel lottare contro la corruzione e gli sprechi. Inoltre, gli interessi politici hanno portato il governo a svendere la sovranità nazionale e a intimorire le piazze quando queste hanno cercato di sollevarsi. Il discorso di Radev è chiaro: bisogna unirsi contro il Governo.

Già dal 4 febbraio quando Radev si è rivolto alla nazione , aveva ritirato il suo sostegno al terzo governo di Borisov. A suo supporto, i numerosi scandali che hanno riguardato la mancanza d’acqua a Pernik, le importazioni illegali di rifiuti dall’estero e il cosiddetto “ApartmentGate”. Nonostante il gesto drastico di Radev, il governo è rimasto saldo almeno finora, dal momento che spetta al parlamento votare la fiducia, tuttavia, le implicazioni della sfiducia presidenziale potrebbero essere svariate. Sebbene il Presidente non ha il potere di togliere la fiducia al governo, lo può comunque sfiduciare come già successo in passato.

Borisov comunque   era già finito nel ciclone la scorsa settimana:  su internet erano stati infatti pubblicati degli audio in cui lo si sentiva asserire di un pressione politica esercitata sulla compagnia assicurativa Eurohold. Egli  aveva prontamente risposto   affermando che era un attacco politico diretto alla sua persona e al suo partito.

Nel contesto politico bulgaro attuale, il presidente, appoggiato alle elezioni del 2016 dal Partito socialista bulgaro (BSP), ha un indice di gradimento dal 54,8% della popolazione, mentre le indagini sulle intenzioni di voto danno GERB intorno al 36% e BSP al 30%. In particolare, è da tenere conto che BSP negli ultimi anni è riuscito a crescere costantemente, grazie all’elezione di Radev e all’elezione della nuova leader del partito ApartmentGate che ha astutamente saputo porre un’opposizione di ferro al governo utilizzando anche argomenti sovranisti.

Comunque a lettura bipartisan, anche il Presidente ha i suoi interessi: nel 2021 ci saranno le elezioni presidenziali e molti credono che Radev stia cercando di assicurarsi la vittoria abbracciando il discontento popolare verso Borisov, o addirittura c’è  chi crede abbia agito per spostare l’attenzione pubblica su Borisov per evitare attenzione sul suo recente scandalo che lo ha interessato insieme alla moglie, che avrebbe favorito nell’ottenimento di cariche pubbliche.

Sia GERB che i partiti della coalizione di governo hanno annunciato che non inizieranno alcuna azione per rimuovere Radev dalla sua posizione e che non cercano una guerra tra istituzioni nonostante l’appello del Presidente sia stato subito usato dal partito nazionalista per chiedere anche un referendum sull’entrata della Bulgaria nell’eurozona.  Data la risposta sottotono di GERB, Radev rischia seriamente di non ottenere ciò che voleva quando si è rivolto alla nazione a meno che la gente non scenda in piazza come accaduto nel 2013 in cui il primo governo Borisov si dimise. Tuttavia, i cittadini bulgari sembrano aver perso speranza nell’efficacia delle proteste senza contare che le stesse al momento sono guidate da nazionalisti e sovranisti antieuropeisti. Lo stesso BSP, il partito socialista, si sta lentamente allontanando dal Partito socialista europeo, spingendo soprattutto su discorsi populisti, molto vicini a quelli dei nazionalisti di destra. In tal senso, il BSP con la Ninova capo fila sta chiedendo a tutti i partiti di unirsi in una coalizione contro il Governo in carica, portando con se anche un’ondata di euroscetticismo e nazionalismo nel paese.

Che in Bulgaria ci sia bisogno di un cambiamento e di un rispristino di politiche anti-corruzione è dato anche dalle constatazioni fatte da  Transparency International, organizzazione non governativa che si occupa di lotta alla corruzione,  che classifica la Bulgaria come lo Stato più corrotto nell’Unione europea. Dal canto suo Freedom House, organizzazione impegnata sui temi di libertà politiche e diritti umani, ha riportato un continuo deterioramento della governance democratica in Bulgaria, segnalando una riduzione dell’indipendenza dei media, riforme bloccate e abuso di autorità ai massimi livelli.

Noemi Maria Cognigni

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