Polonia

Published on aprile 4th, 2020 | by Eurasia News

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LA POLONIA TRA I CONFLITTI CON LA COMMISSIONE EUROPEA E LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

La Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro la Polonia, ai sensi dell’art 7 dell’UE, (procedimento che può costare la sospensione del diritto di voto al Consiglio ) – in risposta alla legge approvata lo scorso 20 dicembre che subordina i giudici all’esecutivo, contravvenendo al principio della separazione dei poteri. La legge è entrata in vigore il 14 febbraio e, secondo  Bruxelles, le modifiche attuate  al funzionamento del sistema giudiziario, creano il serio rischio di un controllo politico del sistema. 

La Commissione accusa da tempo il partito al governo “Diritto e Giustizia” di minare la democrazia aumentando il controllo diretto dello Stato e questa procedura costituisce solo una delle tante battaglie politiche sullo stato di diritto tra Polonia e UE.  Secondo la Commissione europea questo è un problema europeo in quanto  i tribunali polacchi applicano la legge europea e i  giudici degli altri Paesi devono essere sicuri che i giudici polacchi agiscano in modo indipendente. Questo è il patto fra gli Stati –  per cui se Varsavia si rifiutasse di agire, la Commissione presenterebbe il caso alla Corte di giustizia europea.

Ma le risposte da parte polacca non si lasciano attendere-   Il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, ha detto chiaramente in conferenza stampa che “la Costituzione polacca era, è e sarà sempre sovraordinata al diritto dei trattati Ue“. “La procedura è un’espressione di abuso di diritto, incompetenza e fervore politico da parte della Commissione, che interferisce sulla questione nel corso della campagna per le elezioni presidenziali in Polonia, dal momento che l’organizzazione del sistema giudiziario appartiene allo Stato membro“.

La Commissione  insiste  che sono diversi gli elementi che violano il diritto dell’UE.  Anzitutto, la nuova legge amplia la nozione di reato disciplinare. In questo modo aumentano i casi per cui decisioni giudiziarie possono essere qualificate come reati disciplinari e questo può essere utilizzato come sistema di controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie. In secondo luogo, la nuova legge garantisce alla nuova Camera di controllo straordinario e agli affari pubblici della Corte suprema,  la competenza esclusiva a pronunciarsi su questioni relative all’indipendenza giudiziaria. Ciò impedisce ai tribunali polacchi di adempiere al loro obbligo di applicare il diritto dell’Ue o di richiedere una pronuncia pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Ue.

In terzo luogo, la legge impedisce ai tribunali polacchi di valutare, nel contesto delle cause pendenti dinanzi a loro, il potere di giudicare i casi da altri giudici. Questo pregiudica l’effettiva applicazione del diritto dell’Ue ed è incompatibile con il principio di primato del diritto dell’Ue, col funzionamento del meccanismo di pronuncia pregiudiziale e coi requisiti di indipendenza giudiziaria. In ultima analisi,   la nuova legge introduce disposizioni che impongono ai giudici di divulgare informazioni sulle loro attività non professionali e questo è incompatibile con il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati personali.

Nel frattempo, la Polonia sta affrontando le polemiche interne che riguardano le elezioni presidenziali, in programma il prossimo 10 maggio.  Il Parlamento ha introdotto la possibilità di votare per corrispondenza, ma per le opposizioni si tratta di una  pratica incostituzionale e ad alto rischio di frode. Manca ancora la legge  e il governo è comunque al lavoro per stampare le schede e organizzare l’intero processo attraverso le poste polacche. L’ex premier Donald Tusk, e molti altri hanno dichiarato che boicotteranno le elezioni, ritenute incostituzionali. Si potevano posticipare le elezioni ma il premier Mateusz Morawiecki e Jarosław Kaczyński, leader storico di Diritto e Giustizia,( la forza populista egemone nella coalizione, il PIS), vogliono il voto subito spiegando che una Polonia senza Presidente non può funzionare. In realtà, il Presidente uscente a loro congeniale, Andrzej Duda,  potrebbe confermarsi  senza ballottaggio, così come al momento danno i sondaggi. Ma lo scenario da poche sicurezze. Per la prima volta  dal 1991, a causa  della pandemia, la crescita sarà inferiore a zero, per cui ci si può aspettare una perdita di consenso attorno alla figura del Presidente. Da qui, l’anticipare il voto – la presidenza, in Polonia, dispone di un veto forte sulle leggi del Parlamento, ribaltabile solo con i due terzi dei voti del Sejm, la camera con poteri maggiori e il PiS questa maggioranza non ce l’ha, per cui un Presidente non ostile, qual è Duda, è fondamentale per l’attuazione dell’agenda di governo; agenda di governo fortemente nazionalista al pari di quella di Viktor Orbán

I prossimi giorni saranno decisivi. Potrebbe esserci  un negoziato tra maggioranza e opposizione per spostare il voto al 23 maggio, ma è solo un’ipotesi e non rassicura sul dopo voto. Jakub Majmurek, un intellettuale della sinistra polacca afferma : “Se Duda vincesse e se l’opposizione contestasse il risultato, parlando di elezioni non trasparenti, il governo potrebbe accusarla di attentare alla legittimità democratica e approvare uno stato d’emergenza per impedire proteste e critiche. Ci ritrovereremmo in una democrazia illiberale“.

Noemi Maria Cognigni

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