Serbia

Published on maggio 19th, 2019 | by Eurasia News

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Chi era Mira Markovic Milosevic

Ad un mese dalla scomparsa a Mosca, avvenuta il 14 aprile, qui alcune note sulla vita della moglie e poi vedova del Presidente della Jugoslavia e poi della Serbia, Slobodan Milosevic, ma soprattutto leader e fondatrice della JUL ( Sinistra Jugoslava) e irremovibile socialista.

Avevo conosciuto Mira Markovic subito dopo l’arresto di Slobodan Milosevic e nel pieno delle violenze contro i “rossi” nel Paese. Il resoconto dell’incontro, l’ultimo ufficioso, lo si può trovare più sotto, che avvenne in un clima e in una situazione blindata, con la casa piantonata da molti uomini armati, in quanto si aspettavano assalti di bande dei golpisti “democratici ”. La Markovic era fortemente scossa e provata, Milosevic era stato da poco arrestato ed in carcere a Belgrado, furono due ore in una atmosfera di tensione e angoscia, ma anche molto intense di sensazioni ed emozioni dell’anima. Quando l’abbracciai per salutarla e ringraziarla, proruppe in un pianto, per poi riprendersi subito scusandosi e riacquistando una espressione di forza e volontà di battersi contro tutto ciò che stava avvenendo.

Mira (Mirjana) Marković, era nata a Pozaverac nella Serbia orientale, il 10 luglio 1942, figlia di partigiani comunisti jugoslavi, nacque proprio tra le line del Fronte di combattimento contro l’occupazione nazifascista.

Dopo un infanzia difficile, la madre Vera Miletic, era morta nel 1944, dopo essere stata catturata e torturata dai nazisti, crebbe con una zia e senza la presenza del padre fino a 15 anni.

Mirjana, che aveva allora due anni, prese in seguito il nome Mira in memoria di sua madre, che l’aveva usata come suo nome di battaglia nella Resistenza.

Una storia racconta che una ciotola di fiori, era sul tavolo di casa, il giorno in cui Vera fu portata via per essere fucilata, ed è per questo che Mira da grande portava spesso un fiore tra i suoi capelli.

A sedici anni incontra il giovane Slobodan Milosevic, già attivista nelle file degli studenti comunisti, si innamorano e da allora furono inseparabili fino al rapimento di Milosevic per portarlo al Tribunale dell’Aja, ma restarono indivisibili fino alla fine delle loro vite, condividendo le battaglie per la verità, anche se separati fisicamente.

La Marković conseguì poi il dottorato in sociologia, studiando all’Università di Belgrado e si sposò con Milosevic nel 1965 e ebbero due figli Marija e Marko.

Mira, che in seguito sarebbe stata definita come denigrazione dai suoi avversari come la strega rossa o la Lady Macbeth di Belgrado, per le sue posizioni politiche, era una socialista convinta e preparata, fece sempre attività politica ma mai nel partito del marito Slobo, in una intervista del 2002 la figlia Marija, disse che la madre: “…credette per tutta la vita in una utopia socialista”.

Divenne poi una docente di sociologia all’Università di Belgrado e ha scritto numerosi libri ( tradotti in numerose lingue) e una editorialista di molti giornali jugoslavi.

Nel 1995 entra sulla scena politica con un nuovo piccolo partito di posizioni più radicali di cui fu eletta presidente: JUL (Jugoslavenska Levica), Sinistra Jugoslava, con cui fu eletta deputata a Pozaverac e collocato alla sinistra del Partito Socialista Serbo.

Da allora, fino allo scioglimento nel 2002, la JUL fu sempre in alleanza e coalizione con il Partito Socialista Serbo, anche nel Governo di Unità Nazionale insieme al Partito Radicale Serbo di Seselj, durante l’aggressione NATO.

Mira Markovic ha sempre tenuto posizioni politiche dure e nette, non sempre condivisibili, ma certamente coerenti con la sua personalità intellettuale e politica di un moderno, seppur radicale socialismo umanistico. Ha sempre attaccato frontalmente e accusato senza mezzi termini quelli che lei considerava traditori del paese o della causa socialista, procurandosi numerosissimi nemici; esemplari e durissimi furono i suoi scontri negli anni novanta, durante la guerra in Bosnia, per diverse vedute sulla linea da tenere, con il leader dei radicali Seselj, che riempivano i giornali serbi, per poi trovarsi insieme lealmente, da patrioti serbi nel 1999, a difendere il paese nel governo di Unità nazionale, con il SPS, dall’aggressione NATO. Frangenti tipicamente storici e delle politiche reali e legate alle situazioni concrete ed alle sopravvivenze determinanti di popoli e paesi, di cui ovviamente molti pensatori da Internet, faticano a comprendere o decifrare, chiusi nelle loro torri familiari.

In una intervista dei primi anni novanta ella aveva dichiarato che quando avrebbe raggiunto i 60 anni (nel 2002), avrebbe lasciato la politica per passare in serenità con Slobodan il resto degli anni. Non sapeva cosa avrebbe dovuto affrontare la Jugoslavia e i suoi popoli, coinvolgendo la sua famiglia e il suo amato Slobo in tragici eventi, che portarono Milosevic a morire al tribunale dell’Aja, ma né lei né Slobodan Milosevic si sottrassero a quella che fu l’ultima battaglia del Presidente serbo contro il proprio popolo. Mira fu al fianco delle battaglie del marito giorno dopo giorno, accusando sistematicamente, senza timori, implacabilmente e direttamente responsabili e traditori della causa jugoslava e  del popolo serbo e dei popoli jugoslavi. Dopo che Milošević fu rapito e portato a l’Aia per  nel 2001, la Marković accusò pubblicamente il Tribunale come “la nuova Gestapo“. La coppia fino all’ultimo giorno di prigionia di Milosevic, ebbe un colloquio telefonico pressoché quotidianamente.

Mira nel 2005 ha pubblicato una lunga biografiaECCO CHI ERA”, dove ha difeso e  smontato le accuse e le infamità dette contro Slobodan Milosevic negli anni, riabilitandolo con documenti e prove fattuali, sia come politico che come patriota e uomo onesto, marito, padre e nonno premuroso. Nel libro ella scrive che la  sua è stata una “figura politica eminente e notevole”, sottolineando che il nome di Milosevic “…è stato menzionato più spesso che quelli di dei presidenti russo, cinese e statunitense riuniti insieme…”.

Dopo il colpo di Stato a Belgrado del 2000, anche lei fu accusata, per distruggere politicamente lei  e per completare la distruzione di Milosevic,  addirittura di aver ordinato omicidi, persecuzioni, corruzione, tutte accuse cadute nel tempo, anche grazie alle battaglie di verità di Milosevic all’Aja, di tutto restarono alcune accuse formali mai arrivate a sentenze definitive, di aver favorito l’assegnazione di un alloggio popolare ad una famiglia di conoscenti. Andò in esilio insieme al figlio Marko, ottenendo lo status di rifugiata politica in Russia nel 2003. L’altra figlia Marija, dopo gli avvenimenti dell’arresto del padre, dove fu anche accusata di aver sparato contro gli assalitori dell’abitazione per prendere Milosevic, scelse l’auto esilio in un Monastero del Montenegro, rifiutandosi finora di ritornare in Serbia.

Nel 2006 le autorità “democratiche” della nuova Serbia gli rifiutarono di poter partecipare ai funerali del marito a Požarevac, un ennesimo atto di umiliazione e disumanità, tipiche di politicanti arroganti e senza alcun tipo di etica e rispetto morale degli esseri umani, in quanto tali, al di là di posizioni politiche.

Al contrario si è comportato, uno dei suoi più grandi avversari politici, il leader dei Radicali serbi V. Seselj, come documento dopo.

Mira Markovic Milosevic è morta il 14 aprile a Mosca, dopo alcuni giorni di ricovero per complicazioni mediche. Dopo essere stata cremata le sue ceneri sono state esposte in una camera ardente a Mosca, e poi  sono state portate in Serbia a Pozarevac dove sono state tumulate al fianco, anche nella morte, di Slobodan Milosevic.

I figli Marko e Marija non hanno potuto presenziare all’ultimo addio alla loro madre, perché non hanno documenti personali regolari, necessari per viaggiare e attraversare i confini, per questo Marko ha pubblicamente affidato, in nome della famiglia Milosevic, a Vojislav Seselj l’organizzazione dei funerali di Mira in Serbia.

Sabato 20 aprile alle 15, l’urna con le ceneri di Mira Markovic è stata posta nella tomba sotto il tiglio nel cortile della casa di famiglia, nella quale riposa già Slobodan Milosevic. Il sacerdote ortodosso ha officiato l’orazione funebre, rendendole l’ultimo saluto.

Anche l’ex Ministro jugoslavo e attuale presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, Zivadin Jovanovic ha presenziato alla cerimonia funebre per la Markovic.

In una intervista al giornale serbo Espreso ha dichiarato che: “…nei confronti di Slobodan Milosevic e Mira Markovic la Serbia deve rivedere le vecchie decisioni…tutto quanto successo in questi anni contro essi, anche contro Mira Markovic e la sua famiglia, è stata una grande ingiustizia… Penso sia giusto e normale essere qui al memoriale di Mira Markovic, non solo perché era la moglie e la persona più vicina a Slobodan Milosevic, ma per la rilevanza della sua persona nel campo scientifico, sociale e pubblico, autrice di molti libri, libri che sono testimonianza di un periodo storico importante per il popolo serbo. Credo che oggi qui ci sono innanzitutto coloro che si sentono lesi da ciò che è stato riservato al presidente Slobodan Milosevic e a sua moglie, comportamento  che è stato un atto anti-costituzionale, come l’estradizione illegale di Slobodan Milosevic al Tribunale dell’Aja, un caso quasi unico nella storia degli stati del mondo….Cos’ è dunque questo cosiddetto governo democratico che era sopraggiunto in Serbia dopo il 5 ottobre, che ha tenuto in esilio la famiglia Milosevic… Mira Markovicda viva non è mai riuscita a  visitare la tomba di suo marito a Pozarevac, e i suoi figli, oggi non hanno accesso alla loro casa, la casa dei loro genitori, e ancora sono in una sorta di negazione nel loro paese… Allora noi oggi siamo qui oggi per tributare il nostro ultimo saluto a Mira Markovic, e anche a dire che la Serbia, se intende riacquistare la propria reputazione  e la riconciliazione delle relazioni in Serbia, dovrebbe rivedere il suo atteggiamento e auto-criticamente esaminare gli errori che sono stati fatti, errori falsificatori e deleteri per l’unità della Serbia in un momento in cui la Serbia ha bisogno di unità più che mai… “, ha concluso Jovanovic nella sua intervista

La decisione di affidare l’organizzazione a Seselj ha sorpreso e creato molto scalpore in Serbia, era stato infatti lo stesso Seselj un tempo a definire la Markovic la “strega rossa”. Intervistato circa questa suo impegno e scelta riguardo i funerali, ha dichiarato, parlando di Mira Markovic e del suo ruolo circa i funerali: “…ho sempre creduto nelle autonomie di giudizio e decisione tra Mira e Slobodan, proprio per lo spessore intellettuale e politico di entrambi… E’ risaputo quanto la Markovic è stata una dura e grande mia avversaria politica, con una profonda e coerente personalità politica, ma non una nemica della patria e del popolo, come invece la stragrande maggioranza degli altri politici serbi vecchi e nuovi… E’ stato inumano che a Mira sia stato proibito in tutti questi anni, di poter venire a visitare il marito Slobodan e portare fiori alla sua tomba. Una vergogna… Ho accettato questo compito perché ritengo prima di tutto vengono l’onore e la lealtà verso la propria patria, al di là delle posizioni politiche… E lei è stata questo fino alla fine…”.

Anche il Metropolita Amfilohije del Montenegro ha dichiarato al giornale Novosti e al Guardian inglese che: “… Slobo e Mira dovevano essere rispettati come sarebbe stato giustol’ex presidente della RFJ e della Serbia, è stato uno statista . E’ stato vergognoso come lo Stato serbo si è comportato con lui e la sua famiglia, compresa Mira…”.

Enrico Vigna

 

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