Nagorno Karabakh: un conflitto congelato e mai realmente arrestatosi - EURASIA NEWS


Azerbaijan

Published on novembre 13th, 2018 | by Eurasia News

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Nagorno Karabakh: un conflitto congelato e mai realmente arrestatosi

Ho lasciato la mia casa, la mia terra, la mia identità”.

Una ferita ancora aperta lungo il limes caucasico. Un conflitto che ha avuto in questi anni numerose ripercussioni nell’ambito socio-politico ed economico del paese. Al giorno d’oggi il governo dell’Azerbaigian stima oltre 1 milione di rifugiati e persone internamente dislocate all’interno del territorio azero.

Questo fenomeno, alimentato nei primi anni ’90 in seguito al “frozen conflict”, continua sin dai primi anni del conflitto ad essere una delle principali problematiche per il paese. Tutti gli azeri originari del Nagorno-Karabakh e dei sette distretti adiacenti sotto occupazione militare da parte dell’Armenia  sono ad oggi sfollati interni. Secondo quanto riportato dai dati presentati dal Governo dell’Azerbaigian, oggi nel paese vivono 350.000 rifugiati provenienti dall’Armenia e  789.000 sfollati interni, espulsi dal Nagorno Karabakh e dai sette distretti adiacenti.

789.000 volti denominati a livello internazionale come IDPs: “Internally Displaced People”, termine che fa riferimento dunque a quella categoria di persone che si sono viste costrette a lasciare la propria residenza in seguito ad un’aggressione militare esterna, al controllo da parte di una forza esterna di tale territorio o in seguito alla regolare presenza di bombardamenti, per trasferirsi in un’altra area all’interno della stessa nazione.

Il governo dell’Azerbaigian, e il presidente Heydar Aliyev, così come il suo successore Ilham Aliyev, nel corso di questi anni hanno cercato di portare avanti la realizzazione di numerosi progetti a sostegno dei rifugiati e degli sfollati interni per un miglioramento delle loro condizioni di vita. Sono stati infatti varate alcune iniziative, mettendo in atto specifici piani d’intervento e adottando atti legislativi straordinari.

Nel 1998 la Banca Mondiale ha avviato, in accordo con il Governo azero, un progetto di aiuto economico e sociale, il “Pilot recostruction project”, finalizzato al miglioramento delle infrastrutture delle regioni rivendicate nel contesto di ostilità del conflitto. Negli anni successivi si sono susseguiti altri piani di sviluppo socio-economico che hanno dato vita al “State Program on Poverty Reduction and Economic Development” (SPPRED) e al “IDP Economic development support project” (IDP-EDS) di durata triennale (2005/2008), con l’intento di migliorare le condizioni degli sfollati interni, creare opportunità di lavoro e stanziare finanziamenti per l’attuazione di microprogetti. Il piano venne dunque articolato su tre livelli concatenati:  Micro-progetti;  Progetti di micro-credito, per consentire l’estensione del micro-credito agli sfollati interni da parte di Istituti-Partner di credito (Partner Lending Institutions); Realizzazione e attuazione di specifiche iniziative di supporto per il progetto IDP/EDS, al fine di finanziare i costi del “Fondo sociale per lo sviluppo di sfollati interni”. Quest’ultimo ha concesso grazie ai fondi della Banca Mondiale e del Governo dell’Azerbaigian fino a 14,8 milioni di micro-credito di manat a 24 mila sfollati interni.

A partire dal 2001, il governo ha tentato più volte di sgomberare i campi-profughi e di trasferire gli IDPs in alloggi realizzati appositamente. Per molti anni alcune delle strutture messe a disposizione dal governo risultavano essere inadeguate rispetto alle reali esigenze di chi vi abitava.

Il 1 Luglio del 2004 venne approvato con il decreto n. 298 del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian il “Programma statale per il miglioramento delle condizioni di vita dei rifugiati e degli sfollati interni e l’aumento dell’occupazione in mezzo a loro”, tramite il quale si avviò la costruzione di case plurifamiliari per famiglie di sfollati interni che erano temporaneamente insediate in sanatori nella città di Naftalan, in edifici incompleti della stazione di pronto soccorso situata nel distretto di Binaqadi nella città di Baku, in appartamenti appartenenti ad altri cittadini nelle città di Baku e Sumgayit e negli edifici amministrativi e negli ostelli delle Istituzioni di Educazione Professionale Speciale Primaria appartenenti al Ministero delle Istruzione.

Altra misura adottata dalle istituzioni azere fu quella di sfruttare i ricavi dell’avanzamento della strategia petrolifera, già avviata dal leader nazionale Heydar Aliyev. I primi fondi furono dunque stanziati per il miglioramento delle condizioni abitative e di vita degli sfollati interni. Successivamente 5 campi tendati a Bilasuvar nel 2003, 4 tendopoli a Barda e Aghjabadi nel 2006, 3 campi tendati a Saatli e Sabirabad nel 2007 (totale di 12 campi tendati) vennero demoliti nel paese grazie alle misure prese dal presidente Ilham Aliyev. Secondo quanto riportato dal governo, nel periodo tra il 2001 e il 2008 sono state costruite circa 17.000 case.

Più di recente, il 23 gennaio 2017, è stato varato il decreto del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian sulla modifica del Decreto n. 1206 del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian “Sulla definizione di assegno mensile unico per gli sfollati interni e le persone equiparate a loro”.  Nell’aprile dello stesso anno, le persone del villaggio liberato Jojug Marjanli della regione di Jabrail sono state in grado di vivere in sicurezza in seguito al successo dell’operazione militare delle forze armate dell’Azerbaigian. Sono state create le condizioni per l’inizio di importanti lavori di ricostruzione per il ritorno nelle loro terre natali di civili che hanno storicamente vissuto in quell’area.

Nonostante permangano alcune problematiche e difficoltà per il Governo dell’Azerbaigian relativamente la questione degli sfollati interni, quali la necessità di migliorare le infrastrutture densamente popolate da IDPs, il bisogno di coinvolgere tali persone in progetti di riduzione della povertà e di sviluppo economico,  l’esigenza di nuove opportunità lavorative e programmi di sviluppo professionale, non si può negare che la situazione degli IDPs trovi un riscontro abbastanza positivo in tema di integrazione.  Normalmente infatti i rapporti tra la popolazione locale e gli IDPs si sono rivelati amichevoli e privi di ostilità grazie ad un alto livello di tolleranza all’interno della  popolazione locale.

Ormai da anni l’Azerbaigian ha pubblicamente dichiarato la sua volontà di impegnarsi nella risoluzione di tale problematica interna, tanto da emergere come stato-membro di molteplici convenzioni sulla difesa dei diritti dei rifugiati, dimostrandosi pienamente coinvolto in ambito internazionale. Il Paese è infatti stato membro della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convenzione di Ginevra-1951) e la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia (1961), ed ha preso parte al 60° Anniversario della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati, durante il quale, nel suo intervento, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Antònio Guterres disse: “E’ necessario che i meccanismi di gestione delle frontiere permettano a chi teme per la propria vita o per la propria libertà di trovare protezione”.

Il Governo azero continua dunque ad operare un assiduo e costante lavoro di aiuto volto allo sviluppo delle condizioni dei rifugiati e degli sfollati interni, che risulta essere una problematica ancora irrisolta nel Paese caucasico

“Tu non altro che il canto avrai del figlio,

O materna mia terra; a noi prescrisse,

Il fato illacrimata sepoltura”

A Zacinto – UGO FOSCOLO

Così Ugo Foscolo parlando di Zacinto, si riferiva alla sua patria, la sua terra. Una terra madre, che ci appartiene, e alla quale apparteniamo. E che sia dover lasciare la propria patria o fuggire da un territorio di questa per ritrovarsi alienati in una sua differente parte poco cambia.

“Perdiamo la nostra terra, e perdiamo noi stessi”.

Giulia Ercolani

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