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Commercio

Published on luglio 27th, 2016 | by Redazione

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LA NUOVA POLITICA DELLE IMPORTAZIONI IN RUSSIA: RISULTATI SOPRATTUTTO NEL SETTORE ALIMENTARE

La politica di sostituzione della provenienza per le importazioni in Russia, intrapresa da circa un anno e mezzo, ha sicuramente ancora bisogno di tempo per mostrare i risultati sperati attesi, “ma l’effetto più considerevole si vedrà nei prossimi anni“. Questo è quanto sostiene Oleg Kuzmin, responsabile del Capital Economist for Russia and the CIS Countries, in risposta  al rapporto dell’agenzia di rating Moody che sosteneva invece come “la politica di sostituzione delle importazioni annunciata dalla Russia non sta dando risultati in tutti i settori, ad eccezione della produzione alimentare“. A sostegno della posizione di Kuzmin, c’è anche l’intervento dal capo di esperti del Center for Economic Forecasting di Gazprombank, Yegor Susin che haAcquisti in un market detto : “Sarebbe sbagliato aspettarsi che la sostituzione delle importazioni avvenga in settori diversi da quello agroalimentare entro tali limiti di tempo brevi“. Di parere contrastante invece, le dichiarazioni di Georgy Ostapkovich : “Moody ha ragione, i segni di sostituzione delle importazioni si manifestano concretamente e in forma accentuata solo nel settore alimentare. Questo processo è ancora molto frammentario nelle altre tipologie di attività economica e  pertanto non può essere chiamato di sostituzione globale delle importazioni operazione che di per sé richiede anni, se si considerano anche alcuni settori come ad esempio l’hi-tech.  Poi infine c’è da sottolineare l’elevato costo di questo percorso“. “La sostituzione delle importazioni  – ha concluso poi Ostapkovich nelle sue dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa TASSdovrebbe procedere in concorrenza con prodotti importati.  Se togliamo le importazioni dal mercato e le nostre imprese fanno prodotti senza concorrenza, si può entrare in una situazione peggiore. In questo caso, non ci sarà concorrenza e non si otterranno prodotti della stessa qualità ottenibile in un regime di mercato competitivo“. Lo stesso programma che in realtà ha il Ministero dell’Industria e del Commercio russo e che prevede il completamento dell’intero processo nell’arco di un anno e mezzo. Intanto va rilevato che l’attuale crisi economica ha costretto oltre il 30% dei russi all’acquisto di merci a basso prezzo o addirittura alla rinuncia agli acquisti, come si rileva da una indagine del Russian Public Opinion Research Center (VTsOM) eseguita su 1.600 russi in 130 città e 46 regioni lo scorso 25-26 luglio 2015. Il sondaggio ha anche rilevato che il comportamento dei consumatori per il 40% dei russi è rimasto invariato. Solo il 12% degli intervistati ha dichiarato di aver rinunciato ai viaggi a causa della crisi, mentre l’8% per cento ha ammesso di essere costretto a risparmiare sui prodotti alimentari. Il margine di errore statistico di questo sondaggio, così come sostiene l’agenzia che lo ha effettuato, non supera il 3,5%.

RED

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