Libia

Published on giugno 25th, 2020 | by Eurasia News

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Il “sostegno” della Francia ad Haftar “mette in pericolo” la sicurezza della Nato.

E’ l’avvertimento lanciato dalla Turchia, attraverso un portavoce del governo.   Ankara chiede inoltre alle milizie del generale della Cirenaica di ritirarsi da Sirte, come condizione per un cessate il fuoco in Libia. “In Libia sosteniamo il governo legittimo e il governo francese sostiene un signore della guerra illegittimo e quindi mette in pericolo la sicurezza della Nato, la sicurezza nel Mediterraneo, la sicurezza nel Nord Africa e la stabilità in Libia“. “ I commenti francesi sulla posizione turca in Libia mostrano la sua vaga e incomprensibile politica nei confronti del paese”.

Nelle ultime settimane il sostegno militare di Ankara alle forze armate del premier Fayez al Sarraj è stato determinante per la progressiva ritirata di Haftar da Tripoli. Il fronte, adesso, è fermo a Sirte e  il Presidente al Serraj  pensa bene ad alzare la posta anche con l’Europa e l’Onu, rivolgendosi soprattutto all’Italia a cui chiede un intervento diretto. “Da più di quattordici mesi la nostra capitale e l’Occidente libico si battono contro la tirannia, fronteggiando l’offensiva illegale e immorale condotta da un generale-canaglia. In questo arco di tempo siamo stati testimoni delle atrocità di questa guerra, condotta in spregio dell’etica comune e dell’osservanza del diritto internazionale“.  “Una guerra segnata dai crimini perpetrati da un individuo che ambisce unicamente a vedere la Libia consegnata a un regime totalitario, a una dittatura che non risponde delle sue azioni e decisioni“.  “ Oggi chiedo che le nazioni europee e l’Unione Europea ci sostengano nel realizzare questa visione. Chiedo che l’Onu continui a sostenerci nello sforzo di unire i libici e di lavorare a una soluzione politica, come ha fatto“.  Serraj ricorda inoltre i “rapporti storici di antica datadella Libia con l’Italia e sottolinea che “la Libia non dimenticherà i paesi che sono stati accanto al suo popolo nei momenti più duri,   renderemo omaggio a quei paesi e stabiliremo forti basi  di futura cooperazione“, sottolineando il grande contributo turco contro Haftar pervenuto in maniera rapida ed incisiva contrariamente a quanto sollecitato all’Onu che non hai mai intrapreso un’iniziativa concreta.

Secondo un’analisi dell’ISPI lo scenario appare estremamente chiaro con russi e turchi  pronti a spartirsi la Libia ( i primi in Cirenaica, i secondi in Tripolitania) e ad esercitare la loro crescente influenza nel Mediterraneo Occidentale. Dopo mesi di una campagna militare impantanata però la Russia ha ritirato il suo supporto decidendo di negoziare con Ankara i futuri assetti del paese e le relative zone di influenza.  La questione però non è ancora chiara  perché ci sono temi su cui i due paesi confliggono: la Russia vuole fermare l’avanzata delle forze di Tripoli prima che raggiungano Sirte e, soprattutto, vuole garantirsi un avamposto militare in Cirenaica mentre Ankara frena, e dalla sua posizione di forza cerca di assicurarsi la base di Al Watyah e il porto di Misurata, rispettivamente a ovest e a est di Tripoli.  Tra i punti di rottura, non ci sarebbe invece il ruolo per Khalifa Haftar, che Ankara vuole escludere e che anche Mosca sembra ormai voler accantonare a favore di un rappresentante più ‘presentabile’ e gestibile.   Altre divergenze riguarderebbero invece la recente ”iniziativa del Cairo” promossa dal presidente egiziano  al-Sisi, che continua a sostenere militarmente Khalifa Haftar per difendere i suoi interessi sul confine occidentale. Ma la proposta egiziana che prevede la costituzione di un nuovo Consiglio presidenziale, estrometterebbe di fatto i turchi da ogni attività politica. La Russia ha salutato il passo con favore mentre Ankara ha detto di sostenere qualsiasi iniziativa per la pace, ”ma dipende da chi la fa e perché”. Davanti a tanti sviluppi l’Unione Europea appare in ritardo, con Roma e Parigi ancorate su posizioni e interessi opposti, e Bruxelles che non riesce a far rispettare l’embargo sulle armi. Presto o tardi però, toccherà fare i conti con Erdogan su energia, sicurezza e immigrazione. Sul piano militare, inoltre, Parigi, che ha sempre velatamente sostenuto Haftar, è la capitale europea più vocale nel suo dissenso, ma tutti chi più chi meno si chiedono se la creazione di basi russe nel Sahara aprirà un fronte africano della nuova Guerra Fredda con la Nato. Al momento, pochi sono i dubbi sul fatto che l’unico vincitore della guerra civile in Libia è Erdogan.

Quanto alla posizione degli USA, di cui da più parti s’ è invocato l’intervento, Recep Tayyep Erdogan fa sapere  di aver avuto un colloquio telefonico con Donald Trump sulla Libia e di essersi trovati d’accordo ”su diversi punti”. Ufficialmente gli Stati Uniti sostengono Tripoli ma Trump ha inviato segnali contrastanti mantenendo aperti i canali con Haftar, che per anni è stato preziosa risorsa della Cia contro Gheddafi. Di certo Trump non vede di buon occhio il notevole coinvolgimento russo in Libia e questo lo avvicina enormemente a Erdogan. In tal senso, pare che i due paesi stiano collaborando assieme allo sviluppo di un dossier libico condiviso ma la policy americana resta moscia ed ambigua: neanche la presenza russa nella sfera di influenza Nato sembra destare Trump verso un approccio più concreto non solo volto allo scambio di informazioni tra le intelligence dei due paesi.

Ma in tanti sono seduti al tavolo della partita: un nuovo invito alla soluzione politica arriva anche dalla Lega Araba  che sostiene la dichiarazione del Cairo per porre fine alla crisi. Il vice segretario generale, afferma che la Turchia, dietro il suo accordo con il governo Fayez al-Sarraj, nasconde in realtà obiettivi economici, politici e militari e  che la Lega araba condanna l’intervento turco anche in Siria e Iraq. Il presidente egiziano Al Sisi, tra i principali sostenitori di Haftar, ha ricevuto al Cairo il ministro degli esteri greco . La Grecia condivide molte delle posizioni dell’Egitto sulla crisi libica, in particolare dopo le nuove tensioni nate tra Atene e Ankara sulle trivellazioni nell’Egeo; esplorazioni che la Turchia ha avviato in uno specchio di mare di cui rivendica la sovranità, in base a un accordo con Tripoli contestato dal governo greco e da quello egiziano.

Lo scenario che si sta delineando dominato dalla Turchia di Erdogan e dalla Russia di Putin, capaci di dare sostanza ai propri obiettivi geopolitici tramite un uso misurato e minacciato della forza militare contro la quale la diplomazia nulla può fare, non porterà a una risoluzione militare definitiva di quel conflitto. Gli attori e gli interessi in gioco sono infatti molteplici e la stabilizzazione della Libia potrà avvenire solo nel momento in cui tutti avranno conseguito i propri obiettivi. E l’Italia?  È ipotizzabile che l’Italia e l’Europa siano escluse da tutto questo ma non è detto. Dipende da come giocheranno la loro partita. L’Italia  in particolare, ha un capitale politico enorme da spendere e anche il rinnovo delle missioni – con la richiesta italiana per una svolta sui diritti umani dei migranti e la novità di un impegno per lo sminamento di aree strategiche – ci mette nelle condizioni di una rinnovata collaborazione con la Libia.  La posizione italiana è che l’Europa debba spendere ora tutto il suo peso per raggiungere subito in Libia un cessate il fuoco duraturo, riprendere il dialogo politico a guida Onu con e tra i libici, dare piena operatività alla missione Irini, anche alla luce del voto unanime (quindi anche della Russia) nel Consiglio di Sicurezza che estende di un anno l’embargo sulle armi in Libia.

In Libia puntiamo a una soluzione sostenibile e durevole, che risolva il conflitto”, queste le parole  di Di Maio ad Ankara. Egli  ha anche sottolineato come sia necessario a questo fine un nuovo inviato delle Nazioni Unite sulla Libia e  ha parlato dell’importanza del dialogo fra Ue e Turchia.  Di Maio ha poi speso parole benevole  sulla questione delle migrazioni apprezzando lo sforzo turco nel contenimento dei flussi migratori e ribadendo l’importanza dell’accordo  tra Turchia e UE da 3 miliardi di euro a favore di Erdogan, accordo che l’Italia sente di dover implementare.  Il ministro degli Esteri turco, dal suo canto, ha espresso grande volontà a collaborare con L’Italia sulle questioni energetiche. “ Le ricchezze del Mediterraneo orientale devono essere condivise da tutti i paesi della regione”. “ Ankara non accetterà mai un’azione unilaterale che terrà fuori la Turchia da questo processo”.  Un modo carino per dire che l’Italia se vuole rientrare nella partita libica deve smettere di appoggiare le istanze greche e quelle di Bruxelles.  L’Italia deve quindi rivedere la sua politica di equidistanza tra le due parti del conflitto e  giocare un ruolo ulteriore nella complessa fase di stabilizzazione negoziale che si sta aprendo. Ruolo difficile in effetti senza relazioni con Ankara. Una posizione di revisione su cui è costretta anche la Francia, sostenitrice de iure di Tripoli (via Onu) e de facto di HaftarParigi però a differenza di Roma, è in una fase di scontro con Ankara, essenzialmente collegato al controllo delle dinamiche mediterranee: la Francia difatti appoggia le istanze greche, egiziane e cipriote che per la Turchia costituisce un problema soprattutto di natura strategica. Quanto all’Italia, essa ha interessi diretti – i pozzi Eni Zohr e Noor nell’offshore egiziano,  le relazioni commerciali militari col Cairo, le ottime relazioni con la Grecia sfociate negli accordi marittimi.

Noemi Maria Cognigni

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