IL CICLONE AMPHAN DEVASTA INDIA E BANGLADESH: A RISCHIO 19 MILIONI DI BAMBINI - EURASIA NEWS


India

Published on maggio 24th, 2020 | by Eurasia News

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IL CICLONE AMPHAN DEVASTA INDIA E BANGLADESH: A RISCHIO 19 MILIONI DI BAMBINI

Mentre la ricerca scientifica del mondo è unita nella sfida al coronavirus, e ipotizza possibili relazioni fra il covid 19 e le conseguenze della crisi ambientale; in Asia in queste ore, milioni di persone lottano per la sopravvivenza tentando di sfuggire ad entrambe le questioni. In India e in Bangladesh, difatti, il super ciclone Amphan che ha già fatto 84 morti, rischia di mietere molte più vittime. I numeri sono spaventosi: sono almeno 19 milioni i bambini a rischio inondazioni improvvise. Un ciclone di questa potenza non si vedeva nella regione dal 1999.

Mamata Banerjee, governatore del Bengala occidentale in India, ha affermato di non aver mai visto “un disastro di queste proporzioni”.

Le immagini che ci arrivano sono allarmanti: strade e campagne allagate, alberi, lampioni e semafori completamente sradicati, auto e centraline elettriche distrutte. Il ciclone ha toccato punte con venti fino a 185 km/h prima di arrivare a terra, con onde sulla costa alte fino a 4-5 metri e piogge devastanti. Fortunatamente sembra che il ciclone stia perdendo di forza, ( in fase di landfall, ovvero di approdo sulla terra, i cicloni perdono intensità) ma i numeri degli impatti sono destinati a crescere e solo nelle prossime ore si potranno quantificare i danni.

Per cercare di limitare i danni, India e Bangladesh hanno disposto una evacuazione di oltre 3 milioni di persone, mentre altri milioni di persone al momento sono senza elettricità. La situazione è ovviamente aggravata dalla pandemia: per proteggersi dal ciclone , in tanti si sono rifugiati in piccoli centri di rifugio, senza poter mantenere le norme di distanziamento sociale anti contagio. A tal proposito ci riferiamo soprattutto ai campi profughi del Bangladesh che ospitano migliaia di sfollati Rohingya dal Myanmar

Ma a Calcutta, la situazione non è da meno. Nella capitale dello stato indiano del Bengala Occidentale, la visione è apocalittica: persone che si sono svegliate in strade completamente allagate, aeroporto completamente inondato. “L’impatto di Amphan è peggiore del coronavirus“, ha dichiarato , sempre il primo ministro. Ed è qui, nel Bengala Occidentale che c’è maggiore preoccupazione: la regione accoglie circa 50 milioni di abitanti, 16 tra questi, sono bambini.

Dello stesso avviso anche l’Unicef , che nelle persone del Presidente e del Direttore regionale per l’Asia Meridionale, monitora da vicino la situazione; allarmati dai possibili aumenti delle infezioni da Covid-19 che sommati ai disagi che la popolazione sta vivendo in queste ore, potrebbe portare a conseguenze umanitarie devastanti.

Ma guardiamo da vicino le  complesse relazioni tra fenomeni naturali come i super cicloni e il cambiamento climatico innescato dalle attività umane. Al momento i climatologi sono al lavoro: attraverso il dipartimento meteorologico indiano (India Meteorological Department, IMD), si è osservato che il tifone si è formato nel Golfo del Bengala per poi iniziare a spostarsi verso terra lungo le coste tra India e Bangladesh con venti di 160-170 km orariraffiche fino a 190 km orari e piogge intense. Non esiste un nesso di causalità preciso tra un singolo evento meteorologico, per quanto “estremo”, e le tendenze climatiche di lungo periodo. Questo è ciò che stabiliscono i climatologi sottolineando come i cicloni sono sempre esistiti e continueranno ad esistere. Quello che cambia però e di cui si è piuttosto certi è che le loro caratteristiche fisiche sono e saranno influenzate dai cambiamenti climatici, in particolar modo dal surriscaldamento globale. E’ infatti questo il valore che incide maggiormente sulla formazione dei super cicloni: Il calore assorbito dagli oceani (Oceanic Heat Content, OHC), – e poiché gli oceani trattengono sempre più calore come effetto del surriscaldamento globale, aumenta la probabilità che avvengano cicloni particolarmente distruttivi. Insomma, mari sempre più caldi producono super cicloni sempre più forti. Ma anche la distribuzione geografica è destinata a cambiare: Secondo un recente studio della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, i cicloni dal 1980 in avanti sono diventati più frequenti nel nord dell’Atlantico e nel Pacifico centrale, mentre sono diventati meno frequenti nel Pacifico occidentale e nell’Oceano Indiano meridionale

Interpretando i dati, potremmo aspettarci quindi, una frequenza inferiore di super cicloni, ma come osservano gli scienziati, di natura sensibilmente più intensa.

Noemi Maria Cognigni

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