Africa

Published on marzo 30th, 2020 | by Eurasia News

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ARRIVA DALL’AFRICA UN’ALTRA GRANDE INFESTAZIONE: LA SCHISTOCERCA GREGARIA

Mentre l’Occidente è alle prese contro il covid-19 , in Africa si combatte un’altra guerra, quella contro la Schistocerca gregaria ovvero, la “locusta del deserto“. Impressionante lo scenario che si allarga a tutto il continente partendo dal Corno d’Africa. E’ la più grande invasione del secolo secondo la FAO, che avverte: “mette a rischio la vita di venticinque milioni di africani, già pressati da guerre e carestie“. L’ultima grande invasione durò tre lunghi anni, dal 1986 al 1989 e colpi’ Nord Africa e Medio Oriente, ma oggi potrebbe essere peggio. Le locuste del deserto , parenti strette delle cavallette ma più resistenti e gregarie, rappresentano la specie con il più alto impatto economico in relazione ai danni provocati e minacciano un decimo della popolazione globale.

Le locuste avrebbero trovato terreno fertile da quando, nel 2018 il ciclone Mekunu ha sconquassato la penisola arabica , l’Oman e lo Yemen creando i presupposti che nel deserto, sono insoliti a crearsi. E mentre ci si riprendeva dai danni del ciclone, ne è sopraggiunto un altro a dicembre 2019 che ha travolto la Somalia, ricreando i meccanismi di una nuova riproduzione. E’ l’umidità l’habitat di questi insetti, spiega Keith Cressman, esperto di migrazioni delle locuste per la FAO. Una situazione che rischia di degenare facilmente mettendo seriamente a rischio l’approvvigionamento alimentare. Uno sciame di locuste di un chilometro quadrato è in grado di mangiare in un giorno la stessa quantità di cibo di 35000 persone. Si tratta di sciami grandi quanti il Lussemburgo e la FAO lancia l’allarme: servono 140 milioni di aiuti per contenere l’invasione, con il picco previsto tra aprile e giugno. Aiuti che rischiano a tardare o a non prendere vita vista l’emergenza del Coronavirus che sta mettendo in ginocchio le economie dei paesi più forti e che inizia a presentarsi anche in Africa. 

A rischio, tutte le regioni aride e semi aride, dove la produttività agricola è bassa e le comunità vivono di sussistenza“, queste le parole di Sergio Innocente, esperto regionale FAO per la prevenzione e la risposta alle emergenze nell’ambito della sicurezza alimentare. Anche Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “C’è un legame tra il cambiamento climatico e la crisi senza precedenti dell’invasione delle locuste che affligge l’Etiopia e l’Africa orientale. Mari più caldi significano più cicloni che generano il terreno fertile ideale per le locuste“. Quindi le gigantesche infestazioni di locuste hanno origini precise: la mancanza di pioggia e l’innalzamento delle temperature. Così hanno inizio i focolai, costringendo questi insetti a cercare aree più verdi per potersi sfamare. Tutti a rischio quindi, ma se Paesi come il Kenya e l’Etiopia hanno maggiori risorse dei loro vicini per contrastare l’invasione delle locuste, Stati falliti come la Somalia o mai davvero nati come il Sud Sudan, che ha dichiarato l’emergenza nazionale locuste – non ne sono assolutamente in grado. 

Intanto dopo aver colpito anche India, Iran e Pakistan( a cui il governo sud coreano ha donato 200mila dollari per contrastare l’invasione di locuste) , si teme che le cavallette possano arrivare anche in Cina. L’amministrazione di Pechino ha lanciato l’allarme e sta cercando di agire tempestivamente prevenendo la possibile ondata di locuste. Sembra uno scenario biblico ma dietro tutto questo non c’è niente di divino, c’è solo la nefasta mano dell’uomo, e a farne le spese ancora una volta potrebbero essere i paesi più poveri: finora l’ONU ha raccolto 33 milioni di dollari ma come sappiamo, non basteranno. 

Le agenzie ONU temono che la lotta contro il coronavirus – e la crisi economica post-coronavirus che si annuncia – faccia dimenticare ai paesi forti che nel mondo ci sono più di 100 milioni di persone che vivono al di sotto degli stadi di povertà, sotto le bombe della guerra e alle prese con i disastri naturali. Una cosa che l’Occidente spesso e volentieri ricorda solo quando arrivano le ondate di profughi. 

Noemi Maria Cognigni

video FAO

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