Somalia

Published on maggio 17th, 2020 | by Eurasia News

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LA LIBERAZIONE DI SILVIA ROMANO: GLI SCENARI E I RUOLI DI SOMALIA E TURCHIA

Il 9 maggio scorso Silvia Romano è stata liberata. Pochi giorni dalla fine della sua prigionia però   è cominciato il suo calvario in Italia. Le polemiche riguardano soprattutto il presunto riscatto pagato 4 mln di euro ai terroristi di Al-Shabaab e la sua conversione all’Islam. Non da meno le possibili   ricadute geopolitiche per l’Italia e l’UE sul controllo del potere nelle trattative.

Ci sono dei punti fondamentali da evidenziare. 

Anzitutto, la liberazione di Silvia Romano ha mostrato l’abilità strategica di Al-Shabaab,   che sta aumentando enormemente la sua capacità di controllo nel territorio somalo e ha inoltre ottenuto un indubbio successo di immagine riconsegnando Silvia in buona salute. Qualche giorno dopo la liberazione di Silvia, l’organizzazione terroristica avrebbe rilasciato anche un’intervista su Repubblica dichiarando come i soldi del riscatto sarebbero serviti ad acquistare armi per portare avanti la jihad e a gestire il popolo e il paese. Presunta intervista appunto, poiché smentita dopo qualche giorno da Al-Shabaab: il portavoce dell’organizzazione terrorista sunnita sarebbe morto. Di questa storia però resta in piedi la consapevolezza che il gruppo si muove con grande raffinatezza strategica e lo attesta il modus operandi di come è stata gestita l’intera operazione di scarcerazione della donna. 

 Ma chi è Al-Shabaab e qual è il ruolo avuto nella conversione di Silvia ?

Il gruppo fa parte della rete rappresentata dall’ISIS, che collega tra loro molti terroristi, compresi i talebani in Afghanistan. Al-Shabaab emerge inizialmente come una nuova realtà in Somalia che si sostituisce all’assenza dello Stato, ma che presto si rivela in tutta la sua violenza e perde il consenso della popolazione ormai provata da decenni di guerra civile e di crisi. Non sono ancora chiari gli aspetti e le modalità della sua conversione. Ciò che il Corano dice è che esistono gruppi di persone non musulmane che devono essere rispettate quando studiano il Corano e la cultura araba. Silvia potrebbe essersi convertita per sopravvivere. Difficile pensare alla conversione libera in un anno e mezzo di prigionia anche se non è da escludere. Non per questo Silvia deve essere boicottata o minacciata nella sua terra.

Quella di Silvia “Aisha” Romano e degli Shabaab è lo specchio di una Somalia che ha cambiato strategia negli ultimi anni. Meno gole tagliate per così dire e più trattative economiche. A muovere le fila della rivoluzione fondamentalista sunnita non sono di certo i miliziani, bensì lo sporco denaro che serve a comprare armi e mantenere nel giogo della paura la popolazione. Al Shabaab è diventato più pragmatico, sulla scia degli insegnamenti di Osama Bin Laden.

Oggi l’organizzazione terroristica controlla , direttamente o indirettamente,  circa l’80%  del Paese attraverso un governo ombra della jihad, che propone sharia in cambio di sussidi, estinzione di debiti in cambio di giovani combattenti da usare per gli attentati, e i sequestri vanno per la maggiore come merce di scambio.

Le immagini di Silvia, in abito islamico, che rientra sana  e salva in Italia, hanno fatto il giro del mondo: non può che essere una grande soddisfazione mediatica per loro. Del resto Silvia, non è che il capro espiatorio di una guerra molto più sottile delle precedenti, in cui la vita di un uomo non vale molto se non nell’effetto mediatico che intende sortire e nel consolidamento di un potere.  

Veniamo all’ultimo punto: il ruolo giocato dalla Turchia

Quasi tutte le trattative in territori così astiosi in cui la presenza occidentale è limitata, vede coinvolte le intelligence locali.  Quanto ad Erdogan ha via via ampliato la sua presenza in Corno d’Africa, soprattutto in Somalia.  Al- Shabaab potrebbe aver preso coscienza che il ruolo di Ankara, è una pedina interessante sulla scacchiera dei giochi internazionali. Difatti, il coinvolgimento della Turchia sembrerebbe certo: l’agenzia governativa turca Anadolu rilancia la foto di Silvia con lo “scudetto” della mezzaluna   sul giubbetto per accompagnare la notizia sul ruolo dei Servizi di Ankara.

Erdogan ha capacità capillare in Somalia. Esistono accordi più o meno taciti e consensuali fra i miliziani e il governo turco in Somalia. Al-Shabaab   ha sorvegliato quasi tutti i carichi inviati da Erdoğan con aiuti sanitari per l’epidemia di coronavirus in Somalia. Lo stesso ambasciatore   somalo in Turchia, Jama A. Mohamed, sottolinea che dal 2011 a oggi Ankara ha speso più di un miliardo di dollari in Somalia, dichiarando come sia: “un contributo generoso per cui oggi la maggior parte dei somali considera la Turchia uno dei più stretti alleati”. 

Dal Covid alla gestione di trattative delicate come quella che ha portato alla liberazione di Silvia Romano, i due paesi coordinano molti interessi reciproci ed aggiunge che: ”se gli interessi  commerciali tra Turchia e Somalia valgono già 200 milioni di dollari, con la scoperta di importanti riserve di petrolio sulla terraferma e in mare ha le potenzialità per un futuro sviluppo che Somalia e Turchia possono condividere”.  Del resto, oggi sono aziende turche a gestire il porto e l’aeroporto di Mogadiscio.  

A Mogadiscio si trova pure la più grande rappresentanza turca all’estero, oltre a uno dei maggiori centri di addestramento militare al di fuori dei propri confini: quello che dal 2017 forma le forze di sicurezza locali impegnate contro gli jihadisti Shabaab. Insomma, miliziani e autorità ufficiali sembrano convivere all’interno di un grande gioco contraddittorio, che però frutta molti guadagni. 

Ed è entro queste contraddizioni che si inserisce anche la liberazione di Silvia.  

Noemi Maria Cognigni

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