Ungheria Viktor Orban

Published on aprile 9th, 2018 | by Eurasia News

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IL MIRACOLO ECONOMICO UNGHERESE

Nel cuore del Danubio sono lontani ormai i tempi il comunismo con i suoi orrori e tragedie aveva tenuto nel budapest-ungheria Anche il Turismo è uno dei settori in forte crescitadegrado e nella sopraffazione una terra storicamente fiera ed orgogliosa come quella magiara.

Il nuovo corso ungherese, inaugurato dal leader nazionalista Viktor Orban, che ha appena vinto in maniera schiacciante le elezioni, conquistando il suo terzo mandato consecutivo dal 2010, in un voto che ha visto nel Paese un’affluenza record. Il partito di governo Fidesz, secondo i risultati diffusi quando lo spoglio era ormai oltre l’80%, conserva la maggioranza assoluta nel parlamento con il 49% dei consensi.

Orban a detta di molti ha risvegliato e ridestato dal torpore un paese che – come tutti quelli dell’est europeo – sta vivendo un’importante fase di crescita economica. L’adesione all’Unione Europea nel 2004 ha indubbiamente cambiato la prospettiva che si aveva nei confronti di un paese dal passato illustre e prestigioso, così come attesta l’impronta asburgica.

Dopo Tesla, anche Continental investe in Ungheria - l'effetto della Flat TaxLa posizione di ideale ponte fra l’Europa e l’Asia, poi, sta giocando un ruolo indubbiamente favorevole per un’Ungheria che in questi ultimi anni è diventata una delle mete più gettonate dagli imprenditori per lo sviluppo dei propri affari e la ricerca di nuovi mercati.

Le cifre del resto parlano chiaro: la disoccupazione è scesa, negli ultimi anni, dall’11% al 3,8% (fonte: www.ilpost.it), il debito pubblico si è attestato ai livelli precrisi ed il PIL anche per quest’anno è stimato in rialzo dopo il significativo +4% fatto registrare nel 2017.

L’economia ungherese – si legge nel bollettino sui mercati esteri redatto dalla Farnesinaha ripreso a crescere dal 2014. Alla formazione del PIL contribuiscono l’agricoltura per il 3,4%, l’industria per il 31,1% e i servizi per il 65,5%. Tali settori occupano rispettivamente il 5, il 30 ed il 65% della forza lavoro. La principale risorsa naturale del Paese è costituita dalla terra che per il 75% è arabile e dalle sorgenti calde che potrebbero essere sfruttate per la produzione di energia  geotermica. L’industria più importante è quella automobilistica che BUDAPEST, HUNGARY contribuisce per il 30% all’intera produzione industriale, seguita dall’industria chimica (plastica e farmaceutica), mentre hanno perso di importanza quella mineraria, metallurgica e tessile. L’industria alimentare  contribuisce per il 14% alla produzione industriale e per il 7-8% all’export. In Ungheria sono localizzati molti investimenti  nel settore automotive: sono infatti presenti  la General Motors, la Magyar Suzuki, la Mercedes-Benz e l’Audi. Nel 2017 il PIL è cresciuto del 4%. Al raggiungimento di tale risultato hanno contribuito i servizi per l’1,8%, le costruzioni per l’1,0% e l’industria per lo 0,9%. L’agricoltura ha invece abbassato la crescita di 0,3 punti percentuali. Sotto il profilo della produzione, le costruzioni sono aumentate del 32%, l’industria del 3,9%, i servizi del 3,3% e l’agricoltura del 9,0%. Sotto il profilo della spesa, i consumi delle famiglie sono aumentati del 4,1%, mentre la spesa pubblica è diminuita dello 0,4%. Gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 17%. Le esportazioni sono cresciute dell’8,1% e le importazioni dell’11,3%, ma rispetto al 2016, il surplus è diminuito di 1,6 miliardi di Ungheria economiaeuro. Il saldo del commercio estero nel suo insieme ha rallentato la crescita economica di 1,4 punti percentuali. La spinta agli investimenti  è da attribuire ai fondi europei e al programma di sostegno per la casa “CSOK”, finanziato con fondi governativi. Altra spinta alla crescita è venuta dai consumi,  a loro volta sostenuti dall’aumento dei salari e dalla forte crescita del turismo. Accanto alla tradizionale industria automobilistica, il settore delle costruzioni e del turismo (fatturato +15,6%) sono stimati ad oggi i settori con più elevato livello di crescita per il 2018.  Il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 4%, mentre quello di occupazione è cresciuto dell’1,6%. L’inflazione media è stata del 2,4%. Il deficit è stato dell’1,9% e il debito è stato pari al 74% del PIL e, rispetto alla sua composizione, solo per il 25% è in valuta straniera. Fitch e S&P  hanno rivisto l’outlook del paese elevandolo a  positivo (“BBB-“)  mentre il rating di Moody’s  è “Baa3” con outlook stabile. Anche il 2018 si prevede un anno  molto positivo per l’economia ungherese che secondo le stime del Ministero dell’Economia crescerà del 4,3%. L’Unione Europea stima il 3,7% e l’OCSE il 3,6%. Il deficit dovrebbe rimanere intorno al 2%, nonostante le ungheria cartinaelezioni. Il settore bancario è tornato fare profitti e l’utile  e’ cresciuto del 50% , toccando i due miliardi di euro (dati banca nazionale ungherese).  Gli NPL (90 giorni ed oltre) sono scesi al 4,1% grazie all’aumento dei salari e dell’occupazione e alla dismissione dei crediti in sofferenza. In netto aumento anche il commercio estero, +9,6% rispetto al 2016 : l’export evidenzia la crescita del  prodotto industriale, mentre l’import  mostra la ripresa della domanda interna per maggiori consumi e investimenti. Il saldo della bilancia commerciale si è comunque ridotto per effetto del maggiore aumento delle importazioni. Per quest’anno, si prevede una tendenza analoga grazie al completamento dell’ampliamento di progetti nel settore automobilistico (Mercedes avvia la produzione della nuova Classe A e Audi dei motori elettrici), agli investimenti in infrastrutture,  nell’edilizia e alla domanda interna. L’UE rappresenta il principale partner commerciale con una quota dell’80%. In forte crescita il turismo: quello estero è aumentato del 6,1%, mentre quello domestico del 9%. Il governo ha dichiarato il turismo industria di importanza strategica e lo scorso anno ha lanciato un programma di 300 miliardi di fiorini (circa 1 miliardo di euro)  dei quali circa mezzo miliardo di euro in sussidi per lo sviluppo e ammodernamento degli alloggi commerciali,  nel tentativo di aumentare il contributo del settore al PIL al 16% Budapest_UNGHERIAentro  il 2019”.

Merito della politica industriale posta in essere dal governo ungherese che grazie ad una serie di interventi ad ampio respiro, mira non solo ad incrementare la produttività e la competitività in tanti settori ma anche a riequilibrare ulteriormente i conti pubblici con una politica fiscale basata sulla riduzione delle imposte. Anche se non mancano le note negative, legate alla carenza di manodopera qualificata ed alla scarsa propensione all’innovazione tecnologica delle PMI che potrebbero essere un ostacolo allo sviluppo.

“Il Governo – continuiamo a leggere sul sito dedicato ai mercati esteri del Ministero degli Esteriha approvato nel 2016 la nuova strategia industriale 4.0, denominata Irinyi Plan per il periodo 2016-2020, il cui obiettivo è quello di aumentare la produzione industriale portandola dall’attuale 24% al 30% entro il 2020 (questo richiederebbe una crescita annua del 7%). Sette settori di intervento: industria della difesa, autoveicoli, macchinari specializzati, industria della salute e del turismo, produzione alimentare, green economy, ICT. Il Governo mira a generare una crescita economica di lungo termine basata su innovazione, competitività, rafforzamento delle Università di Tecnologia e di Economia di Budapestesportazioni e posti di lavoro. Allo stesso tempo ritiene che sia necessario ridurre la dipendenza dall’automotive a favore di  altri settori, per ottenere una crescita più equilibrata. La politica fiscale mira al pareggio di bilancio. Il primo obiettivo è la riduzione del debito pubblico e la quota di debito in valuta estera, limitando le emissioni obbligazionarie internazionali nel 2018.  Sempre sul fronte fiscale il governo continua nel piano di riduzione delle tasse: lo scorso anno l’imposta sulle società è stata portata al 9% ed i contributi per il lavoro dipendente ridotti di cinque punti percentuali passando dal 27 al 22%. Nel 2018 è stata applicata una ulteriore riduzione del 2,5%,  arrivando così al 19,5%. La politica monetaria attuata dalla Banca Centrale si pone  l’obiettivo di raggiungere il 3,0% di inflazione entro la metà del 2019. Il tasso di sconto è allo 0,9% e la Banca ha adottato alcune misure per spingere le banche nazionali ad aumentare il volume di credito all’economia reale. I rendimenti sui  titoli del debito pubblico sono mantenuti bassi, al di sotto dei rendimenti regionali e della zona euro nel tentativo di abbassare i costi di finanziamento a lungo termine; è  diminuito l’ammontare che le banche commerciali possono depositare presso la banca centrale e, lo scorso Hungary-Mapnovembre, è stato convertito l’Interest Rate Swap da tasso variabile a tasso fisso per contenere i rendimenti delle obbligazioni a scadenze più lunghe;  è stato inoltre lanciato un programma di acquisto di obbligazione ipotecarie, sempre per ridurre i costi di finanziamento a lungo termine. Importanti passi avanti sono stati fatti dal governo negli ultimi anni per quanto riguarda il mercato del lavoro, il regime fiscale, il debito pubblico, ma secondo il Governatore, per raggiungere la crescita dei paesi occidentali   è necessario che l’economia si trasformi da “Labor Intensive” a “Capital Intensive”. Il Ministro dell’economia ha stilato un piano dei principali obiettivi di politica economica nel medio periodo che vanno ad aggiungersi al piano Industria 4.0 e che si articolano in: 1) crescita economica al di sopra della media europea tra il 2018 ed il 2022; 2) presentazione al Parlamento di un disegno di legge sul pareggio di bilancio  entro il 2020; 3) percentuale debito/PIL al di sotto del 60% entro il 2022; 4)  cuneo fiscale: le imposte sul reddito dovrebbero essere ridotte al di sotto del livello regionale entro il 2022. Contribuzione sociale abbassata all’11,5%; 5) come Hungary latest country to repatriate goldprecedentemente annunciato, il Ministro ha riconfermato la creazione di 1 milione di posti di lavoro nell’arco di 10 anni, di cui tra 250.000 e 300.000 entro il 2020; 6) aumento del  numero di persone iscritte a percorsi di  formazione aziendale fino a raggiungere 75.000 unità dalle attuali 53.000 entro il 2022; 7) far entrare nei circuiti internazionali almeno tre o quattro  aziende ungheresi come la Tunsgram (illuminazione), Ikarus (autobus), e Medicor (strumenti medicali). Non mancano problemi da risolvere come quello demografico, la mancanza di manodopera qualificata, basso valore aggiunto degli IDE, elevato divario tra PIL e PNL (4-5%) e  bassa produttività,  in parte legata alla mancanza di manodopera. Si registra una ampia differenza di produttività tra le imprese orientate all’esportazione, principalmente di proprietà straniera e le piccole imprese nazionali. La propensione delle PMI a innovare è bassa e anche l’utilizzo delle tecnologie digitali è basso. Le barriere normative nei servizi e nel commercio al dettaglio e l’imprevedibilità della regolamentazione Budapestostacolano l’efficiente riassegnazione delle risorse. Carenze istituzionali e  inadeguatezza del capitale umano sono altri fattori che limitano la crescita di produttività”.

Insomma, un quadro in chiaro-scuro che però evidenzia come le opportunità di business oggi si stiano sempre più concentrando nell’area eurasiatica, ed in cui l’Ungheria anche nei prossimi anni è destinata a recitare un ruolo di primissimo piano.

Francesco Montanino

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