Eurasia

Published on agosto 23rd, 2016 | by Redazione

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DA BAKU AD ASTARA, “CAPITALE” AZERA DEL NUOVO IRAN

Avevo promesso alla amica virtuale Zaara, che una volta tornato a Baku, ci saremmo incontrati per conoscerci personalmente all’interno del museo Aliyev, e non sul nuovo ed esaltante 01 Azerbaijan - Skylinelungomare come mi aveva proposto su Facebook giorni addietro, perché la costruzione sarebbe stata la mia prima meta in Azerbaijan.

Poterla osservare da vicino ha un fascino unico e le innumerevoli foto che ho sfogliato su internet precedentemente la mia partenza non riescono a rendere giustizia alla potenza espressiva di questo gioiello di architettura contemporanea. Non saprei proprio come definirlo, personalmente penso che sia un sogno onirico che prende vita, partorito dalla mente geniale e visionaria della compianta Zaha Hadid.

02 Azerbaijan - F1Rimaniamo entrambi stupiti della sua monumentalità e nonostante per la mia compagna non sia una novità, indugia prima di entrare, estasiata dall’insolito volume realizzato con un sapiente gioco di curve e linee sghembe, che lo fanno assomigliare ad una navicella spaziale pronta per un allunaggio.

Dopo aver visitato le varie mostre, per rilassarci gustiamo un caffè sedendoci su dei sofà dalle dinamiche forme che ricalcano in toto le stesse del museo e nel contempo tracciamo un profilo generico del paese. La mia voce è rauca, perché in hotel per resistere al caldo notturno ho spinto i condizionatori al massimo e dalla mia bocca escono parole sofferte e deboli che però sono ascoltate da una simpatica coppia, che si sta teneramente scambiando innocenti effusioni.03 Azerbaijan - People

Ci chiedono se possono sedersi con noi e come la maggior parte dei giovani azeri incontrati nei giorni precedenti crede nel futuro del paese e spera che la situazione armena possa trovare una distensione, tesi avvalorata dalla stessa mia accompagnatrice che annovera tra le tante sue conoscenze straniere amicizie di Yerevan. Ci troviamo d’accordo su tante tematiche e manifestiamo una certa paura sul grande disordine politico ed economico che sta investendo il mondo intero.

05 Azerbaijan - New mallAll’indomani mi sveglio di buon’ora e mi preparo per il lungo viaggio che mi aspetta: direzione AstaraIran. Mi armo di taccuino per gli appunti, carico la mia macchina fotografica e mi vesto con jeans e camicia a maniche lunghe, dato che in Iran alcune regole sul vestiario sono molto rigide, ma soffro immensamente perché all’interno del bus la massa calda e compatta d’umanità seduta fa salire vertiginosamente la temperatura.

Prendo uno delle corriere con la medesima direzione, confuso tra i tanti viaggiatori, il pullman sembra quasi un vecchio residuato antecedente l’abbattimento del Muro di Berlino, degno scenario di altri tempi che insaporisce la mia avventura giornalistica, permettendomi di immedesimarmi06 Azerbaijan - Museummaggiormente tra la popolazione locale.

Salgo insieme a dei venditori ambulanti che si alternano tra loro e che cercano per qualche Manat di far acquistare la propria mercanzia. Compro una bottiglia d’acqua e mi siedo affianco a diversi ragazzini vestiti con le stesse uniformi e che saranno fino al confine i miei giovani e gradevoli interlocutori.

Il viaggio all’inizio si presenta molto piacevole, perché le strade al di fuori della capitale sono ampie e ben asfaltate ed il vecchio trabiccolo riesce a tener testa a potenti automobili, ma poi dopo qualche decina di chilometri il Mar Caspio sparisce davanti alla mia vista e la natura comincia ad 11 Azerbaijan Zaha Hadidessere più desertica. L’aria sembra rarefatta, tutti sono accaldati e sudati e nemmeno i finestrini aperti e la discreta velocità riescono a darmi refrigerio. L’autista per sopperire all’insopportabile caldo apre la portiera posteriore, donandoci un po’ di sollievo, ma esponendo pericolosamente un ragazzo.

Alcune persone si girano continuamente e si sforzano di capire il perché della mia presenza, mi chiedono se parlo russo e disegnano in aria buffi cerchi concentrici non arrivando mai alla soluzione. Gli unici a comprendere qualcosa sono i tre ragazzini che ridono ad ogni mio sguardo e si sganasciano dalle matte risate quando il mio cappello vola via lungo il corridoio della corriera, spinto da una forte alito di vento. Sono molto affabili, vogliono spartire con me il loro cibo e la loro acqua e se pur tecnologici come la nuova generazione mi sembrano distanti dai bimbi viziati che vedo in Italia, perché alberga in loro una “ingenuità” tipica di questo ospitale popolo.13_Azerbaijan_Zaha_Hadid_indoor

Durante il tragitto ci fermiamo più volte, perché scavatori e ruspe lavora all’unisono per la realizzazione di nuove arterie che collegheranno Baku con il sud del paese, un buon segnale che mi fa capire che la politica qui a differenza di altri paesi in via di sviluppo non vuole gettare fumo negli occhi realizzando meravigliosi capitali, piene di centri commerciali e grattacieli tralasciando la parte interna del paese.

Arrivati a destinazione, siamo rimasti davvero in pochi, i ragazzini mi salutano andando frettolosamente verso i loro genitori che li stringono a loro 14_Azerbaijan_Zaha_Hadid_leftcome se non li vedessero chissà da quanto tempo. Vanno via frettolosi su vecchie e polverose Lada scomparendo all’orizzonte.

Sono al confine tra la città di Astara e quella omonima azera, nella regione del Lankaran Innumerevoli persone si accalcano, alcuni proponendomi chissà quale strano scambio mentre i meno abbienti tendono disperatamente la mano per avere qualche moneta, schiacciati dal peso delle loro malandate valigie.

Viene verso di me un uomo, dagli occhi burberi ed aggressivi e mi propone di portare oltre confine un pacco, non gli è lo negherei ma non so cosa sia contenuto, quindi rifiuto a malincuore. Insiste e si avvicinano due sui sgherri e continua il suo soliloquio parlando ad alta voce, dal canto mio sorrido, come faccio ogni qual volta mi trovo in simili situazione per allentare la morsa della tensione. Non c’è niente da fare, non riesce proprio a capacitarsi 15_AZerbaijan_Zaha_Hadid_Behinddel mio diniego, ed allora senza farmi prendere dal panico lo guardo fisso negli occhi deciso e studio una scappatoia, simulando mentalmente una lezione di self defense. Vedendomi sicuro va via e tiro un sospiro di sollievo allo scampato pericolo. L’attesa è lunga ma una volta dentro per il controllo il mio passaporto italico mi permette di andare via rapidamente.

Un brivido mi sale lungo la schiena mentre attraverso il ponte che divide le due nazioni e prima di arrivare in Iran due donne azere si mettono in capo due variopinti chador come da legge coranica. Non si possono scattare foto, bisogna essere accorti nel muoversi e nel parlare ed il cartellone propagandistico posto su di un lato, dove troneggia un serioso Khomeini che sembra osservare i miei movimenti, è la testimonianza di questo paese così rigidamente teocratico.

16_Azerbaijan_baku_old_townIn Iran i visitatori sono rari e dunque i controlli molto celeri, alcuni poliziotti vedendomi mi parlano nella loro lingua e capendo che non sono del luogo mi sorridono toccandosi il viso, perché credevano di trovarsi di fronte ad un loro connazionale dati i miei lineamenti molto simili ai loro.

Il mio passaporto, anche in Iran come in Azerbaijan, diviene un fantastico lascia passare, una piccola folla si accalca per vedere questo strano “personaggio”. Tutti vogliono dire la loro e dalle loro bocche riesco a capire solo i nomi di giocatori dei nostri club, sembra che l’Italia non sia più per tutti un paese di santi, poeti e viaggiatori ma di oziosi tifosi di pallone.

Arrivo in hotel, non distante dal confine e mi dirigo in città per cominciare il mio reportage. Astara, assomiglia ad una città di confine, dove coabitano pacificamente due differenti popolazioni. La toponomastica cambia totalmente e l’alfabeto locale mi sembra così difficile, perché le lettere sembrano tutti simili.

Alcune vie sono scritte in ambo le lingue e data la mia esperienza riesco a capire quando mi trovo di fronte a persone delle diverse etnie. Gli azeri hanno capelli 21_Iran_muslimnerissimi ed i loro volti sono più scuri, mentre il popolo iraniano ha fattezza differenti, sia per il colore della pelle molto più simile a quello nostrano che per la passione locale da parte dei giovani e non di farsi crescere i baffi.

Sono solo in albergo e per il proprietario è una ghiotta occasione per farsi due chiacchere. Mi spiega che la regione dove ci troviamo è il Gilan è la lingua del luogo il talisìh, anche se ora ne è stato ridotto l’uso data la massiccia immigrazione azera. I popoli che vi abitano tende a sottolineare, si rispettano moltissimo. Sotto gli occhi mi mette una mappa, per mostrarmi le differenti genti che abitano il suo paese.

20_iran_astaraPasso alla politica, cercando di carpire qualche informazione, ma alcuni argomenti sono ancora tabù, mi conferma solo che l’occidentalizzazione voluta da Reza Pahlavi non ha portato i suoi frutti, che dopo è arrivato l’imam Khomeini e che adesso ci sono buone occasioni economiche nel paese. Tutto qui, notizie banali che oggigiorno sono sulla bocca di tutti.

In mattinata mi dirigo verso il mare, le strade sono animate da tanta gente e bisogna stare attenti alle auto che attraversano la strada senza riguardo per la segnaletica. Noto che le vetture e nella fattispecie le moto sono state fabbricate sul finire degli anni settanta, sintomo del terribile embargo occidentale voluto da più di un trentennio.22_Iran_tè

Molte persone gustano l’onnipresente tè, cercando ristoro dal caldo asfissiante. Sento gli occhi degli uomini addosso e qualche volta quello di bellissime ragazze iraniane che sono così profondi e dolci da percuotere la mia anima. Acquisto dell’acqua e mentre mi disseto viene verso di me un basso signore dagli eleganti modi, noto subito che voglia dirmi qualcosa, parla un discreto inglese e mi ospita dentro il suo negozio di vestiti adiacente la spiaggia. E’ un professore di legge, mi fa accomodare e mi versa gentilmente il tè che scopro non va bevuto come facciamo solitamente, ma va versato sotto l’elegante posa bicchieri in ceramica sciogliendo più zollette di zucchero.

In viaggio tra Azerbaijan e IranDavanti a me un uomo mi parla della sua sfida al sistema evidenziando la sua grande sete di libertà, motivo della sua espulsione dalla facoltà di legge. E’ un mussulmano devoto sì, ma vorrebbe tanto che ci sii più emancipazione e che il suo paese seguisse l’esempio del confinante e laico Azerbaijan.  Anche Zarra, la mia amica azera aveva confermato che la sua nazione gli permette di professare il Corano nel modo più personale possibile, vestendosi anche con semplici pantaloncini e T-shirt.

Il signore, continua il suo soliloquio, parlandomi della distensione dell’Iran verso l’Occidente e di come questo nuovo presidente sia un uomo di grande cultura e spiritualità che sta donando una speranza al suo popolo, discostandosi dal radicalismo di Komheini. Ci vorrà più di un ventennio, sottolinea, ma la strada imboccata è buona e spera che Rohani si accosti alla politica del presidente Aliyev, che per lui rappresenta un faro per il mondo mussulmano. Proprio, grazie a quest’ultimo ha 10 Azerbaijan - Ancient and modernpotuto tenere diversi anni fa delle lezioni all’ateneo di legge di Baku e sente sempre un gran rammarico per non esserci rimasto.

Anche lui come il mio primo interlocutore tende a marcare l’amicizia tra i due popoli che se pur differenti da un punto di vista somatico e politico-religioso, riescono a coabitare senza fastidi, sintomo di una grande maturità.

E’ triste mentre sorseggia la sua bevanda, dicendomi che non disdegna la sua lotta per la libertà, è vero ha perso la sua amata 19_Azerbaijan_baku_old_monumentcattedra, ha dovuto reinventarsi con questo umile lavoro, ma dentro di se nessuno potrà toglierli qualcosa di così prezioso che lo rende diverso dai tanti signor sì che popolano la terra. Mi scrive il suo cellulare, perché vorrebbe invitarmi a casa sua per sdebitarsi. Crede fermamente nel valore aggiunto della cultura, perché è l’unica speranza per combattere l’ignoranza dilagante che sta seminando morte e dolore alla fine di questo decennio.

Saluto e vado via tenendo a mente questa lezione, in serata prenderò il pullman di ritorno per Baku, ricordando questo coraggioso signore che va avanti per la sua strada con una dignità unica che ho riscontrato in pochi, qui ad Astara dove la mezzaluna iraniana incontra quella azera coronando un sogno chiamato civiltà.

Marco Iaconetti

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