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Published on dicembre 8th, 2016 | by Eurasia News

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Azerbaigian sotto attacco

Riceviamo e pubblichiamo:

Re:Common e Amnesty International non si smentiscono mai quando si tratta di parlare dell’Azerbaigian. Vedono la difesa dei diritti umani a senso “unico”, come è successo per lalleato-azero-il-libro-pubblicato-da-recommonl’ennesima volta a Roma presso la sede della Federazione della Stampa il 1 dicembre, alla presenza dei vertici di questa federazione, e degli esponenti dell’associazione Re:Common e di Amnesty Internazional.  L’argomento: il rispetto dei diritti umani in Azerbaigian, ma anche il gasdotto Tap. La prima domanda che viene spontaneo porci è cosa c’entri il gasdotto Tap con i diritti umani. Non mi risulta che sulla spiaggia di Melendugno sia stata impiantata una nuova Guantanamo. I due temi nulla hanno in comune. Di fronte ad un pubblico sparuto, gli organizzatori hanno dato vita ad un evento senza contraddittorio. Al termine delle presentazioni, qualcuno però ha sollevato questioni di rilievo, note forse non alla massa, ma ben conosciute a chi l’Azerbaigian lo conosce e lo studia. Innanzi tutto, tra le domande, si è’ chiesto perché, se si parla di diritti umani, non viene mai toccato il tema di un milione di rifugiati e profughi azerbaigiani cacciati dalle forze armate dell’Armenia dai territori occupati dell’Azerbaigian. E ancora: perché proprio l’Azerbaigian è’ stato scelto come target di attacco, tra i tanti paesi con cui l’Italia ha intensi rapporti commerciali e che sono anche i maggiori fornitori di energia della penisola? Potremmo farne un elenco considerevole, ma il gioco di chi sia il primo della classe interessa poco. Forse per gli organizzatori dell’incontro romano i cittadini azerbaigiani espulsi dalle loro terre storiche non hanno Diritti, tutti gli altri si’. E se poi gli altri sono criminali che si sono macchiati di gravi crimini, che hanno eluso le leggi dell’Azerbaigian e-o addirittura che sono stati aiutati prima e che adesso pretendono ciò che non gli è dovuto, tanto meglio. Da criminali Amnesty li trasforma in vittime.

Tra le falsità emerse nell’incontro c’era la questione che l’Azerbaigian avrebbe messo nella lista di persone non grate circa 500 giornalisti (quando 500 e’ il numero complessivo degli inseriti nella lista, che include tutte le categorie professionali) senza specificarne le cause reali. Sempre dal pubblico il chiarimento che si viene inseriti nella lista solo per aver violato la normativa azerbaigiana, attraverso l’ingresso non autorizzato dal governo dell’Azerbaigian nei territori occupati, e non per le posizioni più o meno ostili degli stessi rispetto al Paese.

tap-_-da-geopoliticaitaliana_comAmnesty International e Re:Common, che accettano per qualsiasi Paese quanto sancito dal Diritto Internazionale, pretendono che in Azerbaigian le cose vadano diversamente. Vorrebbero che un terrorista o un sobillatore venga comunque “protetto”, vorrebbero che chi attua ogni forma di violenza in Nagorno Karabakh contro gli azerbaigiani sia comunque “accolto” .
Un pubblico, anche se esiguo, avrebbe diritto a conoscere la realtà. Qualcuno dei presenti ha tentato ieri di presentarla, accennando ad un Azerbaigian esempio di multiculturalismo, di stato laico dove ogni cittadino ha gli stessi diritti indipendentemente dalla fede religiosa. Una rarità e un modello tra i paesi a maggioranza musulmana. Ma questo non interessa chi organizza eventi solo per attaccare un Paese e non per diffondere conoscenza. Gli stessi interventi a favore dell’Azerbaigian sono stati mal tollerati da parte degli organizzatori, in contraddizione con quella che dovrebbe essere, in un paese democratico rispettoso delle libertà di opinione, la mission stessa delle organizzazioni promotrici dell’incontro.azerbejdzan-ue
Ora, attaccarsi ad un tubo del gas, per parlare di diritti umani in Azerbaigian, mi sembra troppo forzato e falso. La Federazione della Stampa Italiana come al solito sente una sola campana, non approfondisce, non studia il modello paese, non parla con i rappresentanti di Baku a Roma. Preferisce organizzare happening di forzata teoria complottista e questo avviene a pochi giorni dal servizio di Report e degli attacchi di alcune lobby energetiche interessate ad altri fornitori di energia che osteggiano il progetto del Tap. Se non fosse profondamente scorretto, farebbe solo un po’ ridere.
Romolo Martelloni

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